LA TRUFFA DEL PONTE

Continua la farsesca vicenda del Ponte di Messina. Pare che cavi non è certo che tengano, lo ribadisce una dettagliata relazione tecnica del Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania, uno dei massimi esperti mondiali nel campo dei materiali da costruzione.

Il progetto definitivo, quello approvato dal CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile), non può ancora essere considerato definitivo, e questo non solo perché non è esecutivo, ma perché più banalmente non rispetta i requisiti di legge richiesti dal nuovo Codice degli Appalti. Solo quando sarà approvato un “vero” progetto definitivo, si potranno iniziare gli espropri e passare alla costruzione materiale.

Dunque, quello approvato dal CIPESS equivale a un progetto “di massima” che, per poter diventare definitivo, dovrà rispondere ai 68 rilievi formulati dal Comitato Tecnico Scientifico, fornendo le relative prove integrative: quelle nella galleria del vento, quelle geologiche e le prove di fretting, che sono i test che simulano le condizioni di micromovimento relativo tra superfici contigue sotto carico quando sottoposte a vibrazioni, per valutarne l’usura, il danno e il degrado dei materiali. A questi test bisogna sottoporre gli elementi dei principali cavi che reggono la struttura portante. Ricordo che la tragedia del ponte Morandi dove morirono ben 53 persone è stata causata proprio dal cedimento di quei cavi e che questo ponte sarà sottoposto a sollecitazioni maggiori. I test citati sono indispensabili per definire i requisiti di sicurezza e di affidabilità dell’intero ponte da costruire. Se queste non vengono eseguite correttamente non si potrà mai avere la certezza che l’opera sia realmente fattibile. Teniamo conto che i test richiesti dal CTS sono funzionali a un ponte di questa portata, un’opera estremamente complessa ed esposta a tutti i rischi del caso e dovrebbero essere eseguite nella prima fase della progettazione. Che è esattamente la fase di cui ora parliamo, quella del progetto di massima, e servono a stabilire se esistono le condizioni per poi avviare un progetto esecutivo. Inoltre, non è possibile che le prove di fretting sui cavi siano eseguite in 6 mesi, perché per farle occorrono anni. Un anno fa, in convegno sulla fattibilità del ponte tenutosi al Comune di Messina, la Società Stretto di Messina aveva dichiarato che i test si sarebbero fatti entro 6 mesi. Di conseguenza, il progetto definitivo approvato dal governo sarebbe un falso, in quanto mancano ancora i dati della galleria del vento, le relazioni sulle verifiche geologiche e i risultati delle prove di tenuta sotto stress dei cavi di sostegno.

In particolare, in riferimento a questi ultimi, nella relazione si legge che “i cavi non è certo che possano tenere” e che quindi si attende di conoscere l’opinione dei componenti del Comitato Tecnico Scientifico.

In conclusione, pare che non vi siano, ad oggi, elementi sufficienti per affermare che è possibile realizzare il ponte e, di conseguenza, che il progetto attuale il nuovo Codice degli Appalti, non può essere accettato da alcuna istituzione dello Stato alla stregua di un progetto definitivo.

Una prima implicazione importante che ne deriva è che nessuna attività di esproprio può avere inizio sulla base di questo progetto. Il cosiddetto sistema “spezzatino”, che pure è stato legittimamente adottato in altri casi, non è utilizzabile in questo perché lo si può fare solo in presenza di un progetto definitivo, o almeno di un progetto molto vicino a quello esecutivo. In questo caso siamo ancora lontani da questa condizione e non sappiamo se il progetto esecutivo sarà fattibile o meno.

La relazione dell’Università di Catania conclude esprimendo dubbi sulla tenuta dei cavi. Tutte le argomentazioni fin qui esposte sono state condivise da eminenti studiosi e progettisti, tra questi il prof. Mazzolani (docente emerito di Tecnica delle Costruzioni, presso la Università Federico II di Napoli), il prof. Rizzo (ordinario di Scienza delle Costruzioni, presso l’Università di Palermo), il prof. De Miranda (docente di Ingegneria Strutturale presso IUAV), l’ing. Codacci Pisanelli (uno dei maggiori esperti di ponti), ciascuno dei quali ha messo in rilievo questioni tecniche per cui il progetto, così come è allo stato attuale, potrebbe essere qualificato al massimo come un progetto di fattibilità.

Il CTS, con il suo parere favorevole, ne ha permesso l’approvazione come se fosse un progetto definitivo, ma dimenticando che le stesse 68 “raccomandazioni”, essendo tutte di tipo tecnico-scientifiche, sono assimilabili a tutti gli effetti a prescrizioni. Oltre alle motivazioni espresse dai vari esperti crediamo proprio che non si può ancora dire di avere un progetto definitivo. Se ne deduce che, allo stato attuale, il problema principale è costituito dalla tenuta nel tempo dei cavi. È evidente allora che il ponte potrà superare il cosiddetto “rischio crollo” solo quando si potrà dimostrare senza ombra di dubbio che i cavi principali potranno resistere. Ma questa non è la condizione attuale. Lo dimostra il fatto che la COWI A/S e la IHI Corporation, le due aziende selezionate per la consulenza e la realizzazione del ponte, prima di accettare il loro coinvolgimento, hanno preteso di riprogettare parti strutturali dell’opera chiedendo di poter utilizzare acciai diversi. Tutto ciò per dare risposte alle obiezioni sollevate dal CTS. Purtroppo, nulla trapela sui risultati a cui sono pervenute le due citate imprese. Quindi continuano a restare senza risposta le domande cruciali sulla sicurezza. L’Amministratore delegato della “Società Stretto di Messina”, il dr. Ciucci, non può che limitarsi a dichiarare che allo stato attuale delle conoscenze il ponte a campata unica con luce di 3300 metri, non potrebbe mai essere dichiarato non fattibile solo perché si teme che i cavi potrebbero non tenere.

Non si può più continuare ad eludere il confronto. Si dimostri, finalmente, se esistono le condizioni per farlo questo maledetto ponte; si dimostri che i cavi sono stati riprogettati e verificati e, soprattutto, si rendano pubblici e consultabili i risultati delle prove.

Qualcuno imponga al ministro di dire finalmente la verità e di smetterla di continuare a usare quel ponte, mentendo agli italiani, solo per le sue esibizioni propagandistiche.

 


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