POLONIA / A TUTTE CYBER WARS COL GENERALE MOLENDA

Cominciano a venire a galla le verità ‘scomode’ sul drone che si è abbattuto su una casa nella campagna di Wyryki, in provincia di Lublino.

Immediatamente è stata accusata la Russia ed è cominciata la maxi sceneggiata della NATO che  ha gridato all’aggressione e ha messo in allerta tutti i paesi alleati.

Ed è partita in tempo reale l’Operazione ‘Eastern Sentinel’, la Sentinella dell’est, con un super spiegamento di forze e mezzi.

La Polonia ha inviato a protezione dei suoi confini minacciati un esercito di ben 40 mila unità.

Ma tutto si sta rivelando una colossale bufala, una totale invenzione, come filtra dai servizi di sicurezza polacchi e ormai viene messo nero su bianco da alcuni organi d’informazione locali.

Donald Tusk. Sopra, droni sui cieli della Polonia

Il primo ministro Donald Tusk, pur davanti all’evidenza dei fatti, tira dritto e strepita: “Non è possibile che il missile sia nostro, è sicuramente stata una provocazione dei russi”. Da 113.

Anche fesso, Tusk, perché si è sempre parlato di un drone, non di un missile.

Ed in effetti era proprio un missile, ma polacco! Per la precisione un AIM-120 lanciato da un caccia F-12: entrambi in dotazione all’esercito di Varsavia.

Scrive il quotidiano ‘Rzeczpospolita’: “I frammenti ritrovati mostrano segni di fissaggi improvvisati, come fossero stati riparati con dello scotch”. E viene aggiunto: “E’ troppo strano pensare che fosse un drone russo. L’oggetto trovato non corrisponde ad alcune dei 17 droni identificati fino ad oggi”.

Secondo i primi responsi degli esperti militari polacchi, “il missile avrebbe avuto un malfunzionamento nel sistema di guida e sarebbe caduto senza esplodere”. E a loro parere anche la sua traiettoria sarebbe stata non poco anomala.

Eppure Tusk non molla: “Sono stati i russi, sono loro i responsabili”.

La popolazione locale è agitata e in molti affermano, secondo quanto riportato dal quotidiano polacco: “E’ più facile accusare Mosca che ammettere di aver sbagliato”.

Restiamo a Varsavia e vediamo chi è il personaggio emergente ai vertici della Difesa polacca.

Si tratta di Karol Stanislaw Molenda, generale di divisione, ingegnere elettronico, super esperto in crittografia e Intelligenza artificiale. A lui le autorità politiche polacche hanno affidato le chiavi per le prossime CYBER WARS, uno degli impegni più gravosi e soprattutto strategici nella rete di Difesa polacca.

Il suo motto è: “Nel cyber non c’è mai pace, è un conflitto continuo”.

Karol Stanislaw Molenda

Ha costruito la sua carriera tra controspionaggio militare e informatica forense, fino a diventare, nel 2022, il più accreditato componente delle Forze di Difesa dello Spazio Cibernetico della Polonia.

Grazie al suo contributo basilare, la Polonia ha scalato la hit internazionale nel campo della cyber difesa, collocandosi al sesto posto nella graduatoria elaborata dal MIT, ossia il CYBER DEFENCE INDEX, addirittura davanti a nazioni del calibro di Francia, Germania e Regno Unito.

Tutto ciò inevitabilmente rafforza il ruolo e il peso di Varsavia nell’ambito NATO, e le conferisce un vero e proprio ruolo guida nella difesa di tutto il fronte orientale.

Non a caso, è stata proprio la Polonia ad ospitare pochi mesi fa la super conferenza NATOCYBER DEFENCE PLEDGE’,  cui hanno preso parte Stati Uniti, Ucraina, Georgia e Giappone.

Per la Polonia – secondo gli esperti – il dominio cibernetico è un tassello-base nella propria strategia difensiva. Non si tratta, infatti, solo di proteggere tutte le infrastrutture critiche dagli attacchi russi o bielorussi, ma di inserirsi sempre più in un contesto NATO, nel quale lo spazio digitale è stato riconosciuto, dal 2014, come dominio operativo al pari di terra, mare, aria e spazio.

E proprio per questo le forze cibernetiche polacche sono state modellate sull’esempio di USCYBERCOM, con il Centro Nazionale di Sicurezza Cibernetica a far da equivalente della statunitense NSA.

La visione strategica del generale e capo Cyber Molenda è molto chiara e precisa: la guerra cibernetica si combatte con strumenti tecnologici che evolvono più velocemente delle dottrine militari.

In quest’ottica Varsavia ha investito molto nella crittografia quantistica, con sistemi QVD capaci di rendere intercettazioni e intrusioni praticamente impossibili. E l’Intelligenza Artificiale diventa la chiave per decisioni rapide, per la gestione dei dati e per una perfetta ‘consapevolezza situazionale’.

Raccontano gli esperti: “La Polonia sta cercando di trasformare la sua difesa in un sistema ‘data centric’, in cui la velocità di elaborazione conta più del numero di uomini sul terreno di battaglia. Le tecnologie sviluppate dal team del generale Molenda – software, algoritmi, sistemi di crittografia – non servono solo alla Difesa, ma alimentano un intero ecosistema industriale. Per questo Varsavia punta a diventare un vero e proprio HUB di cybersecurity nell’Europa centro-orientale, capace di attrarre investimenti e competenze”.


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