Nei limiti temporali di questi giorni il gap della destra cresce clamorosamente. Venezia, la serata conclusiva del Festival del cinema si nobilita con la condanna del genocida Netanyahu di quasi tutti i premiati (Servillo, Kaouther ben Hania, regista di “La voce di Hind Raja”, Pizzaballa “appello alla pace”, Rosi autore del docufilm su Napoli). L’Italia, degli intellettuali da Nord a Sud, trasferisce il potenziale della sua riconosciuta autorevolezza nelle piazze, cinema e teatro parlano la loro lingua, si moltiplicano i flop dell’amichettismo interpretato dai ministri Giuli, Valditara.
Dal pianeta dello spettacolo si fa sentire Piero Pelù, bandiera palestinese nella mano e parole dure dirette su Gaza. Ha presentato il suo film fuori concorso a Venezia e contro la Meloni ha dichiarato: “Si contano decine di vittime ogni giorno, bambini muoiono di fame sotto le bombe e l’unica frase di indignazione da parte della nostra premier l’ha detta quando sono state colpite chiese cristiane. Una discriminazione nella discriminazione veramente insopportabile. La politica di oggi dimostra nella maggior parte dei casi di non essere più politica ma di essere al servizio delle lobby economiche. È chiaro che il governo italiano non sa opporsi in maniera chiara e netta come ha fatto Spagna e Belgio contro l’occupazione illegale di Netanyahu, dell’esercito sionista, nei territori palestinesi, che va avanti dal 1945. Dai libri di storia sappiamo come sono iniziati e poi degenerati i regimi come fascismo, nazismo, lo stesso comunismo di Stalin in Russia o in altri Paesi. Oggi i bambini muoiono di fame sotto le bombe e la nostra premier sceglie il silenzio.”
A PROPOSITO DI CULTURA: discutibile, se non addirittura ridicola, appare alla vista priva di paraocchi la recente rivendicazione del figlio di Berlusconi, che ha ereditato dal padre la libido per esibizionismo folcloristico che offusca l’incontestabile abilità imprenditoriale nell’estendere il successo della Tv commerciale oltre le Alpi: sere fa si è intrufolato nel regno di “Gerry, Gerry”, del quiz che può arricchire con 200mila euro (oltre la vincita di base) i concorrenti baciati dalla fortuna. Altro che opera di valorizzazione della lingua italiana, come tentano di far credere conduttore e padre padrone di Mediaset. Non a caso il format, che come tutti i quiz televisivi ottiene alte percentuali di ascolto’, si propone come “Ruota della Fortuna” (appunto della fortuna) e usurpa i meriti veri di programmi passati alla storia, di “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi. Che potrebbe rivendicare “Reazione a catena di Rai uno, telequiz totalmente basato sulla conoscenza dell’italiano? Puntuali, come le previsioni del tempo, i vertici di Mediaset proseguono a vele spiegate nel mare dell’auto esaltazione per l’alto numero di follower del citato programma. E allora, si giustifica, per questa unica volta, il perché del condividere la risposta dei vertici Rai sul primato del servizio pubblico in tema di offerta culturale (se si esclude l’informazione soggiogata a Telemeloni). Per quante esche offra Mediaset a esponenti della cultura e dello spettacolo per opporsi allo storico, consolidato monopolio della sinistra, il pescato è misero e deve accontentarsi di ingaggiare il rapper Fedez da affiancare alla veneranda Iva Zanicchi.
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