URSULA VON DER LEYEN / L’ATTENTATO RUSSO? UNA VERGOGNOSA MESSINSCENA

Ricordate i titoli cubitali dei giornali e le aperture dei tiggì, solo poche ore fa, sull’attentato ad Ursula von der Leyen mentre planava in aereo sui cieli della Bulgaria?

Una colossale bufala, una gigantesca fake. O, in linguaggio tecnico-militare, una false flag abortita. Ma ‘riuscita’: perché – statene certi – nella testa del 90 per cento della gente resta impressa l’idea dei russi vili attentatori; e certo non quella delle successive, tardive smentite oscurate da tutti i media, come al solito allineati e coperti nella più totale disinformazione.

Ricostruiamo l’incredibile ‘sceneggiata’. Ecco le prime parole della portavoce presidenziale, Arianna Podestà: “Abbiamo ricevuto informazioni dalle autorità bulgare secondo cui ciò (ossia il Gps jamming, ndr)è dovuto ad una palese interferenza da parte della Russia. Siamo chiaramente consapevoli e in qualche modo abituati alle minacce e intimidazioni  che sono una componente costante del comportamento ostile della Russia”.

Una nota scritta coi piedi, oltre che falsa nel contenuto.

Tanto che ora la solerte portavoce di sua Eminenza von der Leyen fa clamorosamente marcia indietro: “Non abbiamo mai detto che l’interferenza al segnale Gps riscontrato sull’aereo che sorvolava la Bulgaria sia stata espressamente contro la presidente von der Leyen. Tutta colpa di un comunicato stampa delle autorità bulgare”.

Da far ridere i polli. E smaccatamente smentita da quelle autorità bulgare tirate in ballo che controreplicano: “Il Dipartimento per la Criminalità Informatica Organizzata è stato incaricato di verificare se si trattasse di un attacco informatico, e possiamo categoricamente affermare che non è così: non si tratta nel modo più assoluto di un attacco informatico”.

Quindi, tutto letteralmente inventato di sana pianta dal vertice della Commissione UE: sia l’attacco russo che addirittura la stessa interferenza informatica.

Robe da manicomio. Davvero ai confini della realtà.

Ma ben dentro i confini di una Commissione  da galera. A cominciare proprio dal capo (meglio, Kapò), che vuole a tutti i costi la guerra con la Russia, costringere i cittadini europei a spendere sempre più soldi per il conflitto alle porte, oltre a quelli (800 miliardi di euro tondi tondi) già previsti dal folle ‘REARM EU’.

Il Tribunale di Lieg. Sopra e nell’altra foto, Ursula von der Leyen a bordo dell’aereo

Una presidente che, invece, dovrà comparire prima o poi  davanti al Tribunale di Liegi per il ‘Pfizergate’, ossia la maxi corruzione da ben 71 miliardi di euro per l’acquisto senza neanche lo straccio di un contratto (solo un smsaddirittura sparito, volatilizzato) di vaccini Comirnaty prodotti da ‘Pfizer’. Alla sbarra  lady Ursula e il suo compare di merende, il Ceo del colosso di Big Pharma Albert Bourla.  I due dovrebbe finire anche davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per i crimini contro l’umanità, vista la strage di innocenti provocata da quel maledetto siero a mRNA, che ha causato una valanga di effetti avversi, come la Voce ha tante volte denunciato.

Tanto per restare in Germania (dove von der Leyen ha ricoperto la carica di ministro della Difesa prima di passare alla dorata poltrona di Bruxelles), Frederich Merz suona la carica, e gareggia in bellicismo con le roi Emmanuel Macron. Il Cancelliere teutonico, infatti, ha deciso di dare una sterzata e far approvare dal Bundestag al più presto possibile il “piano di emergenza bellica” in vista del “prossimo” conflitto, come viene definito in ambienti governativi.  L’annuncio era stato dato un mese e mezzo fa, il 18 luglio: il piano – top secret nei suoi dettagli per “motivi di sicurezza nazionale” – prevede una serie di misure, soprattutto in campo sanitario, perché dovrà coinvolgere in pratica quasi tutti gli ospedali tedeschi. Che dovranno farsi trovare pronti al devastante impatto della guerra. Lo scenario contempla forti attacchi militari, minacce ibride e perfino l’eventuale evacuazione di Berlino!

