CAMORRA & MONNEZZA / DA 40 ANNI E’ SEMPRE BUSINESS. CON GLI STESSI NOMI

Retata di big e mezzi big tra le province di Napoli, Caserta e nel Basso Lazio per una vasta operazione nel settore dei rifiuti e della sanificazione, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.

Nicola Ferraro

Un nome desta particolare interesse: perché aveva già scontato sette anni di galera e, appena uscito, è tornato a combinare lo stesso, addirittura creando un suo ‘Cartello’ d’imprese affiliate. Il massimo.

Si tratta di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale e plenipotenziario per decenni dell’UDEUR di Clemente Mastella, con l’eterno pallino della monnezza che fa ricchezza, in combutta con i clan: ai tempi del primo arresto con la cosca emergente dei Casalesi, ossia la fazione Schiavone-Bidognetti.

Partiamo dalle news per poi rammentare quel passato che torna sempre. Un tumore che, invece di venir estirpato, continua a produrre metastasi su metastasi.

Giuseppe Guida

L’operazione condotta dai pm della DDA di Napoli Maurizio Giordano e Vincenzo Ranieri punta i riflettori su 17 persone, accusate di riciclaggio, auto-riciclaggio, turbativa d’asta, istigazione alla corruzione e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Un bel mix.

Vediamo gli altri nomi, prima di tornare al reuccio della monnezza ed ex fedelissimo di Mastella.

Ai domiciliari finisce il sindaco di Arienzo, Giuseppe Guida, coordinatore provinciale di Forza Italia Secondo le accuse formulate dai pm, Ferraro ha appoggiato Guida elle elezioni provinciali di Caserta, in cambio della revoca della gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti urbani ad Arienzo, nel 2019. Tutto per consentire alla seconda impresa classificata di aggiudicarsi la commessa e di versare la tangente concordata a Ferraro.

Amedeo Biasotti

Stesso copione per un’altra dirty story che coinvolge addirittura il Rettore dell’Università Parthenope di Napoli, Antonio Garofalo, il quale – sempre secondo la ricostruzione dei pm della DDA – ha ricevuto la sua mazzetta per revocare l’appalto di pulizia e sanificazione dei locali all’impresa aggiudicataria della gara, favorendo quindi la seconda, ‘Dussman Service spa’, legata al ‘Cartello Ferraro’. Il fortunato Rettore, in più, ha ricevuto una vacanza ‘aggratis’ di una settimana a Mikonos, la perla greca. Non c’è davvero limite alla fantasia.

Tra gli indagati, un altro consigliere regionale, Luigi Bosco, che è anche coordinatore regionale, stavolta con la casacca della calendiana ‘Azione. Nonché Amedeo Biasotti, ex direttore generale dell’Asl di Caserta.

Stando alle ipotesi investigative, le prassi affaristico-criminali griffata Ferraro avrebbero subito una ‘mutazione’ nel corso degli anni. Da un primo tempo in cui era direttamente – o attraverso prestanome – titolare di svariate sigle soprattutto nel campo della ‘ricca’ monnezza, è passato ad una seconda fase di maggior mimetizzazione. Ha infatti dato vita ad un ‘Cartello’ di imprese amiche che, grazie ai suoi buoni uffici presso Comuni o ASL della Campania, si sono aggiudicate gli appalti e poi gli hanno smistato la rituale mazzetta. Più comodo.

A casa di un imprenditore e amico, le forze dell’ordine hanno scovato un tesoretto: 2 milioni di euro in contanti. Ottimo e abbondante.

Eccoci con il ‘Ritorno al Futuro’.

L’affare sporco della monnezza comincia più di 40 anni fa e oggi continua a proliferare.

La Voce ha cominciato a scrivere di maleodoranti e miliardarie storie a botte di riciclaggi e traffici di rifiuti tossici lungo tutta l’Italia – epicentro la Campania – fin dal suo ritorno in edicola, primavera 1984.  Anni clou quelli a cavallo tra fine ’80 e inizio ’90, quando abbiamo pubblicato storie a raffica.

Sull’attuale ‘protagonista’, Ferraro, abbiamo scritto una serie di inchieste, tutte ruotanti sull’entourage mastelliano dell’epoca, allora in auge.

La copertina della Voce di settembre 2007

Un paio di esempi. La cover story di settembre 2007, titolata ‘Guerre Mastellari’. Ecco le frasi dedicate a Ferraro. “Dulcis in fundo lui, Nicola Ferraro, altro personaggio cui sta tanto a cuore la tutela dell’ambiente. Dopo una vita trascorsa in Forza Italia (lo zio, Pietropaolo, è stato vicepresidente del Consiglio regionale nelle fila dei berlusconiani), nel 2006 si scopre un animo mastelliano e si fa eleggere a Palazzo Santa Lucia con ben 13 mila preferenze all’ombra del Campanile. Ottimi i rapporti anche con Lady Sandra (Mastella, ndr), immortalata al ristorante ‘La Bruschetta’ di Pignataro Maggiore a benedire, con Ferraro, la lista civica ‘Uniti per Bellona’. Nominato dai vertici del partito segretario provinciale dei Popolari Udeur nel Casertano, Ferraro vanta una consistente esperienza  nel settore dei rifiuti”.

E così concludevamo: “Imparentato con il famigerato Sandokan, Francesco Schiavone (il boss al centro delle connection camorristico-massoniche proprio sui traffici di rifiuti), Ferraro è oggi presidente della Commissione permanente della Regione Campania: un organismo di alta vigilanza sulla trasparenza dell’ente”…

Pochi mesi dopo, gennaio 2008, un altro reportage, ‘Campanile Nero’, così significativamente sottotitolato: “E’ ormai un diluvio d’inchieste quello che si sta abbattendo sulle truppe del ministro Clemente Mastella. Ultime, in ordine di tempo, le indagini su poltrone & appalti, che coinvolgono il consuocero, mentre prosegue a Santa Maria Capua Vetere il maxi filone sul business dei rifiuti tossici”. Allora come ora.

Ecco un passaggio del pezzo: “Dall’inchiesta della procura di Santa Maria scaturisce che in alcune zone della Campania non si muove foglia che Mastella non voglia. Secondo lo scenario disegnato dai pm Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano, la distribuzione di importanti incarichi professionali sarebbe avvenuta sotto la benedizione e la pressione di esponenti di spicco del Campanile, tra i quali lo stesso ministro, la moglie Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, e il consigliere regionale casertano Nicola Ferraro”.

Sorge spontanea – e alta come un grattacielo – una domanda: come è possibile che da 40, 30, 20 anni siamo alle prese con le solite rogne, i soliti luridi affari miliardari, gli stessi protagonisti?

E un’altra domandina: ma il pm 2007 di Santa Maria Capua Vetere, Maurizio Giordano, è lo stesso della DDA che oggi incrimina Ferraro?


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