Stati Uniti e Germania sempre più in assetto di guerra per il prossimo conflitto contro la Russia.
Segnali che più espliciti non si può arrivano dalla discesa in campo del colosso internazionale del credito e della finanza JP MORGAN, pronto a investire la bellezza di 1.500 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per rafforzare l’intero sistema della difesa e militarizzare gli Usa fino ai denti, in tutti i settori strategici: una novità assoluta che vuol dire una svolta geopolitica di dimensioni colossali, come ha appena annunciato il Ceo e capo assoluto della star, Jamie Dimon.
Altrettanto massicci gli interventi che sta per varare il parlamento tedesco, chiamato ora a ratificare uno spostamento di Bilancio tale da sforare di molto il tetto dei 100 miliardi di euro previsti dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. Ora si tratta di quadruplicare addirittura quella cifra, sfiorando il tetto dei 400 miliardi, sotto la spinta forsennata del Cancelliere Friedrich Merz e del super-guerrafondaio ministro della Difesa Boris Pistorius. Nonostante la Germania stia attraversando una crisi economica e sociale senza precedenti.
BANCHE ARMATE – JP MORGAN VA ALLA GUERRA
Partiamo dalla storica decisione presa dal vertice di Jp Morgan.
E, quindi, diamo subito la parola al banchiere più potente di Wall Street, Dimon, secondo cui “il nostro rischio più grosso è il rischio geopolitico. Per questo motivo abbiamo deciso di intervenire con il nostro ‘AMERICA FIRST’ un piano di investimenti da 1.500 miliardi di dollari”. Parole di fuoco, una strategia che investe tutto il settore finanziario, economico e produttivo chiamato ad una svolta epocale.
Secondo gli addetti ai lavori, infatti, è la prima volta che un colosso di tale portata decide di entrare direttamente, come partner, in moltissimi settori, pompando miliardi di dollari in una marea di aziende strategiche per la difesa, la sicurezza (sic) nazionale: insomma per imprimere una svolta militare a tutta l’economia a stelle se strisce.
Jp Morgan, in soldoni, concretizza l’idea sempre coltivata da Donald Trump e dal suo Segretario del Tesoro, Scott Bessent, di dare in qualche mondo vita ad un ‘fondo sovrano’ per imprimere una fortissima accelerazione ai progetti di militarizzazione. Così spiegano gli analisti: “Il capitalismo sovranista e nazionalista trumpiano adesso ‘sfocia’ nella perfetta anticipazione di un’economia di guerra finanziarizzata e orientata ad una pianificazione strategica, che prevede tra l’altro la non dipendenza da aree del mondo considerate a rischio”.
Nonostante gli sbandierati accordi con Xi Jinping su dazi & terre rare, infatti, i primi impatti del maxi intervento di Jp Morgan iniziano proprio su questo fronte.
Vediamo in che modo.
Ecco cosa scrive il ‘Financial Times’: “All’inizio di questo mese Jp Morgan ha annunciato l’intenzione di acquisire partecipazioni in aziende per un valore complessivo di 10 milioni di dollari per contribuire a finanziare la crescita in settori considerati critici per la sicurezza degli Usa”. E’ quindi anche subito avviato “il progetto con un finanziamento da 75 milioni di dollari a favore di Perpetua Resources, produttore di oro e antimonio, per aumentarne il potenziale estrattivo. C’era già stato l’ingresso in Intel, produttore delle terre rare Mp Materials; e poi anche nel capitale di Lithium Americas”.
Solo un primo assaggio, tanto per gradire. Sempre secondo gli analisti, Jp Morgan quindi svolgerà quel ruolo che ad esempio in Francia spetta alla pubblica ‘BpiFrance’ e da noi alla ‘Cassa Depositi e Prestiti’, che fa capolino in una sfilza di aziende strategiche.
In questo caso l’intervento del colosso a stelle e strisce, già denominato appunto, in perfetto stile trumpiano, ‘AMERICA FIRST’, toccherà i settori più svariati e al tempo stesso strategici. Metalli rari e critici, raffinazione, robotica, cantieristica navale, spazio, aerospazio, ed anche nel settore farmaceutico (con ogni probabilità in vista delle prossime ‘biologic wars’). E poi il settore energetico e le infrastrutture ad uso militare.