Il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, ha invitato la popolazione a mobilitarsi; ad esempio dotandosi di grosse scorte alimentari, acqua, impianti di radiofonia, torce. Quello per la Protezione Civile, Ralph Tieser, ha appena parlato di un legame “indissolubile” tra difesa militare e civile.

Da una sceneggiata all’altra eccoci a Parigi.

Dove il sempre più invasato Macron-Napoleon, alla presenza del grande amico Volodymyr Zelensky, ha capeggiato il vertice dei soliti ‘Volenterosi’ che cambieranno la faccia non solo dell’Europa ma anche del Pianeta. Al centro del maxi dibattito quelle “garanzie di sicurezza” tanto richieste dal pupazzo di Kiev; e quelle “forze di rassicurazione” di cui da settimane si parla, ossia truppe dei 26 Volenterosi che verranno schierate a difesa del territorio ucraino appena raggiunta la pace.

Ha affermato Macron in modo sibillino: “Non abbiamo la volontà di una guerra contro la Russia, anche se l’obiettivo sembra proprio quello, considerando  le politiche che l’Europa sta portando avanti”.

E poi tiene a precisare: “Italia, Polonia e Germania sono fra i 26 paesi che offriranno un contributo, che va dalla rigenerazione dell’esercito ucraino, al dispiegamento di truppe di terra, di mare e di cielo, oppure con la messa a disposizione delle proprie basi. Non voglio qui dare dettagli, ma tutti e tre i paesi sono contributori importanti per fornire a Kiev tali garanzie di sicurezza”.

A questo punto, come la mette il nostro governo che negli ultimi giorni ha sbandierato ai 4 venti di non voler mai e poi mai inviare truppe sul fronte ucraino?

Altre giravolte, altre prese per il culo, altre sceneggiate, appunto?

O un nuovo fronte di guerra diplomatica con la Francia che sta per inabissarsi nella crisi con il voto di (s)fiducia dell’8 settembre?

Torniamo a bomba, con l’ubiquo fantoccio di Kiev che abbiamo visto a Parigi, ma contemporaneamente – via videoconferenza – fare la sua magica apparizione a Cernobbio, per la consueta kermesse dei vip

Gonfiando il petto, ha esaltato la potenza de “il più grande esercito d’Europa”, il suo, che può contare su “oltre 800 mila soldati” e rappresenta “una garanzia non solo per la difesa del territorio ucraino ma anche di quello europeo”.

Ma se così stanno le cose, perché mai, e ormai come un disco rotto, il pupazzo di Kiev continua a chiedere armi, missili e forniture militari di ogni tipo?

Ecco le sue fresche parole: “E’ molto positivo che Donald Trump supporti le garanzie di sicurezza. Con la difesa aerea, prima di tutto. Abbiamo bisogno dei missili Patriot e solo gli Stati Uniti ne hanno in gran numero. E poi ci serve un aiuto per quanto riguarda l’intelligence”.

Poi: “Putin non vuole la fine della guerra. Ma se le sanzioni e la pressione aumentano, forse verrà spinto a farlo. Nessuno si fida dei russi ma non è una questione di fiducia. Bisogna far finire la guerra e abbiamo bisogno di Usa, Europa e dei Paesi del Sud globale che purtroppo ad oggi non ci sono, ma ci lavoreremo”.

Un FP-5 Flamingo

Chiede Patriot, il buffone di Kiev, mentre tiene a battesimo la sua “nuova arma delle meraviglie”, come l’ha appena descritta. Si tratta del fresco missile da crociera FP-5 FLAMINGO, che riporta alla memoria le bombe volanti V-1 e, in tempi recenti, i TAURUS. Ma il Flamingo per tutti i conflitti è molto più potente: ha una gittata da addirittura 3.000 chilometri e può trasportare e lanciare testate da 1.000 chili, per citarne solo due caratteristiche salienti.

Artefice del ‘miracolo’ militar-balistico l’azienda ucraina ‘Fire Point’: che la promesso di sfornarne 1 al giorno entro fine 2025.

Perché la guerra continui, senza fine…


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