Non molto tempo fa, un reportage sull’emergere della Cina nello smisurato planetario del ‘futurologia’ ha risposto senza volerlo al dramma irrisolto di una casa per tutti, in particolare al dramma della povertà che stenta a nutrirsi, a curarsi, a garantire la parità per i figli privilegiati dei ricchi e di chi nasce in miseria e con la miseria è destinato a convivere. Per restare al gran salto in avanti della Cina e al diritto erga omnes di vivere sotto un tetto, è obbligatorio riflettere sull’inchiesta proposta in tv che ha indagato sulla crescita esponenziale del popolo cinese e la conseguente urgenza di garantire una casa ai ‘nuovi arrivati’ nel mondo. Si pone la domanda: perché solo loro hanno trasformato l’evoluzione tecnologica della stampante 3D in concretezza socialmente utile? Gli urbanisti e i progettisti di Pechino hanno individuato un’area edificabile del loro immenso territorio, dove in una settimana, a costi davvero minimi, è nato un agglomerato di 100 abitazioni completamente arredate, pronte per essere assegnate ad altrettante famiglie. Per sapere che non si tratta di un miracolo, ma di uno straordinario potenziale del terzo millennio, nel riferirsi alla stampante 3D emerge l’impiego risolutore nel comparto della medicina riparatrice di gravi patologie, l’accertata possibilità di riprodurre organi interni del corpo umano, perfino di arti. Tutto questo legittima la domanda: se non è tutto questo non è fantasia avvenirista che ne sarà del lavoro come lo intendiamo da millenni? Finiranno l’era della ‘catena di montaggio’ per produrre auto, la fatica di ‘fabbricare’ con le braccia dei lavoratori? È possibile e l’umanità dovrà cimentarsi in una ‘rivoluzione’ epocale senza precedenti.
La riflessione è sovrapponibile al timore diffuso sul domani della Terra a gestione tecnocratica della stampante 3D. dell’agricoltura intelligente, dall’e-commerce, dell’apprendimento automatico e certo, dell’Intelligenza Artificiale destinata a destrutturare il già fatto nel mondo per affidare ai ‘rottamatori’ il compito di resettarlo e restaurarlo come lo progetterà I’IA che al via di questa stagione innovativa è fuori controllo, dominio di giganti tecno-economici.
Nessun dubbio sul timore dei creativi, che siano scrittori, poeti, artisti, musicisti, che per testare la grandiosità dell’IA hanno chiesto e ottenuto con risposta immediata meravigliose poesie, racconti, saggi, romanzi, disegni, dipinti, partiture musicali di elevata qualità. Se ne avvantaggerà la ricerca, la medicina, forse la convivenza degli umani, la produzione di ricchezza globale redistribuita con equità? È utopia, ottimismo? Lo capiranno la terza, quarta e chissà quale altra generazione futura. Per ora ci acconteremmo di costruire case con la stampante 3D, di combattere vittoriosamente mali incurabili. In ogni caso per sostenere la speranza lo studio di “The Employment Impact of Emerging Digital Technologies” fuga le paure: “L’effetto complessivo di queste tecnologie sull’occupazione è positivo, creano più posti di lavoro di quanti ne vengano distrutti nelle aree più esposte. Speriamo sia buon profeta.
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