La contestazione aumenta giorno dopo giorno. L’alimenta la percezione ormai globale di uno Stato che per responsabilità non solo della destra infligge al popolo confinante la tragedia subita dell’odio razziale nazifascista, del genocidio di milioni di ebrei, vittime innocenti. Falliscono i tentativi dalla propaganda israeliana di spacciare per diritto alla difesa il massacro del popolo palestinese, le intenzioni espansioniste di estendere il territorio governato alla Striscia di Gaza, fino alle propaggini del mare immaginate in accordo con il tycoon immobiliarista come futura succursale della Florida.
Messa la sordina al dramma della Shoa, gli israeliani si lasciano soggiogare dal cinico criminale Netanyahu che non nasconde l’obiettivo di uccidere fino all’ultimo palestinese, bambini soprattutto, perché ‘nemici’ da adulti. L’obiettivo di tenere in vita quanto più a lungo è possibile l’aggressione alla Striscia, nasconde la strategia per rinviare all’infinito il tempo della galera per i reati commessi. Non basta la contestazione degli israeliani nelle piazze del Paese per ottenere la fine di Netanyahu e tornare nell’ambito pregresso della democrazia. La destra italiana si ritrae se richiesta di condannare Israele genocida, denuncia la piega pericolosa di sempre più frequenti episodi di ostilità verso gli ebrei. Non ha la lucidità politica per attribuire la corresponsabilità dell’antisemitismo agli israeliani incapaci di fermare la strage di palestinesi. È di oggi la notizia di un altro ospedale di Gaza bombardato, di molte vittime, anche di altri 4 giornalisti tra le vittime.
L’Italia della Meloni contrasta l’esplicita solidarietà alla Palestina, ma nulla può per impedire l’ostracismo nei confronti di quanto è israeliano: alberghi di Ragusa, Belluno, Selva di Cadore e ristoranti, rifiutano di accogliere turisti israeliani. Prima di un match della Premier inglese è stato esposto in campo un enorme striscione. Sfondo della bandiera palestinese il monito “Stop alla morte di bambini”. Artisti, giornalisti, attivisti, tra gli altri Bellocchio, Laura Morante Garrone, Servillo, Golino, Mannoia…e altre cinquecento adesioni) hanno chiesto alla Biennale di Venezia di ritirare l’invito agli attori Butler e Gadot (Wonder Woman), a chiunque sostenga pubblicamente il genocidio di Gaza e di dare spazio ad artisti palestinesi per una loro testimonianza diretta. C’è il no alla partecipazione di Israele a eventi sportivi internazionali, al doppio match di calcio con l’Italia assegnato a Udine. La Norvegia devolverà l’incasso della partita contro Israele a un’associazione umanitaria attiva nella Striscia di Gaza.
Analogie con il passato dell’antisemitismo nazista: anche allora Hitler trascinò il popolo tedesco nella tragedia dei lager, anche allora la Germania non fermò la follia criminale del Furer; come fa Israele ad essere rappresentata nel mondo da un neonazista? Cosa l’induce a condividere la disumanità che impedisce a Netanyahu di restituire alle famiglie gli ostaggi di Hamas e ordina ai suoi cecchini di uccidere donne e bambini palestinesi mentre uno addosso all’altro tentano di ricevere una scodella di cibo? Anche questo motiva l’ostracismo a turisti israeliani in vacanza mentre il popolo confinante, rischia di sparire.
FAMME CHELLO CHE VUÒ, INDIFFERENTEMENTE…
Buon soprano, ma imparagonabile al mito della Callas, di Renata Tebaldi, Katia Ruciarelli coniuga l’interpretazione televisiva della femminilità entusiasta per l’esito di un’alimentazione ‘magica’ propagandata con teatrale convinzione in alternanza con la Mediaset Iva Zanicchi con ‘ospitate’ nel ruolo di opinionista un giorno in Rai, l’altro in Mediaset. Fatti suoi ma quanto a simpatia avrebbe bisogno di frequentare a lungo una scuola serale. E non si smentisce quando l’ex marito, amato e stimato dall’intero mondo dello spettacolo e non solo muore per l’esito di una grave malattia. Dialoga con il settimanale ‘Gente’ all’insegna di Dio e famiglia, nazional popolare, racconta le sue ‘pene d’amore’ di un passato remoto (l’ho amato perdutamente) ma glissa sul dato di fatto di aver messo fine al loro matrimonio per “mancanza di dialogo”. Questo il peccato veniale nel corso dell’intervista che diventa veleno con un je accuse che nella circostanza somiglia molto a sfogo per veleno represso, a delusione per non essere partecipe dell’eredità dell’ex marito, bravo anche nell’ottimizzare il rendimento di immensi guadagni professionali investiti in proprietà immobiliari. Primo capo d’accusa: ha intestato due appartamenti all’assistente che ha definito “buona, presenza discreta e silenziosa” che gli è stata vicino. Katia lamenta che per parlare con Pippo doveva rivolgersi a lei (anomala contestazione: personaggi pubblici come Baudo non rispondono personalmente al telefono per ovvi motivi). Seconda lagnanza: lamenta di essere esclusa dall’eredità di Pippo, ma l’incompatibilità è nata con la separazione voluta dall’ex cantante, dice di essere indignata perché Baudo non l’ha informata della malattia e della morte! (in verità sembra ignorare che da morti è difficile informare della propria ‘dipartita’) “L’ho appreso dalla Tv, neppure l’accortezza di una telefonata”.
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