GIALLO DI FERRAGOSTO / LA BOMBA EPSTEIN – ORA TRUMP RISCHIA GROSSO

Grosse news sul giallo Epstein, che negli Stati Uniti tiene banco da un paio di mesi: totalmente oscurato, invece, dai media di casa nostra: più realisti del re, irrimediabilmente genuflessi davanti al Padrone a stelle e strisce.

Donald Trump, infatti, sta vedendo i sorci verdi per la forte – e forse anche morbosa – curiosità dei cittadini e dei tabloid Usa, a caccia di scandali che il caso Epstein sembra produrre in quantità industriale: anche a 6 anni esatti dalla morte del procacciatore di minorenni per Vip, Big & Pig di mezzo mondo, Tycoon ben compreso.

Ricostruiamo le ultime tessere del puzzle, non poco ‘esplosive’ se messe insieme: in grado, cioè, di far deflagrare svariati Palazzi & residenze eccellenti.

Ben compresa, of course, la Casa Bianca.

 

LA “SPORCIZIA” DEL TYCOON

Partiamo da una fresca intervista rilasciata al ‘Daily Mail’ dalla prima compagna di cella di Ghislaine Maxwell, la ex amante e socia di Jeffrey Epstein condannata a 20 anni di galera per i dirty business a base di minorenni nella quiete dell’isola di Little St James alle isole Vergini (è proprio il caos di dire), proprietà del faccendiere.

Kathryn Comolli. Sopra, Epstein con Donald Trump

Si chiama Kathryn Comolli. Racconta di averla vista, fin dal primo giorno nel carcere di Tallahasee, “fredda e raccolta”. E poi sbotta: “Mi ha detto di avere una montagna di sporcizia su Donald Trump”. E aggiunge: “Se la voleva giocare con Joe Biden, ma la cosa non le è riuscita”.

In questi giorni lady Maxwell non se la passa bene. Da oltre un mese è stata trasferita in un carcere di “minima sicurezza”, quello di Bryan, nel Texas.

Così dettaglia il ‘New York Sun’: “Ghislaine Maxwell ha ricevuto minacce di morte dopo il suo inaspettato trasferimento, spingendo i funzionari penitenziari federali a chiamare le unità antiterrorismo e delle operazioni speciali del ‘Bureau of Prisons’ per rafforzare la sicurezza nella struttura”.

E’ stata trasferita nel carcere di Bryan dopo aver offerto la sua collaborazione al Dipartimento della Giustizia per il caso Epstein.

Dove, però, la matassa si ingarbuglia sempre di più. E il giallo si infittisce ulteriormente.

Il Dipartimento della Giustizia Usa, a quanto pare, intenderebbe desecretare i verbali del Gran Giurì relativi alle audizioni della stessa Maxwell, che possono contenere elementi utili per identificare soprattutto gli altri pezzi da novanta implicati nella super connection a base di minorenni, stupri, palate di dollari & maxi ricatti.

Una richiesta che a molti è sembrata solo ‘formale’, utile soprattutto per fermare l’ondata anti Trump all’interno del suo spesso partito repubblicano e della cerchia MAGA, che a questo punto vuole che il Tycoon scopra tutte le carte e faccia sapere fino a che punto è coinvolto nel maxi scandalo: altro che ‘l’innocente’ esame orale griffato Bill Clintonalla sua fan, miss Lewinsky!

Un paio di settimane fa il procuratore distrettuale di New York, Jay Clayton, insieme al procuratore generale (ministro della Giustizia Usa) Pam Bondi, e al vicepresidente generale Todd Blanche, hanno chiesto ad un giudice di Manhattan di posticipare la pubblicazione dei documenti a dopo il 14 agosto, per consentire alla parti tirate in ballo nella maxi audizione della Maxwell di essere informate circa la pubblicazione, appunto, di quei verbali bollenti.

Paul Engelmehier

Ma cosa ha fatto il solerte giudice di Manhattan, un certo Paul Engelmehier?

Ha preso carta e penna, scritto e firmato la bellezza di 31 pagine per dire che cosa?

Letteralmente un cavolo, insabbiando tutto: ossia che quella audizione di cui tutti vorrebbero conoscere la vera sostanza, non contiene niente, solo una bolla di sapone, fumo negli occhi. Arriva a mettere nero su bianco: Quelle pagine non rivelano alcun nuovo elemento”. E ha la faccia di bronzo per aggiungere: “L’idea che quei materiali contengano una miniera di informazioni è palesemente falsa”.

Ma se non c’è niente, perché tenerli segreti e, in questo modo, alimentare ancor più i sospetti?

Passiamo alle altre tessere del mosaico.

