Cosa può spingere una giovane donna qual è Greta Thunberg, figlia di genitori benestanti, ad organizzare così tante manifestazioni in tutto il mondo contro il disastro imminente del clima, mobilitando anche un’intera generazione di coetanei e oltre? Per poi imbarcarsi su una fragile barca a vela e partecipare alle proteste contro l’aggressione israeliana alla Palestina. Eppure, di fronte a questi gesti di generosità, ha subito feroci attacchi da parte di tanti “leoni da tastiera”, quelli buoni ad inveire contro tutto il mondo per poi nascondersi nel più vile anonimato della massa.
Ma poi, di cosa l’accusano? Forse di essere figlia di genitori benestanti, di quelli che possono permettersi persino di finanziare le sue proteste in giro per il mondo. Non la sopportano per mera rabbia sociale e l’accusano di essere una ricca “ragazzina” radical chic, che protesta solo per noia. Un’accusa lanciata da violenti qualunquisti che aggrediscono il mondo intero per principio e per frustrazione. Agiscono come se potesse essere considerata una colpa l’essere nata in una famiglia borghese e come se questo status dovesse impedirle di avere idee progressiste. Accuse veramente sciocche. Come le altre assurde accuse che le vengono rivolte. Quelle di essere “malata” (pare soffra di una patologia dello spettro autistico) e di essere troppo giovane e, per questo motivo, non legittimata a formulare giudizi così netti su uomini, politici, stampa e società. Ma vi rendete conto di quanto è assurdo tutto questo? Essere giovane e manifestare un impegno civile, da qualche sconsiderato e analfabeta reazionario diventa addirittura una colpa. In realtà la vera colpa di Greta è l’insieme delle istanze sociali che sostiene, oltre alla sua straordinaria forza comunicativa e a una naturale leadership, qualità evidentemente carenti in gran parte dei suoi detrattori. O forse, ancor più, il fatto che sostiene istanze giuste, ma che pochi hanno il coraggio civile di dischiarare tali apertamente.
Questi individui non sono adusi ad entrare nel merito delle questioni che contestano a Greta. Sono quelli che definiamo “odiatori professionali”, che imperversano nella rete in quanto luogo ideale per aggredire qualcuno impunemente, soprattutto se personaggi famosi, ma nascondendosi dietro il più vile anonimato. E poi, in aggiunta, contro Greta si sono scatenati gli israeliani o, meglio, l’esercito di quel paese fino al punto di picchiarla selvaggiamente con calci e pugni. Basta cercare su internet dove troverete la sfilza di offese, al più di stampo sessista, lasciate sui suoi bagagli sequestrati quando l’hanno rilasciata, dopo il suo arrestato su una barca della Flottiglia. Si possono trovare le offese di ogni tipo, un’esplosione di rancore e di cieca violenza generati probabilmente da un senso di impotenza e da un’infinita rabbia portata da chi si è sentito condannato e isolato dal mondo intero per gli stessi reati che aveva, come popolo, subito. Era ormai chiaro che il “popolo eletto” aveva esaurito il grande credito di solidarietà di cui avevano goduto fino a questo momento.
Un altro fattore che caratterizza l’operato di Greta, capace di scatenare questi odiatori, è stato quell’irritante e reiterata pratica di disobbedienza civile. La stessa praticata con successo da Ghandi contro l’occupazione coloniale inglese in India, da Mandela contro l’apartheid in sud Africa, da Snowden contro la National Security Agency negli USA e, persino, da Muhammad Ali contro la guerra in Vietnam.
Infine, l’ultima considerazione che ha scatenato quest’odio è che Greta è una donna, una giovanissima donna che esprime un immenso carisma da leader. Cosa che certamente può irritare e colpire l’orgoglio dei vari Salvini, Cruciani, Sallusti, Senaldi e Sechi, disposti ad accettare a capo chino le urla da comizio di periferia della presidente del consiglio, non certo a riconoscere una qualche autorevolezza ad una “… ragazzina autistica e arrogante che pretende di dare lezioni al mondo intero”. Come osa, andrebbe silenziata definitivamente senza ulteriori tentennamenti.
Ma le battaglie di Greta sono le battaglie di tutti. Belle, generose, fondamentalmente giuste e ragionevoli. In fondo lei dice cose comprensibili da chiunque, basta un minimo di onestà intellettuale e non sentirsi umiliati se a sostenerle è una giovane donna.
Il problema vero è che costoro non odiano solo Greta, odiano il mondo intero e sé stessi.
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