Chapeau per l’esercizio culturale della Treccani frequentato per introdurre al meglio idee e ora questo articolo. La ricerca via internet così definisce “enfasi”: calore esagerato che per ottenere maggiore effetto, gonfiezza, ampollosità. Enfatico è l’entusiasmo del popolo inglese per ogni simbolo ed esponente di vertice della monarchia, retaggio della ‘grandeur’ vissuta con l’imperialismo colonialista che ora riduce il caso dell’aggressione russa all’Ucraina a dilettantismo di un folle oligarca.
La libido multisecolare di annessioni della ‘Great Britain’, scontate le poche, volatili antitesi della sinistra ai governi dei conservatori, ha coinciso cona la sclet di emarginato l’impero britannico dal contesto continentale dell’Europa e non meno il ‘Caso Blair’, astrattamente icona della sinistra, laburista non così distante dai Tories della Thatcher. Come molti ex capi di Stato e di governo, personaggi di alto profilo istituzionale (Gorbaviov, Obama, Kissinger, Renzi), sir Anthony Charles Lynton Blair, detto Tony, rifiuta lo status di pensionato di lusso, tutto divano e Tv, sfrutta i vantaggi delle relazioni internazionali acquisite. S’intrufola con l’obiettivo evidente di riacquisire visibilità, ma anche come opportunità di arricchimento, nell’affare dell’arraffa-arraffa immobiliarista tycoon, socio inizialmente di Musk e non ancora contrattualmente degli arabi: ultimato con la criminale complicità di Netanyahu lo sgombero totale della Striscia rasa al suolo, la Palestina che lambisce il mare diventerebbe “Gaza Riviera”, nuovo paradiso in Terra del turismo d’élite.
La reputazione di Blair si era già incrinata prima di questo “scivolone”, per la partecipazione alla guerra in Iraq al fianco degli americani, scelta decisamente impopolare. Il peggio è scoprire che l’ex premier britannico, da fedele erede dell’Inghilterra colonialista è consulente di Trump per la gestione del “day after” di Gaza, di Mohammed bin Salman, leader dell’Arabia Saudita. E piovono le critiche per le consulenze a favore di Mohammed bin Salman, leader di fattoo dell’Arabia Saudita, sospettato di aver avuto un ruolo nell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, e ancora per la stretta collaborazione con gli Emirati arabi e l’Azerbaijan, con Ilham Aliyev, il presidente azero accusato di pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh. Non finisce qui il discredito di Blair, sul banco degli accusati per i rapporti con il Bahrein e i discussi finanziamenti di 250 milioni di dollari, della fondazione di Larry Ellison, miliardario fondatore di Oracle, alla che ha finanziato la campagna elettorale di Donald Trump. In sintesi: dov’è finito il progressista Blair degli anni 90 e più in generale dove l’etica istituzionale degli ex potenti, caso Trump a parte?
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