MANI SUL PORTO DI FIUMICINO / SBARCA IL SUPER GRUPPO OFER DA TEL AVIV…

Le mani di un maxi gruppo crocieristico israeliano e dei super fondi speculativi sul futuro del porto di Fiumicino?

Più che possibile. Forse siamo alla svolta finale dopo l’acquisto all’asta dei diritti sulla concessione nel 2022 e i progetti che sono stati ‘varati’, è proprio il caso di dire.

A dirigere l’operazione una delle dinasty più ricche di Tel Aviv, quella griffata OFER, con i fratelli Eyal e Idan che hanno preso il timone delle tante società create dal padre Sammy, per anni in testa alla hit dei Paperoni israeliani.

Eyal Ofer. Sopra, primi lavori al Porto di Fiumicino

Eyan, infatti, è al timone della corazzata ‘ROYAL CARIBBEAN GROUP’,  regina del trasporto crocieristico a livello internazionale. Solo la punta dell’iceberg di un vero e proprio impero che non conta solo su una immensa flotta di navi (quasi 200), ma riesce a diversificare con gran profitto le sue attività nei settori più svariati, dall’immobiliare all’energia, dalla finanza ai trasporti. Senza mai dimenticare – come ormai fan tutti i miliardari che contano, da Bill Gates a George Soros – un tocco filantropico: non guasta mai, ed ecco in campo la arci generosa ‘Eyal & Marilyn Ofer Family Foundation’ che ha stanziato, ad esempio, 5 milioni di dollari per la ristrutturazione del Museo di Arte contemporanea a Tel Aviv e 10 milioni per l’ampliamento della ‘Tate Modern’. Una smisurata passione per l’arte, quella coltivata da Eyan, che possiede una collezione stimata centinaia  di milioni di dollari, impreziosita da un paio di Picasso. Non male.

Ai fratelli Ofer, ed in particolare al sempre più rampante Eyan, fanno capo 3 superholding: Ofer Global’, ‘Zodiac Group’ e ‘Global Holding’, capaci di spaziare in un ‘mare’ di settori e di macinare profitti arcimiliardari.

Immenso il patrimonio immobiliare. Non si contano gli edifici, soprattutto di lusso, posseduti nel cuore di New York, con speciale riferimento alla zona di ‘Central Park’ e in tutta Manhattan; o nella City di Londra; oppure nel Granducato di Monaco (dove è localizzata una delle sue più fantasmagoriche dimore); e, of course, a Tel Aviv, sul dorato lungomare, dove si trova la seconda super maison di Eyan & Marilyn.

A curare i business energetici ci pensa ‘OG Energy’; mentre quelli in campo tecnologico la consorella, ‘OG Tech’. Proprio per tutti i palati.

Navi della Royal Caribbean Group

Il suo patrimonio netto è calcolato in 24 miliardi di dollari. Non proprio una bazzecola. Al colosso ‘Ofer Global’fanno capo oltre 30 mila dipendenti sparsi in 15 sedi di tutto il mondo.

Tra le sue numerose cariche di prestigio, spicca la presenza nel Comitato consultivo della ‘Bloomberg Economy Foundation’.

Per qualche ora di svago, non c’è che da imbarcarsi sull’‘Olivia O Yatch (dal nome della figlia Olivia), un gioiello da 89 metri.

Parlavamo del composito assetto societario della corazzata ‘Royal Caribbean’. In cui oltre la metà delle azioni fanno capo alle star dei fondi speculativi, che ormai – come abbiamo spesso raccontato –  dettano legge nella finanza e nell’economia di mezzo mondo, spesso e volentieri lavando e riciclando a tutto spiano. Ecco la suddivisione del capitale ‘Royal’ fondo per fondo: Capital Research Global Investors (11,3 per cento); Capital International Investment (11,2); The VANGUARD GROUP (9,5); BLACKROCK (5,6); State Street Corporation (2,9); Primecorp Management Company (2,6); Canada Pension Plan Investment Board (1,9); General Capital Management (1,8); Ariel Investments (1,1); Jp Morgan Chase Company (1 per cento).                                        

Quale dato anche sul fratello Idan, che può contare su un patrimonio un po’ meno pingue, calcolato in ‘appena’ una quindicina di miliardi di dollari.

Al quale fanno capo svariate sigle societarie e poltrone in accorsati CdA. E’ in sella a ‘Quantum Pacific Group’ e alla collegata ‘Tucker Pacific Foundation’, nonché socio di maggioranza della ‘Pacific Drilling’ e della ‘Israel Corporation’. Così come fa pesare la sua presenza negli assetti di ‘Kenon Holding’, della israeliana ‘Lymax Holding’ e dell’olandese ‘Ausonia Holding’.

Il Porto di Fiumicino com’è oggi

Ciliegina sulla torta, poi, le cariche nel mondo pallonaro. Piccole sigle a parte, è da non poco una bella fetta – pari al 33 per cento – delle quote dell’Atletico Madrid, il celebre team guidato dal Cholo Simeone in oltre un decennio zeppo di successi.

Torniamo per un istante al patriarca Sammy. Di origini rumene, nel giro di pochi anni ha fatto la sua immensa fortuna a Tel Aviv, per poi spaziare nel mondo. Rampa di lancio, le spedizioni marittime, dove in breve è diventato il numero uno in Israele e non solo. Ex ufficiale della Marina militare israeliana, lasciata la divisa ha sempre coltivato eccellenti rapporti con gli alti vertici militari (e politici) di Tel Aviv: questo il vero segreto del suo (e poi dei figli) grande exploit imprenditoriale.

Non poche ombre offuscano il passato di protagonisti e società. Non tanto la partecipazione paterna alla guerra del 1948, la famigerata NAKBA nel tragico ricordo dei palestinesi. Quanto, in anni molto successivi, il coinvolgimento nell’Irangate (2010-2011) e nella story dei ‘Panama Papers.

Ma finiamo il tour, partito da Tel Aviv e dal porto di Haifa (dove risplende un altro gioiello di famiglia, ‘Rapsody of the Seas’) per far rientro a Fiumicino.

Dove a breve si decide il futuro del porto. Sarà uno mega scalo crocieristico, secondo il progetto griffato ‘Royal Caribbean’? Stando ai bookmakers, ci sono ottime probabilità che la cosa vada in ‘porto’, è il caso di dire. Basta superare i rilievi avanzati, dopo la gara per la concessione e la presentazione delle bozze del progetto, dall’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato.

Uno scoglio non proprio insormontabile.

Soprattutto per un colosso come quello israeliano.


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