Quando le parole risuonano come pietre. O come veri macigni.
14 agosto, a Monte Sole la ‘Piccola Famiglia dell’Annunziata’ commemora l’eccidio di Marzabotto, 81 anni fa. Interviene il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, che pronuncia solo poche parole sulla strage dei bambini nella Striscia di Gaza: “La loro morte, di tutti loro e di ognuno, susciti lacrime di commozione e scelte lungimiranti, di pace e non tragicamente opportunistiche”.
A questo punto comincia a leggere i nomi di quei bambini.
Sono 12.211 e riempiono 469 pagine, ci vogliono una decina di ore per citarli tutti, si fa quasi notte.
Pochi secondi per scandire i nomi dei bimbi israeliani, 16 da quel 7 ottobre.
Quella lettura vale più di ogni discorso, di tante, troppe parole buttate al vento da tutti i ‘politici’ italiani, europei, internazionali. La vicenda, ovviamente, è stata totalmente marginalizzata, quasi oscurata dai media id casa nostra, ormai del tutto assonnati e cloroformizzati.
E come un macigno di morte & di vergogna si staglia, a Tel Aviv, la figura di uno dei più luridi guerrafondai, il ministro per la Sicurezza Nazionale (sic), Ben Gvir. Il quale è andato a trovare, nel carcere dove è recluso da 23 anni, l’ex leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, Marwan Barghouti, ormai ridotto pelle e ossa. Un gesto provocatorio, per annunciargli che nessun suo connazionale verrà risparmiato nell’operazione finale di rastrellamento nella Striscia che verrà portata a termine entro il 7 ottobre. Un gesto in perfetto stile hitleriano.
Fanno perfettamente il paio con i progetti coltivati dai vertici politici, ben simboleggiati da Bibi Netanyahu, Ben Gvir e Bezalel Smotrich (e ben compresi i vertici dell’esercito IDF e del MOSSAD), le parole appena pronunciate da un colono israeliano, Avida Bachar, messe in rete e a quanto pare condivise da moltissimi israeliani, i quali – secondo un fresco sondaggio – approvano per l’80 per cento (un cifra che non avremmo mai pensato, da brividi) la politica governativa e il genocidio perpetrato dai ‘capi’.
Ecco le parole del colono: “Voglio sterminare tutti i palestinesi. Fino all’ultimo di loro. Anche i neonati”.
E dettaglia: “Voglio cacciare tutti i palestinesi dalla Striscia di Gaza per sterminarli fino all’ultimo di loro. Non dovrà esserci una singola persona, un singolo albero, una singola casa destinata ai palestinesi”.
Per chi non abbia ancora capito il senso del messaggio, aggiunge: “Se potessi, avvelenerei anche i pesci nel mare. Tutti lì sono nemici, anche un bambino nato ieri: non sarà sionista, per questo sarà un nemico”.
Il finale: “Dovremo spingerli via come facciamo con le vacche. Colpendoli da dietro con un taser”.
Non ce la sentiamo di mostrarvi audio e video: per chi abbia intenzione di ascoltarlo e verificarne l’autenticità, basta pescare in rete digitando nome e cognome; così come potete vedere l’incontro in carcere digitando BEN GVIR e MARWAN BARGHOUTI.
Nei giorni scorsi abbiamo scritto di alcune possibili ‘mete’ per la deportazione di circa 1 milione e mezzo di palestinesi e, quindi, la totale ‘pulizia etnica’ in tutta la Striscia di Gaza, il progetto ormai apertamente dichiarato dai vertici di Tel Aviv e, dopo i primi tentennamenti, perfettamente condiviso dalle truppe criminali IDF. Tra esse Egitto e Sud Sudan.
Adesso ne salta fuori un’altra, la Libia, come annuncia la tivvù israeliana ‘i24news’ e quindi conferma ‘Channel 12’. La notizia era stata anticipata, a maggio, della statunitense ‘NBC’, che, basandosi su tre fonti diverse, sosteneva una tesi ben precisa: “in cambio del reinsediamento dei palestinesi, Washington può accordare alla Libia molti miliardi di dollari che gli Usa hanno congelato più di un decennio fa”.
Non è finita qui. Perché esattamente un mese fa, il 18 luglio, il sito ‘AXIOS’ ha riferito di un blitz a Washington del capo MOSSAD, David Barnea, per incontrarsi con l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff e ‘trattare’ la collocazione del ‘pacco’ palestinese in Etiopia, Indonesia oppure, appunto, in Libia.
Ancora. ll quotidiano di Tel Aviv, ‘Maariv’, riporta quando avrebbe appena confidato il ministro dell’agricoltura dell’esecutivo killer guidato da Netanyahu, ossia Avi Dichter: “la destinazione ideale per collocare un milione e mezzo di palestinesi è la Libia”. Un motivo ‘collaterale’? Lavorando la terra – proprio come ai lavori forzati – le braccia palestinesi potranno contribuire allo sviluppo economico e agricolo della nazione che li ‘ospita’…
Ciliegina sulla torta, servita dallo stesso ‘Maariv’. Il nostro governo potrà svolgere un ruolo molto attivo in tutta la vicenda, per i suoi ‘rapporti’ con le autorità libiche: caso Almasri docet… Incredibile ma vero.
Abbiamo cominciato dall’Italia, con le memorabili parole del cardinal Zuppi, e terminiamo il tragico tour con le certo non memorabili (anzi immonde) imprese del nostro sgoverno sfascista.
Non solo non si decide a riconoscere lo Stato di Palestina, come ormai hanno fatto quasi tutti i paesi al mondo, ma non dà neanche un taglio alle collaborazioni tra enti ed organismi italiani con quelli israeliani, complici nel genocidio.
Ecco l’ultima, anche questa guarda caso ‘dimenticata’ dai media nostrani.
La CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP), controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), ha appena deciso di investire non poco nello sviluppo delle START UP israeliane, puntando soprattutto su quelle attive nel software, nelle tecnologie innovative e, of course, nell’Intelligenza Artificiale.
Secondo il quotidiano di Tel Aviv ‘GLOBE’, la nostra coraggiosa CDP ha stanziato svariate decine di milioni di euro; anche con l’obiettivo – viene specificato – di poter poi trasferire sul nostro territorio le attività di alcune start up.
Un esempio per tutte, ‘CLASSIQ’, specializzata in software quantistici, fondata da alcuni ex combattenti dell’unità di intelligence delle Forze di Difesa israeliane. Per finanziarla non scende solo in campo CDP, ma anche NEVA SGR, collegata al gruppo Intesa San Paolo. Un bel cocktail, al quale prende parte anche la giapponese SoftBank.
Nel suo report 2024, la relatrice ONU Francesca Albanese sottolinea che le start up sono tra le maggiori fonti di profitto per l’industria militare israeliana.
Nel corso del 2024 il numero delle start up è cresciuto addirittura nel 143 per cento e il loro prodotto – secondo le ultime stime – rappresenta oltre il 60 per cento dell’export di Tel Aviv durante il genocidio a Gaza.
Precisa il ‘GLOBE’: il fresco accordo CPD è stato voluto con forza dal nostro premier, Giorgia Meloni…
Capito da quale gang siano sgovernati?
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