Ormai è palese. E sempre più forte, incalzante, la pressione esercitata dai sionisti (e dalla loro frangia più estrema) sulla Casa Bianca. Molte decisioni, le più strategiche, vengono prese solo se c’è l’ok del premier nazi di Tel Aviv, Bibi Netanyahu. O addirittura su suo preciso input.
La prova finale sta nell’ok espresso dal Segretario di Stato Marco Rubio, all’Operazione Finale, appena avviata, ossia l’Ultimo tragico Atto del Genocidio nella Striscia di Gaza. Una decisione gravissima, dopo i tentennamenti che erano stati la costanze nella politica trumpiana mediorientale, un colpo al cerchio e mezzo colpo alla botte. Ora gli USA sono usciti allo scoperto, nel modo più cruento, vergognoso e complice possibile.
Una plateale sfida anche all’ONU. Perché proprio in queste ore le Nazioni Unite fanno uscire un documento che denuncia in modo clamoroso, come mai era avvenuto prima, quel Genocidio, una parola fino ad oggi mai pronunciata con tale chiarezza del vertici del Palazzo di Vetro, anche loro sempre in bilico, pur se avevano puntato l’indice contro crimini e stragi griffate Tel Aviv.
E una ulteriore impronta israeliana sul sempre più forte, decisivo condizionamento esercitato su Washington arriva dall’ultimo giallo internazionale, l’assassinio dell’influencer trumpiano Charlie Kirk. Un vero avvertimento in stile mafioso.
Mentre il mainstream e i media ‘arruolati e coperti’ sfornano solo fake news e alzano un autentico polverone, dal sito di contro-informazione ‘The GreyZone’ continuano ad arrivare reportage al calor bianco che documentano, in modo che più minuzioso e dettagliato non si può, il ‘plot’ che da mesi è in corso alla Casa Bianca, in pratica dall’insediamento di Donald Trump, ormai nella morsa del Mossad e dell’esecutivo nazi guidato dal boia Bibi Netanyahu.
DENTRO IL GIALLO KIRK
Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un paio di pezzi, in cui i reporter di ‘The GreyZone’documentano le ultime ‘conversioni’ di Kirk, che aveva capito la manovra a tenaglia sulla Casa Bianca dei super sionisti (il potentissimo gruppo straussiano negli Usa) e aveva deciso di denunciarle.
Capita la musica, Bibi Netanyahu in persona ha contattato Kirk per convincerlo a mollare la presa, offrendo una montagna di dollari, sotto forma di finanziamento, alla sua società, TPUSA, che faceva da enorme cassa di risonanza per Kirk, con centinaia di migliaia di fans al seguito, la vera bussola del giovani repubblicani a stelle e strisce. Ma Kirk ha rifiutato quel finanziamento ‘facile’, preferendo mantenere la sua indipendenza. E – come vedremo fra poco – ha anche rifiutato un espresso invito formulato dal premier israeliano, per una incontro a Gerusalemme.
Quanto basta per far incavolare il boia nazista che guida il governo di Tel Aviv ininterrottamente (tranne una breve parentesi) dal 2009 e ha deciso di portare a termine il Genocidio sempre vagheggiato, per liberare finalmente la Striscia di Gaza da quei 2 milioni e 200 mila vermi palestinesi: da massacrare fino all’ultimo e per quelli sopravvivono non resta che il deserto del Sinai, dove potranno “arrostire” meglio.
Torniamo al fresco reportage messo in rete da ‘The GreyZone’ che vede come protagonista un miliardario super filo israeliano, Bill Achman, che poco più di un mese fa ha incontrato, con altri influencer e attivisti pro Tel Aviv, proprio Charlie Kirk.
Un meeting che con molta probabilità ha segnato il destino del giovane conservatore, il quale aveva ‘capito troppo’, cominciava a diffondere notizie ‘pericolose’ per i sionisti ed era diventato alquanto ingombrante, pericoloso…
IL RUOLO DEL MILIARDARIO ACHMAN
L’11 settembre, a poche ore dall’omicidio di Kirk, Achman posta un messaggio Twitter: “Mi sono sentito incredibilmente privilegiato di aver trascorso una giornata e condiviso un pasto con Charlie Kirk quest’estate. Era un gigante”. Nell’originale: “I feel incredibly privileged to have spent a day and shored a meat with Charlie Kirk this summer. He was a giant of a man”.
Parole che più false e di ‘estrema’ circostanza non si può, visti i commenti raccolti, con grande abilità, dal reporter di punta di ‘The GreyZone’, Max Blumenthal, il quale è riuscito ad entrare in contatto con 5 che hanno partecipato al meeting.
Ecco alcuni passaggi clou del reportage, da cui emerge il ‘clima’ che ha animato quell’incontro.
“Secondo una fonte, Kirk è rimasto sconvolto dopo che l’incontro si è trasformato in un ‘intervento’ (di Achman, of course) in cui è stato ‘attaccato’ per le sue opinioni sempre più scettiche sulle relazioni speciali tra Stati Uniti ed Israele e per aver dato voce a importanti critici conservatori di Israele durante i suoi eventi TPUSA”, la sua sigla che organizza(va), raggruppa(va) e informa(va) moltissimi giovani repubblicani.
