NATO / PER ‘OCCUPARE’. MA MELONI E ‘VOLENTEROSI’ LA VOGLIONO PRO KIEV

NATO nata per conquistare, occupare, depredare, sottomettere, saccheggiare, esportare ‘democrazia’ e ‘libertà’ (sic) a suon di missili e bombe.

Lo insegna la storia, lo sanno ormai – come si diceva un tempo – anche le pietre.

E invece arieccoci. Quale coniglio esce magicamente dal cilindro della nostra premier Giorgia Meloni,  che ne ‘mena’ un tal vanto da accreditarsi come apripista europea verso la ‘pace’ in Ucraina? Lo scudo NATO.

Di cosa sentiamo infatti blaterare i tiggì ad ogni ora del giorno e della notte, e da non pochi dì?

La premier che mezzo mondo ci invidia, capace di tener testa e dar lezioni a tutti i leader di quel mezzo mondo, straparla dell’ormai arcinoto (anche alle galline) articolo 5 delle sacre scritture made in NATO, secondo cui un paese dell’Alleanza aggredito può contare immediatamente sul sostegno militare di tutti gli Stati amici.

C’è solo un piccolo dettaglio che Super Giorgia perde per strada. L’Ucraina – fino a prova contraria – non fa parte della NATO… (oggi guidata dall’ex premier olandese Mark Rutte).

 

NATO ALLA CONQUISTA DELL’EST

Ma ci sono altri due dettagli fondamentali.

Il primo: se solo sente parlare di possibile, prossimo ingresso di Kiev nell’Alleanza, Vladimir Putin lascia ogni tavolo di negoziati e trattative. E ad ottima ragione.

Trump e Putin in Alaska

Perché – ed eccoci al terzo motivo, che di tutta evidenza lady Meloni ignora – è proprio la storica Alleanza la vera causa del conflitto in Ucraina. Quando lo zar del Cremlino parla della necessità di rimuovere gli autentici ‘motivi’ che hanno provocato il conflitto, si riferisce proprio a questo: alla spaventosa ingordigia della NATO, al suo famelico appetito di territori, soprattutto quelli dell’Europa orientale, di cui ha fatto man bassa negli ultimi 30 anni e passa.

La Voce, a pochi giorni dallo scoppio del conflitto, cioè a fine febbraio 2022, mise in rete ampi stralci di un reportage appena pubblicato da ‘Der Spiegel’. Un super lavoro condotto da un team di giornalisti della testata aveva infatti scrupolosamente scavato tra le carte, ormai desecretate, dell’Archivio di Londra. E scovarono alcuni esplosivi documenti, mai venuti alla luce. Si trattava degli accordi raggiunti dopo la caduta del Muro di Berlino, per la precisione nella primavera 1991, tra Michail Gorbacev e i vertici delle 4 superpotenze (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania). Quel patto prevedeva che la NATO mai e poi mai avrebbe sconfinato ad Est. Furono ‘geograficamente’ molto precisi quei leader: le truppe dell’Alleanza – venne sottoscritto – non avrebbero mai oltrepassato la linea del fiume Oder.

Più chiari di così, davvero non si può. Ecco il pezzo che all’epoca pubblicò la Voce: è molto utile rileggerlo, soprattutto alla luce degli ultimi fatti, che tirano di nuovo, prepotentemente in ballo proprio la NATO. Era del 23 febbraio 2022

LO SCOOP DI “DER SPIEGEL” / I PATTI 1991 CON LA RUSSIA TRADITI DAGLI AMERICANI. OGGI PUTIN HA RAGIONE…

Tanto per rinfrescare la memoria, da quel famigerato 1991 in poi, la NATO ha fatto man bassa di paesi e nazioni che un tempo gravitavano nell’orbita sovietico (Romania, Polonia, Ungheria); o addirittura erano pezzi dell’ex Unione Sovietica, come Lettonia, Estonia, Lituania e la stessa Ucraina. Può qualcuno negare tali evidenze storiche?

Dice: ma quei paesi, quei territori volevano la loro libertà, la loro autonomia.

