Il commissario Montalbano? È nato (idealmente) a Napoli. Precisamente al Teatro Mercadante, il 6 dicembre del 1962, quando Andrea Camilleri fu vittima di uno dei più grotteschi episodi di censura nell’Italia repubblicana: alla “prima” (e ultima…) di Tarantella con un piede solo, di cui lo scrittore siciliano era regista, alla fine del primo atto la magistratura fece sospendere la commedia e incriminò Camilleri e l’autore Luigi Lunari (direttore del Centro Studi del Piccolo Teatro di Milano) per “spettacolo osceno” e “vilipendio alle forze di polizia”, reati che all’epoca potevano costare fino a tre anni di carcere.
Sulla connessione “creativa” tra quella paradossale esperienza napoletana e l’invenzione del commissario più popolare ed amato della letteratura italiana si sofferma un libro dell’editrice napoletana La Valle del Tempo, pubblicato in concomitanza con il centesimo anniversario della nascita di Andrea Camilleri, che da quell’episodio (analizzato sulla base di un’ampia, e finora in parte inedita, documentazione) sviluppa un percorso nella memoria di una delle pagine più esemplari – per quanto dimenticata da decenni negli studi sullo spettacolo e raramente citata dagli stessi biografi di Camilleri – di un capitolo decisivo nella storia del secondo Novecento in Italia: la battaglia per la libertà artistica e di espressione., che raggiunse il culmine nel triennio 1960-1962, a partire dalle memorabili polemiche su capolavori del cinema come La dolce vita di Fellini e Rocco e i suoi fratelli di Visconti, sui romanzi di Pasolini e Testori, nelle arti visive, nella giovane RAI TV e anche nel teatro, come nel caso di Tarantella con un piede solo.
Uno spettacolo teatrale interrotto alla fine del primo atto, per l’intervento della magistratura, e mai più andato in scena, è un caso unico nella storia dell’Italia democratica. A detenere questo singolare e poco invidiabile record è la commedia leggera, scritta da Lunari, drammaturgo e direttore dell’Ufficio Studi del Piccolo Teatro di Milano, all’epoca appena 28enne, e diretta da Camilleri, da cinque anni regista e funzionario Rai e regista teatrale fin dal 1942, quando aveva solo 17 anni.
Non si trattò, com’è evidente, di una breve e isolata parentesi dai risvolti tragicomici. La storia di Tarantella con un piede solo è l’occasione per un viaggio immersivo nell’Italia dei primi anni Sessanta, coinvolta a tutti i livelli – e la “battaglia delle idee”, al pari della vicenda politica del governo Tambroni, ne è il risvolto più tangibile – in un drammatico bivio tra la conquista della modernità di segno laico e una deriva nostalgica e autoritaria di impronta clerico-fascista.
Nel volume vengono ricostruite per la prima le fasi della vicenda, con un’ampia documentazione, che l’autore inserisce nel contesto politico-culturale dei primi anni Sessanta, quando anche a Napoli fu combattuta un’aspra e decisiva battaglia contro la censura e per la libertà dell’arte, che nella metropoli partenopea vide coinvolti artisti e intellettuali del valore di Vittorio Gassman, Dario Fo, Vittorio De Sica, Italo Calvino.
E l’epilogo del libro svela la connessione tra l’episodio del “Mercadante” e la creazione del personaggio di Montalbano.
Il volume Camilleri e Lunari, la Tarantella incriminata sarà presentato nella rassegna “Campania Libri”, al Palazzo Reale di Napoli, il 5 ottobre.
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