KEIR STARMER E L’EX BORIS JONHSON / A TUTTA GUERRA IN UCRAINA!

Il governo laburista (sic) guidato da Keir Starmer è sempre più in prima linea nel fomentare il conflitto in Ucraina, a botte di continue forniture militari.

Fregandosene altamente se perfino Donald Trump pare ormai convinto sulla via della fine del conflitto e non vede l’ora di incontrarsi nei prossimi giorni con Vladimir Putin a Budapest: non sopportando più le continue, assillanti richieste di armi che gli rivolge un giorno sì e l’altro pure il pupazzo di Kiev, Volodymyr Zelensky.

Pochi giorni fa, davanti al parlamento londinese, gonfiando il petto ha sottolineato mister Starmer: “Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo inviato ben 85 mila droni all’Ucraina”.

Ancora bombardamenti in Ucraina. Sopra, Keir Starmer

Come un solerte maggiordomo, ha fatto eco con un post su X il ministro degli Esteri, John Haley: “I droni stanno rivoluzionando la guerra. In Ucraina sono essenziali per fronteggiare l’assalto russo. E stanno aiutando Kiev a colpire obiettivi russi sul loro territorio, a raccogliere informazioni preziose e ad ostacolare in ogni modo le operazioni nemiche”.

Secondo fonti di Downing street riferite da alcuni quotidiani britannici, il primo ministro avrebbe anche deciso di inviare un grosso contingente di istruttori militari a Kiev: il che significa, in soldoni, che il conflitto, nella sua visione, dovrà durare ancora molto a lungo.

Non basta, perché dovrà anche ALLARGARSI presto, dal momento che un altro grosso numero di istruttori volerà a brevissimo in Polonia. E sapete qual è il preciso motivo? Appoggiare Varsavia per il prossimo fronte bollente, sempre stando alle sempre più fosche previsioni made in Starmer: quello che si aprirà in Transnistria, la provincia a cavallo tra Moldavia e Ucraina, dove la popolazione è per la gran parte pro Cremlino. Le fumanti menti di Downing street, infatti, prevedono un’escalation del conflitto proprio in Transnistria nel corso del 2026: alla faccia dei prossimi negoziati di Budapest!

Torniamo alle performance britanniche nel campo dei droni. Il governo ha appena investito altri 600 milioni di sterline per accelerarne la consegna; è in rampa di lancio una partnership tra Regno Unito e Ucraina per sviluppare e produrre droni intercettori griffati ‘Octopus’. Altro evidente segnale che, per la Starmer gang, il conflitto dovrà durare in eterno…

La fresca spesa britannica rientra nel maxi Piano di sostegno all’Ucraina da 4 miliardi e mezzo di pounds, piano che coinvolge alcune fra le star dell’imprenditoria, come Takeover, Windracer e Malloy.

Ancora. E’ pienamente attiva la ‘Drone Capability Coalition’, guidata da Regno Unito e Lettonia, la quale fornirà a brevissimo termine 35 mila nuovi intercettori per monitorare e intercettare i droni ‘Shahed’ utilizzati dai russi.

Non è finita qui. Perché il Regno Unito  ha deciso di prolungare la sua partecipazione alla missione ‘Eastern Sentry’ (‘Sentinella dell’est’) promossa dalla NATO, missione che prevede continui voli di caccia ‘Tyhoon’ nei cieli polacchi, dopo la denuncia delle autorità di Varsavia delle incursioni (fantasma) di droni russi che hanno messo in allarme mezzo mondo occidentale. Fake news: come – clamorosa – quella del tentativo di sabotaggio russo addirittura del velivolo su cui sorvolava i cieli della Bulgaria il capo (o kapò) della Commissione UE, Ursula von der Leyen: il cui staff di vertice dopo 48 ore ha dovuto smentire la bufala volante…!

Boris Johnson

Passiamo alle performance del predecessore di mister Starmer, il folcloristico conservatore Boris Johnson. Su quale la stampa britannica ne sta pubblicando di tutti i colori (ovviamente i media nostrani oscurano le news).

In particolare, proprio sul ruolo giocato dall’ex premier rosso (ma solo per la capigliatura) nel conflitto in Ucraina. E’ rimasto sulla sua poltrona fino a metà 2022, quando il conflitto era già scoppiato da mesi. E – secondo i rumors – fu proprio lui il boicottatore numero uno dei primissimi negoziati di pace avviati, a marzo, ad Istanbul: che, in questo modo, avrebbero stoppato la poi sanguinosa guerra fin dall’inizio. Eppure no, fu lui il primo a mettere i bastoni tra le ruote.

E oggi spunta anche il perché. Le super mazzette intascate dall’amico (d’affari) Christopher Harborne, guarda caso grosso industriale nel settore che orma tira di più, quello delle armi. Una tangente – mascherata da gentile ‘donazione’ of course –  da 1 milione di sterline: not nuts, non proprio noccioline.

Le indiscrezioni dei media britannici fanno il paio – guarda caso – con le fresche dichiarazioni del premier slovacco, Robert Fico, davanti al suo Parlamento, dove ha puntato l’indice contro i paesi occidentali che vogliono a tutti i costi che il conflitto in Ucraina continui senza tregua.

Boris Johnson – afferma – ha fatto di tutto perché si prolungasse la guerra. Non voleva che si mettese fine al conflitto per favorire un amico che avrebbe fornito armi a Kiev, in cambio di quella ‘donazione’”.

Più chiari di così…

Robert Fico

Incalza Fico, un anno e mezzo fa vittima di un attentato in cui ha rischiato la pelle: “Molti paesi occidentali vogliono che questa guerra continui. Molte persone hanno tratto enormi profitti dal conflitto, e gli ucraini continuano ed essere le principali vittime di questi affari”.

A fine 2024 aveva preconizzato: “Gli ucraini alla fine saranno traditi proprio dai paesi occidentali e Kiev perderà territori, fino ad un terzo del totale. E Kiev non sarà più neanche invitata nella Nato”.

E aggiunse, Fico: “L’eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato, comunque, significherebbe Terza Guerra Mondiale garantita”.

Per fare il tris di premier britannici che predicano bene (neanche più) e razzolano male, anzi in modo devastante, non può certo essere tralasciato il numero uno, l’inossidabile Tony Blair, che sarà il direttore d’orchestra per il progetto di ricostruzione taroccata a Gaza, e dar vita a quella ‘Riviera’ tanto vagheggiata da Donald Trump e Bibi Netanyahu, gli autori maximi del Genocidio dei palestinesi.

Incredibile ma vero: non resta che rimpiangere la lady di Ferro, Margareth Thatcher


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