Da anni Stepahen Kapos, 86 anni, ex deportato ad Auschwitz, denuncia nel corso di manifestazioni londinesi i massacri dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Ora ha deciso di urlarlo con maggior forza e ha appena messo in rete un videomessaggio da brividi.
Eccone alcuni passaggi salienti.
“Israele sta compiendo un genocidio e l’Occidente è totalmente complice, non fa niente per fermarlo”.
“Ricordo le mia infanzia a Budapest, quando a soli sette anni vissi l’occupazione nazista, la persecuzione degli ebrei ungheresi e poi la deportazione nel campo di Auschwitz”.
“Le immagini di Gaza – i corpi senza vita, le macerie, le case e le strade devastate – sono identiche a quelle che ricordo da bambino nella mia città distrutta dalla guerra”.
“Mi sento obbligato a testimoniare. Israele persegue un preciso piano di massacro della popolazione palestinese. Anche per obbligarla alla fuga”.
“Ci sono preoccupanti analogie con gli stermini nazisti contro di noi”.
“L’Occidente osserva senza intervenire, diventando complice di questa catastrofe umanitaria”.
“Respingo le accuse di antisemitismo nei confronti della manifestazioni a favore della Palestina, alle quali da anni partecipo attivamente. Ho trovato solo rispetto e sostegno, anche da parte di moti ebrei”.
“Noi sopravvissuti ci opponiamo all’uso della Shoah come giustificazione. E’ nostro dovere parlare, perché quello che accade a Gaza è un genocidio e il silenzio dell’Occidente lo rende possibile”.
La pensano in modo nettamente diverso due illustri vittime della deportazione.
La senatrice a vita Liliana Segre nega il genocidio e così commenta: “No a questa parola carica di odio e di vendetta. E’ un ribaltare sulle vittime del nazismo le colpe d’Israele”.
Fa eco la scrittrice Edith Bruck che minimizza: “Lo Stato di Palestina va riconosciuto. Ma nella Striscia di Gaza non è in atto alcun genocidio, è solamente un massacro”.
Quisquilie, pinzellacchere vien da dire.
Per poter ascoltare le parole di Stephen Kapos, ecco il link da sito Assopace Palestina Video – Parla un sopravvissuto all’Olocausto
Passiamo ad alcune news dalla martoriata Striscia. Mentre il capo della Casa Bianca, Donald Trump, nega i visti d’ingresso negli Usa alla delegazione dell’Autorità Nazionale Palestinese e al suo presidente Abu Mazen, i quali non potranno quindi partecipare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Quando un paio di giorni fa il vice coordinatore speciale dell’ONU per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha dichiarato: “per una popolazione che già lotta per sopravvivere, i palestinesi di Gaza stanno vedendo i peggiori timori trasformarsi in tragica realtà davanti ai loro occhi: l’espansione delle operazioni militari a Gaza City avrà conseguenze catastrofiche”.
Ribatte, gonfiando il petto, il portavoce dell’esercito killer di Tel Aviv, Avichan Adraee: “L’evacuazione di Gaza City è inevitabile e stiamo per iniziare le operazioni finali”. A quanto pare l’operazione si chiamava ‘Carri di Gedeone II’. E adesso si parla di Piano ‘AURORA’, suddiviso in due fasi.
La prima prevede la deportazione di 1,2 milioni di palestinesi al Sud, la seconda tutto il resto della popolazione sopravvissuta, sempre verso le aree desertiche del Sinai, fino a quota 2,2 milioni, ossia il totale dei cittadini.
Lo spostamenti forzato – lo ha illustrato Adraee mostrando delle accurate mappe – avverrà in 19 BLOCCHI ben precisi che si sviluppano su una superficie complessiva di 7 chilometri quadrati: del tutto insufficiente per ospitare anche solo la prima ‘tranche’ da 1 milione e 200.000 unità: ‘esseri’, quindi, che verranno stipati come veri topi in gabbia o cavie da laboratorio.
Non è certo finita qui. Perché 6 blocchi si trovano addirittura in zone ‘rosse’, ossia interdette ai civili. E tutti le aree destinate ai blocchi sono già oggi dense di sfollati.
Alla resa dei conti, la popolazione potrà contare su una fetta territoriale minima, pari al 19 per cento di quella precedente; uno spazio ridotto ad un quinto! Ai confini della realtà.
Il portavoce IDF ha mostrato la mappa precisa, e la linea degli spostamenti forzati, nelle vicinanze dei campi profughi della Striscia centrale e dell’area di Muwasi a sud, praticamente desertica.
Il quotidiano progressista israeliano ‘Hareetz’ ha sentito il parere di due docenti universitari, specializzati in cartografia, Adi Ben-Nun e Yaakov Garb. I quali hanno espresso forti perplessità suoi luoghi prescelti per l’allestimento dei lager in quelle aree: molte delle quali sono state addirittura giudicate pericolose dallo stesso IDF. E sapete qual è – secondo i calcoli dei due esperti – lo spazio disponibile per ogni ‘ospite’? 7 (sette) metri a testa.
Meno di una galera.
E l’Occidente, appunto, sta a guardare…
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