Continua Blumenthal: “Quando i suoi ospiti gli hanno presentato un elenco dettagliato dei reati che avrebbe commesso contro Israele, Kirk è rimasto inorridito”.
“Achman avrebbe anche chiesto a Kirk di revocare l’invito rivolto a Tucker Carlson per parlare al suo prossimo America Fest 32025 che si svolgerà a dicembre 2025”. Carlson è uno dei più noti anchorman americani, per anni il reporter più ascoltato e visto di ‘Fox New’, una mina vagante nell’universo mediatico conservatore.
“‘L’incontro è stato un vero disastro’, ha detto un altro partecipante”.
“Un altro amico di lunga data di Kirk ha riferito a ‘The GreyZone’ che settimane fa aveva ricevuto un invito dal premier israeliano Netanyahu per incontrarlo personalmente a Gerusalemme. Ma Charlie ha rifiutato, così come quel grosso finanziamento a favore della sua TPUSA”.
Due rifiuti pesanti come macigni, nel destino del rampante, ma non poco ‘illuminato’ influencer, la cui vita è stata stroncata a soli 31 anni.
“Secondo un altro conoscente – mette nero su bianco Blumenthal – Kirk si è allontanato dall’incontro con la sensazione di essere stato oggetto di un ricatto”.
Appena letto il resoconto dell’ormai famigerato summit, Achman si è affrettato a rispondere che la “la ricostruzione dei fatti è totalmente falsa”. Si è impegnato a rilasciare una dichiarazione pubblica, ma si è rifiutato di rispondere alle domande dello stesso Blumenthal, proprio per commentare quel bollente incontro.
Non ha neanche troppo timore di esporsi, il super miliardario a stelle e strisce. Che nelle stesse settimane ferragostane ospita un altro super meeting, guest star due influencer di grido, sempre in campo conservatore. Vale a dire Xavier DuRousseau, docente alla ‘Puger University’, ed una sua amica, Emily Wilson, che ha una marea di followers, soprattutto di area repubblicana of course.
Il primo ha dedicato uno scorcio delle sue vacanze per una capatina nella ospitale Striscia di Gaza, sia per vedere come un giorno potrà trasformarsi per incanto nella Riviera o nella Costa Azzurra del Medio Oriente; sia per verificare come siano ben nutriti i bimbi a Gaza, grazie alla premurose cure e attenzioni dedicate dalla benefica ‘Gaza Humanitarian Foundation’: l’anello strategico, invece, per affamare ancor di più quelle già massacrate creature.
Torniamo alla ricostruzione firmata da Blumenthal.
Che così continua: “Diverse fonti, tra cui un funzionario dell’amministrazione Trump, hanno rivelato a ‘The GreyZone’ che Kirk ha visitato personalmente Trump alla Casa Bianca. Voleva fare pressione su di lui per evitare un attacco all’Iran. Trump ha urlato ‘Kirk!’ e ha interrotto la conversazione”.
Ma ancora un volta il reporter punta i riflettori su quell’incontro cruciale con “uno degli alleati più influenti di Netanyahu negli Usa”, e mette nero su bianco: “Davanti ad un gruppo di influencer pro Israele, Kirk ebbe il coraggio di sfidare il miliardario, mediatore di potere. Per poi tronare a casa e preparare quello che sarebbe stato il suo ultimo tour di conferenze”.
Avranno mai la volontà e il coraggio di indagare su questi fatti CIA, FBI e Intelligence, storicamente allineati con la Casa Bianca, e sempre disponibili ad insabbiare tutto, nel migliore dei casi, oppure a depistare, come è regolarmente successo? Staremo a vedere.
Passiamo ad un altro parere, non poco controcorrente, postato poche settimane fa, sempre su Twitter (ora X, made in Elon Musk), da Kirk. Prende di mira il colosso, il numero uno dei fondi speculativi che ormai dettano legge in mezzo mondo, ‘BlackRock’. Non da poco.
Il messaggio viene ripreso dal blog animato da Maurizio Blondet: “Bisogna impedire a BlackRock di comprare case unifamiliari per poi affittarle. E’ una semplice soluzione politica: se hai asset management da 100 miliardi di dollari, non devi stare nel business delle abitazioni per famiglie, punto. Questo fa artificialmente gonfiare il costo delle case in tutto il paese. Io credo che avere una casa debba essere un bene morale per tutta l’umanità”.
Commenta Blondet: “Queste sono parole di Charlie Kirk e sono probabilmente più di sinistra di qualsiasi cosa mai pronunciata dalla politica dei deficienti che festeggia il suo assassinio”.
Ecco, a seguire, il link del reportage di ‘The GreyZone’
https://thegrayzone.com/2025/09/15/bill-ackman-israel-intervention-charlie-kirk/
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