ALLARME, GLI FISCHIANO LE ORECCHIE

Lamentano i fedelissimi del tycoon che credono sia davvero presidente degli Usa per volontà divina, che sia in cura di otorinolaringoiatra per liberarsi di fastidiosi sibili nelle orecchie. La diagnosi? Patologia procurata dai fischi di protesta che lo salutano ormai ovunque. È successo di recente a New York, quando è apparso nel suo box del Flushing Meadows, invitato da Rolex per assistere alla sfida Sinner-Alcaraz, è successo in un ristorante di Washington, Qualche applauso e bordate di fischi di manifestanti con bandiere palestinesi contro la politica degli States a sostegno di Israele: “Trump è l’Hitler dei nostri tempi!”.

 

MESSAGGIO IN ARABO, INGLESE ED EBRAICO: «Opporsi alla fame». Protagonisti della campagna chef e ristoratori israeliani, foto significativa con una pentola vuota in mano. L’iniziativa proposta dall’azienda israeliana di abbigliamento ‘Comme il faut’ contro la carestia causata da Israele nella Striscia. “È difficile parlare di moda in questo periodo: “È difficile parlare di cibo e cenare quando c’è questa terribile fame a neanche un’ora di distanza da Tel Aviv. A volte non finiamo nemmeno quello che c’è nel piatto, come se la vita continuasse come sempre. Ma non è così. A pochi passi da noi la gente muore di fame”. L’incredibile reazione: “La fame a Gaza è una bugia di Hamas, gli unici affamati sono gli ostaggi”. E c’è chi promette di non mangiare più nei loro ristoranti. “Non pensavo che questa campagna avrebbe generato così tanto odio”, è il commento di Aviram Katz, proprietario di diversi ristoranti di Tel Aviv “Non pensavo che questa campagna avrebbe generato così tanto odio, mi sbagliavo nel pensare che empatia e compassione umana fossero condivisibili”. La chef Avivit Priel: “Il cibo non è un’arma di guerra. Non credo che ci sia un piano deliberato per affamare Gaza, ma Israele è responsabile della catastrofe umanitaria”.

L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA CONTRO IL MASSACRO DI ISRAELE. 1500 tra attori, registi e addetti ai lavori hanno firmato un documento di impegno a non collaborare con società di produzione israeliane complici del genocidio in Palestina(festival, film, case di produzione, emittenti televisive). Complici saranno considerate anche le società che intrattengono rapporti, a qualsiasi titolo, con il governo israeliano. La protesta si ispira al boicottaggio culturale che contribuì alla fine dell’apartheid in Sudafrica. La replica dell’Associazione dei produttori israeliani:“Per anni abbiamo raccontato la complessità del conflitto anche attraverso collaborazioni con i colleghi palestinesi e l’appello rischia di colpire proprio chi promuove il dialogo.

 

ROSSA COME IL SANGUE la vernice versata dagli attivisti pro Palestina sopra la roccia più conosciuta e iconica al mondo che segna l’ingresso nella Costa Smeralda: è la protesta, che nell’isola va avanti da giorni, da quando è stato attivato un collegamento aereo con lo scalo Olbia Costa Smeralda-Tel Aviv) contro l’arrivo in Gallura di turisti israeliani, che potrebbero essere soldati dell’Idf, in un prestigioso resort di Santa Teresa Gallura.


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