Ma ben altra cosa è finire sotto il controllo di un’Alleanza di segno totalmente opposto, in modo tale da alterare profondamente gli equilibri geopolitici in un’area già non poco bollente!

Nel corso di quel trentennio abbondante, hanno quindi letteralmente cambiato casacca un sacco di paesi e nazioni, appunto, che da quel momento – per ovvi diktat made in USA & NATO – hanno puntato i loro missili in direzione Mosca.

A  questo punto, immaginate: la seconda potenza al mondo, man mano, vede crescere intorno a sé una sorta, anzi un vero e proprio accerchiamento non solo diplomatico, ma soprattutto militare. E’ piacevole una situazione del genere?

Che culmina, poco più di 10 anni fa, nel 2014, con il golpe bianco di piazza Maidan, a Kiev. Dove viene detronizzato il legittimo presidente della repubblica e gli Stati Uniti impongono un loro uomo, che inaugura la breve rassegna di presidenti-fantoccio. E, ciliegina sulla torta, nel 2019 la plebiscitaria elezione del pupazzo Volodymyr Zelensky.

 

2014, GOLPE BIANCO A KIEV

Zelensky con Biden

Una dirty story che abbiamo più volte dettagliato e denunciato. Per la regia del Dipartimento di Stato Usa e soprattutto del numero 2, Victoria Nuland, alias ‘la Zarina’, di origini ucraine, che sbarca a Kiev a fine 2013 per ‘dirigere’ quel golpe. Così come abbiamo più volte acceso i riflettori sui maxi affari della famiglia Biden in Ucraina, quando spadroneggiava Hunter Biden, rampollo dell’allora vicepresidente Usa Joe nell’era Obama. Entrò a vele spiegaste, Hunter, addirittura nel board di ‘Burisma’, l’ENI ucraino dove per alcuni anni ha dettato legge il faccendiere (e criminale, è stato il fondatore del ‘Battaglione Azov’ di stampo nazi) Ihor Kolomoisky: il magnate che lanciò nell’etere il guitto Zelensky via tivvù (una sorta di Grillo in salsa ucraina) e poi gli tirò la volata, a botte da milioni di dollari, per la campagna elettorale. Per rammentarvi queste storie, ecco il pezzo messo in rete, ugualmente, a poche settimane dall’inizio del conflitto, il 27 marzo 2022, titolato

HUNTER BIDEN, ZELENSKY & IL SUPER OLIGARCA / MOLTO ATTENTI A QUEI TRE

Torniamo alle frenetiche trattative di queste ore tra i ‘Volenterosi’, ossia i paesi UE che vedono come fumo negli occhi ogni ipotesi di fine della guerra, per portare avanti i luridi interessi dello loro industrie militari. Ma oggi contano come il 2 di briscola, perché non hanno più alcuna autorità e soprattutto autorevolezza nè politica né tantomeno morale per essere lontanamente credibili e affidabili.

Basti pensare al vertice UE, il kapò della strategica Commissione, Ursula von der Leyen, impelagata fino al collo nel ‘Pfizergate’ per il quale – prima o poi – dovrà pagare il fio, visto che si tratta non solo di una maxi corruzione (71 miliardi di euro non sono bruscolini) ma della strage di centinaia di migliaia di cittadini UE, ammazzati dai vaccini a mRNA, come quelli di Pfizer eModerna.

Quelle inverosimili trattative si basano, appunto, sull’incrollabile sostegno UE a Kiev, senza se e senza ma; al punto da arrivare a schierare in territorio ucraino le truppe NATOin versione aggressiva, come auspica il reuccio dell’Eliseo, Emmanuel Macron; oppure in sostegno vagamente ‘difensivo’, secondo il Verbo meloniano e delle altre nazioni.

Comunque la giri e comunque la volti, è sempre NATO.

Che significa – come abbiamo cercato di ricostruire – non aver capito niente della storia. Essere dei profondi ignoranti. Oltre che dei criminali e dei guerrafondai incalliti: i quali lasciano morire la gente nei pronto soccorso pur di ‘armare’ questa fottuta UE e sostenere il pupazzo Zelensky.


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