LE NOSTRE NONNE: “VORREI ESSERE NATA MASCHIO”

I pezzi grossi’ dell’entourage’ che sopporta la nefasta follia del tycoon sono uno ad uno i suoi giullari a capo chino. Se per un attimo riescono a essere sé stessi, il risultato è insieme tragico e comico. Primo attore di una nuova sceneggiata è tale Doug Hegseth, mica un qualunque suddito. È niente meno che il capo del Pentagono. Questi, senza provarne vergogna, mette una spunta accanto alla voce “condividi”, in calce a un video shock pubblicato sul sito ‘X’ di Musk che fa riferimento a queste indecenti dichiarazioni di pastori della chiesa nazionalista americana Communion of Reformed Evangelical Churches: “Alle donne non dovrebbe essere permesso di votare e dovrebbero “sottomettersi” ai propri mariti”. No comment. No, Hegseth non è un ominide cavernicolo, ma un ‘boss’ contemporaneo, a cui Trump con sprezzo del pericolo e in piena solidarietà antifemminista affida la gestione del Pentagono. Mister Hegseth è decisamente un esperto della retromarcia: il suffragio femminile (voto paritario uomo-donna) negli Stati Uniti risale al 1869, è stato introdotto gradualmente, con il primo passo significativo rappresentato dal Wyoming, che concesse alle donne il diritto di voto. Sono una trentina i Paesi europei dove è sancito il diritto delle donne di esprimere il voto e la sola eccezione è della città del Vaticano dove eleggono il Papa solo i cardinali, tutti di sesso maschile (ad eccezione di qualche alto prelato omosessuale).

Il riconoscimento di primo Paese europeo a concedere il voto alle donne si deve alla Corsica, quando era stato indipendente, prima dell’annessione alla Francia. È lunga la strada per la conquista del suffragio femminile in Italia e ancora in fieri la piena parità dei diritti. Solo per citare un caso di discriminazione: salari più bassi per le donne, assunzioni con obbligo di non fare figli, pena il licenziamento. Il voto delle donne è una conquista tardiva, frutto di dure battaglie. A suo tempo, voto vietato alle prostitute che non lavoravano nei ‘casini’. Con la consultazione per l’assembla costituente 21 le elette su 556 seggi (3,8%). Cinque fecero parte della “Commissione dei 75” che stilò il testo della Costituzione. Tra loro Nilde Iotti, comunista e nel 1979 fu la prima donna presidente della Camera. Tre anni prima la democristiana Tina Anselmi era diventata la prima ministra della storia d’Italia. Nel 2022 è stata eletta la Meloni prima presidentessa donna del Consiglio, ma a conferma degli ostacoli che ancora impediscono la piena tutela dei diritti delle donne, parlano i numeri impressionanti delle violenze subite e la spaventosa cifra dei femminicidi.


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