Spazio alla istituzione dello psicologo di base e alla integrazione dei servizi sociali e sanitari. Sono queste solo due delle innovazioni organizzative contenute nel nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) approvato e da attivare gli anni dal 2025 al 2030.
Ma, molti si chiederanno, che significa l’acronimo PANSM? Indica un documento di programmazione periodico contenente le linee di indirizzo organizzativo, rivolto alle regioni e approvate dal Ministero della Salute, con indicazioni operative per dare seguito alle azioni organizzative per migliorare i servizi di salute mentale, su indicazione dei referenti di settore della conferenza delle regioni.
Ma queste linee di indirizzo saranno realmente vincolanti per le regioni? Temiamo no. La verità è che si tratta di indicazioni programmatiche senza sanzioni per le regioni inadempienti, non si prevede, infatti, alcun commissariamento come invece era previsto nei due primi Progetti Obiettivo per la Salute mentale, emanati nel 1994 e nel 1998 che, grazie proprio a questa possibilità sanzionatoria, avevano consentito, il primo, di chiudere le vecchie strutture manicomiali e, il secondo, di costruire la rete omogenea dei servizi territoriali di salute mentale. È stato proprio grazie a questa rete che, nel nostro paese, si è potuta realizzare la più straordinaria riforma in ambito sanitario mai concepita in occidente. Quella riforma ha realizzato l’obiettivo di far transitare l’assistenza psichiatrica dal vecchio modello di tipo asilare, all’attuale modello assistenziale a centralità territoriale, ha cancellato così l’orrore di stampo carcerario di quelle disumane istituzioni totali. Questo modello riformatore è poi dilagato in tutto il mondo civile, che lo ha fatto proprio e riprodotto.
Al centro del nuovo PANSM troviamo alcuni ambiti di intervento, che vanno dalla prevenzione, alla promozione di un modello di salute mentale di comunità, fino alla diagnosi e alla cura dei principali disturbi.
Inoltre il Piano tratta della organizzazione di nuovi servizi di assistenza dedicati a infanzia, adolescenza, adulti e anziani, ma senza trascurare lo sviluppo degli ambiti di psichiatria penale e forense, di gestione del rischio clinico, di integrazione tra servizi sanitari e sociali e, infine, di indicare programmi di formazione e nuovi progetti di ricerca scientifica e valutativa.
Il Piano prevede, inoltre, di introdurre nel SSN nuove figure professionali. In primis lo psicologo di comunità e la figura del case management, un operatore responsabile della gestione dei casi più gravi, fino alla gestione di specifici percorsi personalizzati, utilizzando anche i fondi aggiuntivi dei nuovi strumenti finanziari che definiscono i Budget di Salute e le prescrizioni sociali.
Sono queste solo alcune delle novità contenute nel nuovo Piano di Azione per la Salute Mentale appena trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza Unificata.
La proposta operativa del Piano si riassume in precisi capitoli che contengono le indicazioni operative di intervento:
- Linee per la promozione della salute mentale.
- Indicazioni per sviluppare specifici programmi di prevenzione e cura dei disturbi, anche indicando équipe multidisciplinari.
- Attivazione di ambulatori dedicati ad alcune fasce d’età: infanzia, adolescenza, adulti, anziani. In questi ambiti, assieme alle aree di transizione, è fatto obbligo organizzare équipe multidisciplinari.
- Sviluppo degli ambiti penale, forense e di gestione del rischio clinico.
- Organizzazione della integrazione tra servizi sanitari e sociali.
- Sviluppo di programmi di formazione per tutti gli operatori e individuazione di linee di ricerca.
Il piano invita le regioni a dedicare spazi adeguati anche alla salute mentale perinatale con proposte di screening precoci, e alla transizione dei pazienti in carico dai servizi di neuropsichiatria infantile ai servizi psichiatrici per adulti, e infine a quelli per anziani ipotizzando, anche in questo caso, la organizzazione di équipe multidisciplinari.
Nel documento inviato alle regioni si fa riferimento a un modello organizzativo fondato sulla integrazione di servizi di settore già attivi, sulla collaborazione tra professionisti, istituzioni, famiglie e comunità, sviluppando un approccio definito “bio-psico-sociale”.
Il Piano dovrà ora essere discusso e (speriamo) approvato in sede di Conferenza Unificata. Quest’ultimo passaggio è necessario per la sua adozione formale e per avviare concretamente le azioni previste.
Ora tocca alle regioni applicare il piano, avviare il lavoro e indicare appositi gruppi di lavoro per raggiungere gli obiettivi indicati, ma anche assumere il personale necessario e stanziare adeguati finanziamenti.
“Il PANSM vuole essere un documento sintetico, agile e incisivo per la promozione, prevenzione e sviluppo di azioni a favore del miglioramento e del trattamento della salute mentale e del benessere psicologico della nostra società, nell’ottica della coesione e della uniformità sul territorio nazionale”. È quanto hanno scritto nell’ambito della Conferenza Stato Regioni i coordinatori del tavolo tecnico Alberto Siracusano e Giuseppe Nicolò.
Ora aspettiamo i fatti e speriamo che nessuno dimentichi ancora la salute mentale, perché ogni ritardo rischia di far tornare indietro la lancetta della storia e far nuovamente regredire la gestione dei pazienti psichiatrici.
I tentativi di controriforma non sono mai sopiti ed è sempre forte la tentazione di restituire la gestione dei pazienti cronici nelle mani dei “mercanti della follia” … e con i pazienti i relativi fondi faticosamente messi a disposizione.
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