OPPOSTI CHE NON SI TOCCANO

In un mondo libero da tecnocrati, sovranisti, esente dalla disumanità di xenofobi, razzisti, omofobi, perché a democrazia universalmente condivisa, le istituzioni di governo locali e ancora più le internazionali, dovrebbero sottoporre i pretendenti a farne parte a severi esami di compatibilità, conclusi dal responso innovativo della risonanza magnetica ‘speciale’ che l’intelligenza artificiale saprebbe adattare al diritto concesso o negato a soggetti antidemocratici di mettere nell’assise di Bruxelles. A sostenere la suggestione di questa tesi ‘rivoluzionaria’, purtroppo lontanissima dalla realtà, è la cronaca di rigida antitesi di due eventi: Elena Donazzan, parlamentare europea di Fratelli d’Italia (ma quanto degnamente?) denunciata per crimini d’odio alla Procura della  Repubblica dal “Comitato Fratelli Al-Najjar-Giustizia in Palestina e in Italia”, con l’adesione dell’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina, per le frasi pronunciate in aula: “I figli dei palestinesi sono figli di terroristi”… e “sono ‘coraggiose’ le azioni militari di Israele”, linguaggio che disumanizza un intero popolo e contribuisce a giustificare massacri di civili, ospedali rasi al suolo, l’uccisione di migliaia di bambini.

Scopro oggi che Vitaliano della Sala, il parroco più scomodo d’Italia, ma il più in assonanza con il ‘rivoluzionario’ Papa Francesco, ne “fa una delle sue” nel senso più positivo del termine. Espone la bandiera palestinese in bella evidenza sull’altare della sua chiesa. La notizia smantella d’acchito l’idea di eclissi del coraggioso interprete del cristianesimo tutt’uno con i deboli e gli oppressi che ho imparato a conoscere nel lontano 2023 per trasferire l’identità rivelata da quel  rapporto non solo professionale che ha mi permesso di scrivere “Vite disobbedienti”, edito da Intra Moenia di Attilio Wanderlingh,  appunto nel ’23.

La bandiera della Palestina svetta sull’altare durante la messa della domenica. Siamo nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel borgo di Capocastello, a Mercogliano, nella provincia di Avellino, dove il parroco don Vitaliano Della Sala ha deciso di prendere posizione contro il genocidio del popolo palestinese in atto a Gaza: “La bandiera esposta in chiesa rappresenta un popolo, quello palestinese, che reclama la sua libertà. Non ha nulla in comune con i terroristi di Hamas. Non sarà l’esposizione di una bandiera a cambiare il corso di una guerra ma è nostro dovere ricordare che se il 7 Ottobre Israele ha pagato in modo atroce il terrorismo di Hamas, oggi quel popolo fa pagare lo stesso prezzo a bambini, donne, anziani palestinesi che con Hamas non c’entrano niente Una cosa sia chiara, quella bandiera non rappresenta il terrorismo”. Don Vitaliano espose la bandiera dell’Ucraina dopo l’invasione della Russia, si è schierato contro le violenze in Iran e, ai tempi del G8 di Genova, quando era parroco nella città ligure, è stato un riferimento del movimento “No global”. Quest’ultimo esempio di un sacerdozio che rischia sanzioni punitive della Chiesa dei dogmi, della distanza dal sociale, meriterebbe un “Vite disobbedienti 2” con in copertina l’immagine della bandiera palestinese ai piedi nella chiesa di Vitaliano.


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