VENEZUELA / I PIANI GOLPISTI DELLA CASA BIANCA

Come se non bastasse, adesso gli Stati Uniti aumentano la pressione nel Mar dei Caraibi e minacciano apertamente il Venezuela.

Non sono sufficienti le tante aree di guerra e di conflitto – Gaza e Ucraina a parte – i tantissimi focolai di crisi sparsi in mezzo mondo (oltre una cinquantina) e alimentati in modo quasi esclusivo dagli yankee. Adesso è venuto il momento di dare una spallata al presidente Nicolas Maduro e, caso mai, di dar vita ad un golpe, stile Pinochet anni ’70 nel Cile di Allende…

I fatti, che più evidenti e criminali non si può, sono due.

Un mese fa è cominciato una spiegamento di forze militari da brivido per erigere quasi una muraglia via mare e via aria di fronte alle coste venezuelane: sono infatti in acqua ben 8 navi da guerra della Marina Usa, un sottomarino nucleare e pronti all’uso oltre 1.200 missili.

Una portaerei statunitense nel Mar dei Caraibi. Sopra, Nicolas Maduro

Una settimana fa, nelle acque dei Caraibi, sono stati uccisi dalla Marina americana 11 membri venezuelani di un peschereccio che navigava tranquillo. La ‘scusa’ tirata fuori dal cilindro è stata che si trattava di narcotrafficanti.

Le autorità di Caracas hanno deciso di sorvolare l’area, per controllare i movimenti delle navi americane. E cosa fa la Marina Usa per tutta risposta? Installa a Puerto Rico la bellezza di 10 jet da combattimento, altrettantopronti all’uso.

Un’escalation in perfetta regola, nel più totale silenzio politico e mediatico internazionale!

Hanno detto una parola le Nazioni Unite? Non denunciano crimini e violazioni del genere le Autorità (sic) internazionali, pronte a sbattere sulle prime pagine dei media a loro asserviti titoli cubitali su un drone (russo o non si sa) che ha (volutamente o per errore non si sa) rotto il tetto di una casa nella campagna polacca al confine con l’Ucraina?

Davvero ai confini della realtà.

Quindi, attaccare un paese indipendente, autonomo, sovrano come il Venezuela non è più un reato, secondo il nuovo diritto internazionale coniato da sfascisti e neonazisti di mezzo mondo, sempre genuflessi davanti ai diktat del Padrone a stelle e strisce.

La sceneggiata all’americana ruota intorno ad un fantasma, il ‘Tren de Aragua’, ossia un cartello di narcos sgominato già nel 2023. Ma sempre ottimo e abbondante pretesto, per gli Usa, di interferire negli affari interni di una nazione, ribadiamolo ancora, sovrana e indipendente. Ma agli Stati Uniti, of course, tutto è permesso, perché loro esportano ‘libertà’ e ‘democrazia’, pur se a botte di bombe, missili, jet da combattimento & massacri al seguito.

Sentiamo le repliche di Maduro e poi vediamo come si prepara a rispondere il Venezuela alle minacce, alle intimidazioni e alle provocazioni.

Esordisce con durezza: “Si tratta della più grave minaccia del secolo contro il nostro Paese”.

E prosegue: “Gli americani cercano di attuare una politica di ‘cambio di governo violento’ in Americana Latina e nei Caraibi”.

Abbiamo pianificato una risposta e la stiamo organizzando con tutto il popolo per difendere la sovranità e l’integrità nazionale”.

I mari, le terre e le montagne appartengono al popolo venezuelano e mai all’impero nordamericano”.

Era già previsto e ora entra nella sua fase di attuazione il Piano Indipendenza 200’, “per mantenere – precisa Maduro – le coste libere dagli imperialisti americani, da ogni invasore o gruppo criminale”. Il Piano prevede la mobilitazione delle forze armate e della milizia bolivariana. Il governo ha appena avviato delle giornate di arruolamento straordinario per rafforzare la difesa nazionale.

Inoltre, il Piano prevede l’attivazione di 284 ‘fronti di battaglia’, ossia di punti strategici da presidiare con particolare attenzione, per poter respingere ogni possibile attacco.

Basi americane a Puerto Rico

L’anomalia della ‘pezza a colori’ studiata dagli Usa sta anche nel fatto che il Dipartimento di Stato ha avvisato i narcos del Cartello ormai defunto di “non interferire con le operazioni americane anti-narcos”: per la serie, tu avvisi il ‘nemico’ (fantasma) di non ficcare il naso… Da Totò e Peppino. A dimostrazione che, di tutta evidenza, le operazioni militari Usa sono di tutt’altra natura: accusare la giunta Maduro di connivenza con i narcos e quindi far scattare la reazione. Preferibilmente un golpe, tipo Cile del generale Augusto Pinochet anni ’70 contro il troppo ingombrante Salvador Allende.

Dulcis in fundo, ecco la ciliegina sulla torta. Sapete che lo stesso, solerte Dipartimento di Stato Usa, alle dirette dipendenza della Casa Bianca guidata dal sempre più invasato Donald Trump, ha messo una taglia sulla testa di Maduro da 50 milioni di dollari?

Proprio come si faceva ai tempi del Far West.

E quei tempi, con ‘The Donald’, sono tornati in pieno: come dimostra la stessa sparatoria nella quale è stato ammazzato l’influencer  trumpiano. Con ogni probabilità una mossa accuratamente studiata dai Servizi a stelle e strisce per generare il caos, una mezza (o intera) guerra civile, oppure un golpe

Nel super intrigo venezuelano non c’è solo lo zampino (anzi lo zampone) degli Usa, con i suoi tentacolari bracci: militari che abbiamo visto abbondantemente in campo, nonché quelli dell’Intelligence, della CIA e dell’FBI, da non poco.

Ma anche lo zampone del Regno Unito, che può contare sul suo Super Servizio, l’MI6 che fu di sua Maestà britannica e oggi è alle dipendenze del laburista (sic) Keir Starmer.

Lo documenta una preziosa ricostruzione pubblicata da ‘La Cruna dell’Ago’ animata da Cesare Sacchetti. Ecco a voi, quindi,  La strategia di Londra per destabilizzare il Venezuela e i Balcani, e le contromosse di Trump


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