Liberi, ma di disinformare

A proposito della libertà di stampa, violata dal melonismo (Italia 49esima nel mondo): la querela facile e priva di fondamento abusata per intimorire e spesso tacitare il giornalismo d’inchiesta, è giuridicamente monca: il querelante agisce per dissuadere il querelato dal denunciare reati, stronca sul nascere o in corso d’opera inchieste ‘scomode’, lo sottopone all’onere di spese legali insostenibili per difendersi; per grave imperfezione del rapporto querelante-querelato la giurisprudenza non prevede che in caso di ‘vittoria’ il querelato sia rimborsato dal querelante. Un altro capitolo della disinformazione, di pari o maggiore rilevanza, subdolo, coperto da omertà di utenti e utilizzatori, è simbolicamente descritto dalle forbici che spezzano l’Italia in due e penalizzano il Sud ‘Cenerentola del Paese’.

Lo sgarbo istituzionale molto somiglia al “Prima il Nord” sostenuto dal peso quantitativo dominane del sistema informativo monopolizzato dall’asse Roma-Milano. Denunciarlo non è banale rivendicazione campanilista, lo sostanzia la sbilanciata quotidianità di quotidiani e dell’informazione radio televisiva. Questa denuncia origina da un ‘caso’ sicuramente marginale, ma di strettissima attualità. Il calcio, una delle droghe per la distrazione di massa, ieri ha proposto la storica rivalità Sud-Nord con la sfida di Napoli alla Milano della paludata Inter. Contro i profeti di sventure che covavano la speranza di un’Inter corsara, pronta a profittare di un’avversaria incerottata, ancora in stato di choc per il mortificante 2 a 6 di Eindhoven, Mc Tominay e compagni hanno strapazzato Lautaro e compagni. Ma sordina sul valore dell’impresa, sovrastato dalla lite Conte-Lautaro, dal profluvio di analisi, dotte dissertazioni, per un per nulla ‘affascinante’ tema del penalty. Fiumi di polemiche nel definire errore arbitrale il rigore concesso al Napoli per il  fallo indiscutibile su Di Lorenzo, e rapidamente liquidato il rigore poco convincente concesso al Milan per evitargli una clamorosa sconfitta casalinga subìta dal Pisa. Ecco anche questo è disinformazione ed estirpare questa malapianta è cosa quasi impossibile, incancrenita qual è. Così merita concludere ila riflessione (da ‘Il Fatto Quotidiano’): “Prima di decidere della multa da 150 mila euro contro Report un componente dell’Autorità garante della Privacy ha incontrato i vertici di Fratelli d’Italia. Si tratta di Agostino Ghiglia, ex deputato del Msi e di Alleanza Nazionale, poi coordinatore piemontese del partito di Giorgia Meloni. Né lui né il Garante Pasquale Stanzione, contattati ieri dal Fatto, hanno smentito la circostanza che alimenta il sospetto di un condizionamento politico dell’autorità pubblica dietro la multa inflitta alla trasmissione di Sigfrido Ranucci.

Ps. Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, risponde con un significativo “me ne frego” alla sfiducia della redazione manifestata tre volte, alla bocciatura del suo piano editoriale, alla richiesta di dimissioni della redazione. Lo aveva sfiduciato in precedenza anche Rainews24. 


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