STELLE E STRISCE, FALCE E MARTELLO

Che non sia un exploit delle centinaia di manipolazioni che elabora l’Intelligenza Artificiale è certificato dall’avallo di molti quotidiani e dell’informazione televisiva che l’hanno pubblicato: in un video sfreccia un blindato russo e dalla torretta sporgono due bandiere gonfie di vento, una russa, una a stelle e strisce, americana. Lo ha ‘catturato’ dalla Tv di Mosca e l’ha postato il capo staff di Zelensky, Andriy Yermak. Il suo commento: “I propagandisti russi usano i simboli degli Stati Uniti nella loro guerra terroristica di aggressione. Arroganza totale”. Cosa raccontano quelle immagini va molto oltre questa amara riflessione. Conferma il giudizio degli analisti più esperti sul calar di braghe dell’improvvido tycoon, trattato da Putin come uno smidollato interlocutore nel recente “vis à vis” in Alaska.

Il frame

Quelle bandiere affiancate sono il “grazie” del Cremlino alla svendita dell’Ucraina a Putin. Trump ha accettato le condizioni capestro poste dall’astuto oligarca per una tregua della guerra in atto: acquisizione della Russia dei territori conquistati, smilitarizzazione dell’Ucraina e divieto di far parte della Nato. Il silenzio complice di Trump sul bombardamento mai interrotto dell’Ucraina, anche durante l’incontro bilaterale, è il sigillo inequivocabile alla resa di Trump a Putin. Spiega anche il ‘garbo’ con cui questa volta il presidente Usa ha trattato Zelenski, ridicolizzato nel precedente incontro perché consapevole di aver ceduto totalmente alle pretese del dittatore russo per il futuro dell’Ucraina. Sulla squilibrata, prima trattativa, fa da sfondo la spartizione russo-americana delle ricchezze (uranio, titanio, grafite, litio, manganese) di cui sono ricche le aree dell’Ucraina da annettere alla Russia.

Forte con i deboli (i Paesi europei), fragile con i potenti (Putin, la Cina, Netanyahu). Scoperta questa ‘double face’ di Trump, la domanda è se l’ha capito anche la Meloni, sua devota estimatrice.

 

 

Moderatamente Napoli-follower

 

Una ragione di più per raccontare solo border line la Napoli del calcio, che mobilita energie, passione, varietà di letture, soprattutto locali e popolaor-intellettuali. Ovvero, una forma di rivincita campanilistica ai torti che la città e il Sud subiscono storicamente dal leghismo razzista, e di ragioni Napoli ne ha, alla vigilia di un nuovo round del campionato di serie A. I media, con rari esempi di scelte opposte, non tentano neppure di mascherare il tifo per il duopolio Juventus-Milan, proprietari, non a caso con Agnelli e Berlusconi e l’uso della sordina per i campioni d’Italia. Non finisce qui la solidarietà con i tifosi partenopei.

Applausi e riconoscenza: li merita il produttore di film e deus ex machina del Napoli Calcio De Lau, protagonista della rampante risalita del ‘ciuccio’ (attributo ora aborrito) dal baratro della serie C, ma che interpreta il detto “l’appetito vien mangiando” e non solo per la florida situazione di cassa. L’euforia della tifoseria azzurra per la conquista dell’ultimo scudetto ha provocato la corsa all’abbonamento e relativi, lauti incassi. Buon per De Lau, sempre più convinto di poter far leva sulla spinta emotiva dello scudetto dei “Forza Napoli sempre”. E così, per la prima partita casalinga del 30 agosto, contro il Cagliari, simpatica squadra, ma nulla a che vedere con il Barcellona, il Psg, con le big italiane, il tifoso napoletano del settore popolare ‘ curve in area superiore’, deve sborsare 50 euro, costo davvero eccesivo che quasi si raddoppia sommando le spese di parcheggio, bibite, trasporti. Nella testa del tifoso timori giustificati: “Se con il Cagliari una Curva costa 50 euro quanto costerà per gare di Champions League o con i vertici della serie A?” Ma quanto costa Napoli-Cagliari negli altri settori: “Distinti superiori 100euro, Tribuna Nisida 105, tribuna Posillipo 135, tribuna Posillipo ‘premium’ 150”. Queste cifre, francamente esagerate, per il privilegio di assistere dagli spalti del Maradona ai calci a un pallone, quasi e solo per un attimo, legittimerebbero l’onere dell’abbonamento Dazn che tra l’altro trasmette molto raramente in chiaro gli incontri degli azzurri e ignora il ‘diritto’ alla trasmissione televisiva della prima di campionato dei campioni d’Italia. Allora? Stadio no, Dazn no. In alternativa (meno appagante, ma gratuita) la radiocronaca dell’emittente ufficiale del Napoli, la cronaca e brevi commenti sullo Smartphone delle testate sportive, gli highlights di Shy, You Tube, Prime, la visione collettiva nei bar che trasmettono su grandi schermi le partite degli azzurri.


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