È una storia strana e inusuale. Vogliamo raccontare una storia di violenza sessuale anche se risale al 2024. Una storia che ci sembra anomala perché le vittime della violenza non sono donne indifese, come purtroppo spesso accade, ma due giovani ragazzi e i mandanti due religiosi. Si tratta del più incredibile dei casi di violenza sessuale, associato ad una rapina prima e poi a un ricatto.
Furono all’epoca arrestati due frati ad Afragola, un parroco e un frate del convento della città. L’accusa era quella di aver abusato dei due ragazzi. Ma la storia non finiva qui, i due religiosi dopo hanno commissionato una rapina ai danni dei ragazzi allo scopo di recuperare le prove della violenza. Oltre ai due religiosi sono state arrestate altre quattro persone, alle quali fu commissionata la rapina.
Una delle vittime poi raccontato agli inquirenti di essere stato costretto ad organizzare incontri sessuali, utilizzando allo scopo una nota app. Si è trattato di una torbida vicenda di abusi e di ricatti. Gli accusati hanno infatti costretto le due vittime a subire abusi sessuali, minacciandoli di interrompere gli aiuti economici di cui godevano e il lavoro di cui fruivano e che svolgevano in alcune chiese e luoghi di culto della zona. Retribuiti con pochi euro, solo per sopravvivere. I due religiosi sono stati arrestati e andranno a processo per violenza sessuale e ricatto. Uno era l’ex parroco della Basilica di Sant’Antonio da Padova di Afragola, l’altro era un frate del convento che insiste della stessa zona.
Quando hanno capito che i ragazzi erano decisi a denunciarli, hanno pensato di organizzare una rapina per recuperare le prove. Ma le due vittime avevano a loro volta tentato di ricattare i frati, inviando, tramite un amico avvocato, una lettera di minacce. Questa la causa del timore di subire una denuncia, che avrebbe esposto i religiosi al pubblico ludibrio. Nella lettera però i due ragazzi chiedevano il pagamento di quanto dovuto per alcuni lavori da loro eseguiti nel Monastero e nella Basilica, ma mai liquidati. Ma la storia non finisce qui. Perché i due ragazzi facevano riferimento nella lettera anche ad alcuni rapporti sessuali richiesti dai religiosi in cambio del loro aiuto. È questa la storia che hanno ricostruito i Carabinieri nel corso dell’inchiesta che è seguita su mandato della Procura di Napoli Nord. Le accuse erano molto chiare e risultavano oltremodo squallide, si parlava infatti sia delle violenze sessuali che della rapina.
L’accusa nei confronti dei due religiosi era quella di violenza sessuale e di rapina aggravata. Per portare a termine la rapina uno dei due religiosi aveva ingaggiato due persone note nella zona che dovevano offrire supporto logistico e due ragazzi di strada di 19 e di 20 anni per fare il lavoro sporco. Questi ultimi dovevano derubare i giovani irrompendo nella loro casa per aggredirli, armati di una mazza da baseball e di un coltello allo scopo di recuperare il cellulare che conteneva video e messaggi compromettenti scambiati con i religiosi. Una delle due vittime, interrogato, ha detto che era stato costretto ad organizzare una serie di rapporti sessuali tramite una app di incontri. Se non lo avesse fatto avrebbe perso il suo lavoro e l’aiuto economico di cui godeva.
Immediata fu all’epoca la reazione dell’allora arcivescovo di Napoli, oggi cardinale Mimmo Battaglia “… è con molto dolore che ho appreso la notizia dell’arresto dei due Frati Minori della provincia napoletana, di cui uno operante nel territorio diocesano. Il dispiacere e la tristezza non sono causate soltanto dall’apprendere le vicende in cui i due frati sono implicati, ma dallo smarrimento e dal turbamento che tale notizia provocherà nel cuore dei fedeli della parrocchia in cui uno dei due svolge il ministero di parroco e dell’intera comunità diocesana ferita da quanto accaduto. Nel comunicare a tutti che ho immediatamente provveduto a sospendere il parroco dal suo ministero. Voglio esprimere ai fedeli e a quanti sono legati per affetto e devozione al Santuario, la mia personale vicinanza, accogliendone il disorientamento e condividendo con loro la fiducia nel Signore. Invito tutti ad avere fiducia nel lavoro della Magistratura ed a ricordare nella preghiera anche coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in questa triste vicenda”.
Questa vicenda ci ha dimostrato, ancora una volta, che di fronte a simili fatti criminosi è sempre possibile agire con coerenza e che non bisogna coprire tali malefatte.
Se questa lezione fosse realmente compresa dai fedeli e dai rappresentanti delle istituzioni. Forse ci farebbe comprendere anche che non sempre è giusto difendere acriticamente i propri associati. Basterebbe agire con dignità e coerenza conservare la propria integrità. Oltre a preservare la propria correttezza nei comportamenti anche di fronte a qualche défaillance di un membro della propria organizzazione.
La foto è tratta dall’Atlante dell’infanzia di Save the Children
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