La Casa Bianca si sta trasformando sempre più in una ‘casa d’affari’, dove esercitarsi nei business più sfrenati. Regolarmente giocati sulla pelle della gente, delle popolazioni cui si intende esportare ‘libertà’ e ‘democrazia’, quasi sempre a botte di missili e bombe, distruzioni & massacri.
L’ultimo esempio è di appena poche ore fa, quando si è tenuto un summit top secret, con una guest star d’eccezione, l’ex premier britannico Tony Blair. Che da quasi vent’anni, dopo aver lasciato Downing Street, s’è tuffato in un mare di consulenze d’oro ed è al timone di una vera e propria corazzata, il ‘Blair Institute for Global Change’, ossia un think tank che occupa quasi 1000 dipendenti in 45 paesi del mondo e sforna progetti, solo sulla carta a fini umanitari e di sviluppo, ma in realtà finalizzati unicamente al saccheggio e alla predazione dei territori dei quali si occupano. Ottimo e abbondante.
Torniamo al super summit dedicato al futuro (sic) della Striscia di Gaza.
Altra guest star il miliardario (è un super immobiliarista, come Trump) e genero del Tycoon, vale a dire Jared Kushner.Il quale viaggia a bordo della sua ‘Affinity Partner’, possente sigla di private equity sbocciata nel 2021, la quale coltiva grossi investimenti, soprattutto nella strategica area del Golfo. Il cui responsabile europeo, rammentiamolo sempre, è ormai da diversi anni Giggino Di Maio, il nostro (sic) ex ministro degli Esteri nei governi Conte e Draghi…
Tra gli altri ospiti al vertice della Casa Bianca, il Segretario di Stato Mario Rubio, l’inviato speciale Usa Steve Witkoff(un altro mega palazzinaro, come il Tycoon), il ministro Usa per gli Affari strategici Ron Dermer e, sul fronte israeliano, il ministro degli Esteri del governo killer di Tel Aviv, Gideon Saar, uno dei falchi del Likud, il partito del boia Bibi Netanyahu.
Veniamo, più in concreto, al bollente tema discusso tra vertici della politica (sic) e degli affari (sporchi).
Il futuro della Striscia di Gaza. Ovviamente a prescindere da quegli inutili e odiosi palestinesi, che vanno eliminati ad ogni costo. Come dettagliava in modo molto efficace il primo progetto per Gaza elaborato dal think tankblairiano, è assolutamente necessaria una “pulizia etnica dell’intera Striscia”, mascherata da “partenze volontarie” dei palestinesi, costretti a questo dalla fame, dalla sete, dai missili e dalla situazione umanitaria sempre più insostenibile.
Quel progetto sboccia nella scorsa primavera. E prevede tante belle novità. Tra cui una gigantesco Hub commerciale e una mega resort-vacanze per i turisti carichi di dollari che trascorreranno le loro vacanze luxury lungo la Riviera di Gaza, finalmente liberata da quei sudici palestinesi.
Non è finita qui. Perché il super progetto griffato Blair prevede anche la realizzazione di “un porto in acque profonde per collegare Gaza al corridoio India-Medio Oriente- Europa”; nonché la creazione di svariate isole artificiali, una vera goduria per i futuri turisti.
Il progetto potrà contare su una prestigiosa consulenza, affidata al ‘Boston Consulting Group’ e verrà finanziato dalla crema degli uomini d’affari israeliani.
Mesi fa se ne è parlato e in rete, come ricorderete, hanno parecchio girato le foto di Trump e Netanyahu a bordo piscina, paciosi e sorridenti, impegnati a sorseggiare un drink.
Il tutto, of course, dovrà svolgersi sotto l’attenta regia e amministrazione a stelle e strisce, cui verrà affidata una sorta di “amministrazione temporanea”, come viene definita nei documenti.
Qualche nota in più sull’asso britannico che torna il gioco con prepotenza sul palcoscenico internazionale., sottobraccio al genero Eccellente, Kushner: il gatto e la volpe, il super consulente e il super finanziere, in attesa che Gaza sia completamente smilitarizzata e poi (ma ci vorrà molto tempo) si insedi un “governo valido e affidabile”: naturalmente un governo fantoccio degli Usa, che non avrà mai nulla a che vedere con l’Autorità Nazionale Palestinese, invece l’unico organismo che abbia una legittimità su quei martoriati territori.
Eccoci dunque al “barboncino di casa Bush”, come diverse volte è stato etichettato dai suoi detrattori.
Ma la realtà è diversa: perché nella vicenda clou del suo lungo premierato inglese, è stato proprio Blair, il laburista-progressista-illuminato, a giocare la ‘dirty story’ contro Saddam Hussein. Fornendo le false prove all’amministrazione Bush, ed in particolare al Segretario della Difesa Colin Powell, circa le armi di distruzione di massa su cui poteva contare il presidente iracheno. Prove del tutto false, taroccate, e però costate l’invasione di un Paese, il massacro della sua popolazione civile, il saccheggio di quei territori.
Solo dopo una decina d’anni, i gigli candidi Blair e Powell ammetteranno la lurida e super sanguinosa connection. Ma sostennero – vergognosa pezza a colori – che comunque Saddam era un dittatore, un tiranno che andava eliminato! Ai confini della realtà
Ma ben dentro i confini di una politica marcia fino al midollo, assassina, e senza neanche un briciolo di vergogna. Tanto che oggi il capo della Casa Bianca arruola il killer britannico come suo consulente d’oro!
Prima di concludere, un paio di chicche che riportano al primo mandato presidenziale trumpiano.
Nel 2017 l’allora Segretario di Stato, Rex Tilleson, su ovvio input del Tycoon, offrì a Tony un grosso ruolo di consulente per una maxi mediazione tra israeliani e palestinesi. Poi non se ne fece nulla: forse il compenso era troppo modesto rispetto ai cachet da palate di sterline beccati da mister Blair a zonzo per conferenza in mezzo mondo. Con predilezione proprio per quei paesi mediorientali moderati (Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein) che sono una sorta di ago della bilancia e soprattutto oggi tornano molto utili per il varo di ogni progetto sulla Striscia di Gaza.
Secondo quanto ricostruito da Michael Wolff nel suo “Fire and Fury: Inside the Trump White House”, nel 2018 ‘The Donald’ sarebbe stato avvisato da Blair circa il tentativo dell’intelligence britannica di spiarlo, in occasione della campagna elettorale per le presidenziali.
Big Friends for ever.
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