Difesa e aerospazio in pole position, secondo il Dimon pensiero: dalle tecnologie di comando e di controllo allo sviluppo dei missili ipersonici, dal cyber alle reti G5, dal calcolo quantistico all’Intelligenza Artificiale of course da portare fino alle sue applicazioni “di frontiera”.
Insomma di tutto e di più, un cocktail davvero esplosivo, destinato a cambiar decisamente volto – nel senso di una militarizzazione portata all’inverosimile – a tutta la struttura produttiva yankee.
Come detto, la cifra monstre parla da sola: 1.500 miliardi di dollari in dieci anni, il valore del Pil di 8-9 paesi di medie dimensioni. Il carburante necessario per alimentare il neo fondo sovrano ‘America First’, in grado di coniugare business e sviluppo (inteso sempre in senso militare, della difesa che diventa sempre più offensiva).
Ed in quest’ottica rientra ovviamente la discesa dei tassi, auspicata con forza da Trump, sempre più in rotta di collisione con il numero uno della Banca Centrale Americana, la mitica ‘Federal Reserve’ (FED), Jerome Powell.
Per alimentare e corroborare il progetto vengono chiamati a raccolta tutti i fondi di private equity, una colossale chiamata alle armi. C’è già l’ok, espresso con gran entusiasmo, del maxi fondo giapponese SOFTBANK, come quello di una altro big del settore negli Usa, SILVER LAKE. C’è da star sicuri che altri big, come gli immancabili fondi speculativi cha ‘lavano’ di tutto e di più, risponderanno all’appello, a cominciare dalle star BlacRock eVanguard.
A tal proposito è esplicito Dimon, il nuovo campione del capitale armato: “Il nostro America First nasce da una forma di interazione, una sorta di ‘fusione’ fra il coordinamento dello Stato sovrano e dei suoi apparati, con i colossi degli investimenti”. Una fusione davvero ‘nucleare’!
ECCO LE TRUPPE TEDESCHE IN CAMPO
Passiamo allo scenario tedesco. Che vede in campo cifre di minor importo, of course, appena 400 miliardi di dollari, ma uno spirito di militarizzazione non meno spinto. E stavolta è direttamente lo Stato a provvedere, senza aver fino ad ora ufficialmente coinvolto i suoi big del credito e della finanza.
La cifra precisa è di 377 miliardi, che verranno praticamente fagocitati da interventi per rafforzare l’esercito tedesco, quella BUNDESWEHR che diventerà “il più potente esercito convenzionale d’Europa”, come ha giurato Merz in occasione della celebrazione dell’ottantesimo anniversario dalla caduta del Terzo Reich: ma animato dallo spirito di un certo Adolf…
Del resto, meno di due mesi fa, il Cancelliere di ferro ha annunciato che “la Germania è già in guerra con la Russia”; subito spalleggiato dall’invasato Pistorius secondo cui “le truppe tedesche sono già pronte a uccidere i russi”. Alla faccia di negoziati e trattative per mettere fine al conflitto!
Ecco tutti i dati e le cifre messe in campo dalle vulcaniche menti teutoniche, in rapida carrellata.
Il maxi stanziamento prevede ben 320 progetti, e quasi la metà dei fondi verranno destinati alle più grosse aziende produttrici di armi. In prima fila RHEINMETALL, che dovrà sfornare a getto continuo carri armati, sistemi di difesa antiaerea, munizioni d’ogni tipo. Segue a ruota DIEHL DEFENCE, impegnata a produrre e consegnare missili IRIS-F.
E’ solo l’inizio. Perché dovranno essere prodotti più droni e satelliti. 14 miliardi, poi, dedicati ai sistemi di ricognizione e di pattugliamento; quindi investimenti nel settore spaziale, anche per dar vita ad una ‘costellazione ad orbita bassa’per le comunicazioni militari.
Shopping anche delle più potenti armi e velivoli made in Usa: come i famigerati missili da crociera a lunga gittata Tomahawk (quelli tanto desiderati dal pupazzo di Kiev, Volodymyr Zelensky), nonché gli altrettanto famigerati F-35.
Il Servizio medico del Bundeswehr giù prevede, quando inizierà la guerra con Mosca, una media di 1.000 feriti giornalieri per le truppe tedesche.
Infine una leva sempre più obbligatoria. E per arruolare più giovani, le fantasiose autorità tedesche ne hanno tirata una fuori dal cilindro: la lotteria della naja.
A tutta birra e tutta guerra…
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

































