Stati Uniti letteralmente spaccati a metà e in perfetto clima da guerra civile.
Ha dato fuoco alle polveri – la classica goccia che fa traboccare il vaso – l’assassinio dell’influencertrumpiano e rampante conservatore, il trentaduenne Charlie Kirk. Il Tycoon, versando le altrettanto classiche lacrime di coccodrillo, lo ricorda come un martire, un eroe, un figlioccio.
E, per il suo assassino, invoca la pena di morte. Che potrebbe essere ‘concessa’ dal governatore repubblicano dello Utah, Spencer Cox (immortalato per il suo ‘We’ve got him’ l’abbiamo preso, poi ribadito dal Capo della Casa Bianca): per il semplice fatto che quello Stato la prevede.
Camera a gas, iniezione letale o impiccagione?
Nell’amletico dubbio e per tagliar la tesa al toro, non sarebbe il caso di ripristinare la sacrosanta ghigliottina? In modo tale che il Campidoglio americano, Capitol Hill, possa agevolmente ribattezzarsi, nella seconda era trumpiana, ‘Decapitol Hill’, ‘la Collina dell’Impiccato’, che fa tanto Far West. Come del resto è appena successo con il Dipartimento della Difesa, ora giustamente trasformato in ‘War Department’, il Dipartimento della Guerra, tanto per intendersi meglio. Non è una bufala, ma la sacrosanta realtà in questo mondo ormai capovolto.
Ma torniamo alla story, che puzza lontano un miglio di ‘Servizi’ a stelle e strisce, come abbiamo già sottolineato. Vista l’estrema semplicità (proprio come nell’attentato all’orecchio di ‘The Donald’ nel corso della campagna per le presidenziali) con la quale il killer ha raggiunto il tetto, si sia potuto comodamente appostare, abbia preso con tutta calma la mira, sparato con estrema precisione e poi con altrettanta sia saltato giù dal tetto per andare a prender l’auto, completamente indisturbato. Un remake perfetto: mente CIA, FBI e Intelligence d’ogni sorta stavano a rimirar le stelle…
Anche a rifarlo, non ci si riesce. Eppure l’impossibile si è trasformato in tragica realtà, come neanche il più abile e navigato film-maker si sarebbe mai sognato di realizzare.
Qualche dettaglio in più sul ‘clima’ e i personaggi, il quasi certo killer (avrebbe confessato) e la vittima.
Il solito mainstream ha cominciato la caccia alle streghe. Soprattutto ai rossi, ai comunisti, ai bolscevichi, ai partigiani. Come è immediatamente successo da noi, con i quotidiani neri e fascisti scatenati su tutto il fronte, a botte di farneticazioni e fake news, volgarità e patacche.
Tutto ruota sulla ormai famosa incisione sul bossolo del killer, ‘Bella Ciao’. Motivo per cui i maitre (e soprattutto centi-maitre) a penser di casa nostra si sono sbizzarriti in una sarabanda di idiozie allo stato puro.
E lady Meloni ci ha sguazzato ben dentro: rammentando il clima di odio a suo parere sempre rinfocolato dalla sinistra per le destre, i conservatori. Peccato non si sia accorta, la Giorgia nazionale, che la sinistra non esiste più da anni, decenni: almeno da quando è passato a miglior vita Enrico Berlinguer e poi è stato sepolto il PCI. Tutto il resto è fuffa.
Nei prossimi giorni c’è da augurarsi venga fuori qualche elemento in più, soprattutto sui reali moventi del killer e non le congettura da sgarrupato bar di periferia extraurbana fino a questo momento saltate fuori come zombie.
Soprattutto se verrà approfondita, in modo serio, la vera story degli ultimi mesi di Kirk. C’è da stare poco allegri e fiduciosi se pensiamo che le indagini, of course, verranno gestire da un tandem di perfetti depistatori, CIA in primis e FBI al seguito, con le altre Intelligence pronte a intorbidare ancor più le acque, ne potete essere certi.
Perché una interessante pista da seguire c’è. E porta direttamente a casa del Diavolo, Bibi Netanyahu. Ormai moltissime strade conducono dritte a Tel Aviv, così come una volta succedeva con Roma.
Secondo una minuziosa ricostruzione di quegli ultimi mesi fatta da due tra i migliori reporter – Max Blumenthal e Anya Parampil – del sito di controinformazione ‘The GreyZone’, più volte citato e ripreso dalla Voce, ci sono infatti documentate impronte israeliane sui contatti che Kirch ha avuto da inizio 2025 con alti ambienti governativi di Tel Aviv.
Ecco il significativo incipit del reportage: “Un insider di Trump e amico di lunga data di Charlie Kirk racconta a ‘The GreyZone’ come il cambiamento di rotta del leader conservatore assassinato nei confronti dell’influenza israeliana abbia provocato una reazione privata da parte degli alleati di Netanyahu che lo ha lasciato turbato e spaventato”.
Parole non poco sibilline, ma il seguito comincia a chiarire il contesto, che a tinte più gialle non si può. Da vero ‘intrigo internazionale’, secondo il più perfetto copione griffato Hitckock.
Così infatti continuano i due autori: “Kirk ha rifiutato un’offerta fatta all’inizio di quest’anno dal primo ministro Netanyahu di organizzare un massiccio nuovo afflusso di denaro sionista nella sua organizzazione Turning Point Usa (TPUSA), la più grande associazione giovanile conservatrice americana”.
“La fonte ha riferito a ‘The GreyZone’ che il defunto influencer pro Trump credeva che Netanyahu stesse cercando di intimidirlo affinché tacesse, poiché aveva iniziato a mettere pubblicamente in discussione la schiacciante influenza di Tel Aviv su Washington e chiedeva più spazio per criticarla”.
“Nelle settimane precedenti al suo assassinio, Kirk aveva cominciato a detestare il leader israeliano, considerandolo ‘un bullo’, precisa la fonte. Kirk era disgustato da ciò che aveva visto all’interno dell’amministrazione Trump, dove Netanyahu cercava di dettare personalmente le decisioni del presidente in materia di gestione del personale e utilizzava quale arma personalità israeliane come la miliardaria Miriam Adelson per tenere la Casa Bianca sotto il suo stretto controllo”.
Chi mai verificherà tali fatti, molto circostanziati, come le effettive idee di Kirk sul premier israeliano, i contatti intercorsi fra la Turning Point e i vertici di Tel Aviv, il ruolo svolto da lady Adelson e via di questo passo? CIA ed FBIche nel migliore dei casi insabbiano?
Staremo a vedere.
Intanto, ecco l’intero reportage bollente realizzato dai due giornalisti investigativi, tradotto e messo in rete dall’ottimo sito, sempre di contro-informazione, ‘Comedonchisciotte’ e titolato Charlie Kirk prima di morire aveva rifiutato l’offerta di denari da Netanyahu ed era spaventato da forze filo-israeliane
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