 

LE VERITA’ DEL MAGGIORDOMO E DEL PATOLOGO

Lo ‘storico’ maggiordomo nelle varie residenze del magnate-magnaccia Epstein, vale a dire Valdson Vieira Cotrin, ha appena dichiarato, in un’intervista a ‘The Telegraph’, di nutrire serissimi dubbi circa il ‘suicidio’ del padrone, che per lui era “un vero fratello.

“Ero il suo autista, il suo cuoco, il suo governante. Ero l’unica persona che si occupava da quasi vent’anni a tempo pieno di lui. Facevo tutto per lui a Parigi e ovunque andava dal 2001 fino alla sua morte”.

Aggiunge: “Aveva una gran voglia di vivere, non lo avrebbe mai fatto. Mi parlava di tanti suoi progetti, soprattutto per la sua isola. E di tante altre cose ancora, che certo non ha in testa chi pensa di farla finita”.

Valdson Vieira Cotrin

E lapidariamente conclude: “Se c’è qualcuno che aveva visto qualcosa, quel qualcuno si chiama Valdon”.

Ed è soprattutto  il fratello, Mark Epstein, a nutrire i dubbi più fondati. E a lottare perché possa emergere la verità su quel ‘suicidio’ che più taroccato non si può. “Sono usciti dall’autopsia che sembravano molto più convinti dell’omicidio”, dichiara senza peli sulla lingua. “Uno degli elementi base erano le tre ossa rotte del collo”. Molto più compatibili con lo strangolamento che con l’ipotesi – invece ‘passata’ – della più che anomala impiccagione con il lenzuolo.

Ed è proprio l’autopsia a suscita fortissimi dubbi. Incredibilmente snobbata dalle toghe, almeno fino ad ora.

Mentre Barbara Samson opta per il suicidio, il patologo forense Michael Baden esprime forti perplessità, proprio in merito a quelle 3 ossa rotte, le 3 fratture al collo che hanno interessato la cartilagine tiroidea e l’osso ioide. Come detto, molto più compatibili con la pista dello strangolamento.

Non è certo finita qui. Perché, come si suol dire, il bello deve ancora venire.

E si tratta della permanenza di Epstein al ‘Metropolitan Correctional Center’ di New York.

 

QUEL METROPOLITAN DEI MISTERI

Ecco le date ‘strategiche’.

Il faccendiere è arrestato il 6 luglio 2019. Viene considerato un carcerato “a forte rischio”. Ha una cella ‘a due’.

Il 29 luglio – incredibile ma vero – quel ‘rischio’ sparisce, e il regime di ‘sorveglianza speciale’ si scioglie come neve al sole, nonostante il caldo asfissiante di quel fine luglio a New York.

Il 9 agosto – altra spettacolare coincidenza – il suo compagno di cella viene trasferito. Quindi lui rimane solo in gattabuia.

 

IL BUCO DI 1 MINUTO. E L’ARANCIONE…

Passiamo al tassello-base: il filmato delle videocamere di sorveglianza. Quello consegnato agli inquirenti (sic) dura 11 ore.

Ma c’è un ‘buco’ di 1 minuto: lungo come un’eternità.

La gigantesca anomalia è questa: il filmato consegnato alla magistratura è quello ‘monco’, ossia privo del fatidico minuto ‘censurato’.

L’originale, integro, intatto e quindi comprendente quel minuto, è nelle mani dell’FBI, e del suo attuale direttore generale, Keith Pathel, nominato otto mesi fa da Donald Trump.

Keith Pathel

Quello stesso ‘Federal Bureau of Investigation’ che, con il Dipartimento della Giustizia griffato Pam Bondi (altra super ‘favorita’ di Trump) pochi mesi fa ha messo nero su bianco che “ogni ipotesi di omicidio è ormai esclusa” per il caso Epstein.

Non può mancare la ciliegina sulla torta.

Provvede a fornirla una maxi inchiesta messa in rete da una delle più seguite tivvù a stelle e strisce, CBS.

Di nuovo, al centro dell’attenzione, c’è il filmato che documenta la più che dirty story. In alcuni scatti improvvisamente compare una “figura di colore arancione mai identificata”, a bordo destro della inquadratura.

Sorge spontanea la domanda: vuoi vedere che si tratta del Killer, ‘vestito’ di arancione come tutti i detenuti del carcere?

Perché – ormai a 6 anni dall’omicidio è di evidenza abissale –  Jeffrey Epstein DOVEVA MORIRE.

Non doveva parlare.

Non doveva rivelare MAI le verità che avrebbero portato sotto processo mezzo mondo dei Vip.

A cominciare da principi, presidenti ed ex presidenti: tra cui ‘The Donald’.

Proprio per questo, oggi, la Maxwell – che tutto sa di quelle immonde storie – rischia di fare la stessa fine. E perciò ora ‘abita’ nel carcere texano di ‘minima sicurezza’…

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