Entra nel vivo l’operazione ‘Carri di Gedeone II’, fortissimamente voluta del premier nazi Bibi Netanyahu per portare a termine il genocidio nella Striscia di Gaza e deportare quel che resta della popolazione palestinese al ‘Sud’: ossia in non meglio precisate destinazioni che partono dal Sinai e possono comprendere anche Libia e Sud Sudan, per fare solo un paio di esempi drammaticamente rimbalzati nelle ultime settimane.
Intanto il ministro della Difesa di Tel Aviv Israel Katz (nomen omen), annuncia, gonfiando il petto, la chiamata alle armi per oltre 60 mila riservisti: in modo che l’esercito killer IDF possa essere ulteriormente rinforzato per massacrare gli inermi & affamati palestinesi, nonché sloggiare, quelli che restano, dalle loro terre. Mentre il ‘mondo occidentale’ – faro di ‘libertà’ e ‘democrazia’ (sic) – assiste senza alzare un solo dito, neanche il mignolo, o dire una sola parola, neanche mezza, sul nuovo ‘Olocausto’.
Cosa combina, per dirne una, il governo sfascista guidato da lady Giorgia Meloni?
Un cavolo. Un Katz, che più amaro non si può. Non fa neanche il minimo sindacale, riconoscendo lo Stato della Palestina, come hanno invece fatto i quattro quinti delle nazioni, a partire dal Vaticano. Noi niente, perché altrimenti – come blatera il capo Carroccio Salvini Matteo – facciamo un favore ad Hamas. Ai confini della realtà.
Fa invece, e fa molto bene, centomila volte meglio del nostro pattume politico, l’Associazione Italiana Allenatori (AIC), ossia la sigla sindacale che raggruppa i trainer delle squadre di calcio, presieduta, ormai da molti anni, da Renzo Ulivieri. Un tempo considerato un ‘allenatore rosso’, perché professava in modo aperto la sua fede comunista e per questo mai ‘assunto’ da un presidente ‘capitalista’.
In vista dell’incontro di calcio previsto per il 14 ottobre a Udine tra Italia e Israele, ha fatto la scelta più azzeccata possibile proprio l’AIC, che ha appena diramato una nota ufficiala indirizzata al presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FGIC), Carlo Gravina, affinché la smisti immediatamente agli organismi internazionali, vale a dire UEFA e FIFA, per adottare i provvedimenti del caso. In sostanza, l’AIC chiede che Israele venga temporaneamente sospeso da tutte le manifestazioni sportive, proprio per via del genocidio portato avanti dalle sue autorità e dal suo governo.
Ecco i passaggi salienti dalla nota, sottoscritta da tutti i dirigenti dall’AIC: che inizia con alcuni interrogativi ‘pesanti’.
“Una partita di calcio, preceduta dagli inni nazionali, può essere considerata solo una partita di calcio?”
“Quel che sta succedendo nella Striscia di Gaza, con riflessi pesanti in Cisgiordania e in Libano, può essere semplicemente annoverato come uno dei 56 conflitti in atto nel mondo, che dovrebbero avere la stessa attenzione e uguale reazione?”.
“Il massacro terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 può giustificare la feroce rappresaglia genocida di Israele, che ha fatto decine di migliaia di morti civili palestinesi, fino ad annunciarne la deportazione?”.
Parole che più chiare, semplici e nitide non si può
Prosegue la nota: “L’enormità degli accadimenti che si stanno susseguendo in quei territori martoriati impone una precisa presa di coscienza da parte di ognuno e anche, a nostro avviso, un’azione concreta, commisurata al dramma in atto”.
“Non è più tempo di moral suasion nei confronti del governo Netanyahu, palesemente sordo agli appelli che gli vengono rivolti da più parti, comprese partecipate manifestazioni e voci importanti del suo stesso popolo”.
“Lo diciamo con forza: davanti all’Olocausto siamo per sempre tutti ebrei e nessuno vuole togliere il segnalibro della memoria. Ma la Storia non si è fermata. Quell’orrore ci interroga oggi, senza sconti per nessuna nazione. Senza dimenticare che l’occhio per occhio biblico resta una formula affidata da Dio a Mosè perché la reazione non sia mai sproporzionata rispetto a un male subito. Vale per ogni singolo, vale a maggior ragione per uno Stato democratico”.
A questo punto i vertici AIC rammentano il testo dell’articolo 2, comma 5, dello Statuto federale che recita: “La Figc promuove l’esclusione dal gioco del calcio di ogni forma di discriminazione, di razzismo, di xenofobia e di violenza”. Ed è proprio partendo da questa posizione che “il Comitato direttivo AIC, unanimemente, crede che davanti alle stragi quotidiane, che hanno riguardato anche centinaia di dirigenti, tecnici e atleti, compresa la stella del calcio palestinese Suleiman Obeid, sia legittimo, necessario, anzi doveroso, porre al centro del dibattito federale la richiesta di proporre a UEFA e FIFA l’esclusione temporanea di Israele da tutte le competizioni sportive. Perché il dolore del passato non può cancellare coscienza e umanità alcuna”.
Avanziamo una modesta proposta alle sempre più vulcaniche Menti dell’esecutivo griffato Meloni: se non sono capaci o non se la sentono di mettere quattro frasi in fila per manifestare una qualche forma di sostegno al popolo (alla causa, si diceva un tempo) palestinese, perché non fanno un semplice, elementare copia-incolla? Prendono di peso le parole messe nero su bianco dai vertici AIC e le fanno loro.
Non è mai troppo tardi, come tanti anni fa insegnava il mitico maestro Manzi con tanto di lavagna, gessetto e cassino…
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