È incredibile ma vero. Israele sta facendo tutto il possibile per farsi odiare dal mondo intero. Il suo cinismo non ha pari nemmeno tra i paesi più arretrati e violenti per come sta sistematicamente violando tutte le convenzioni internazionali. La Palestina non può essere considerata come un paese di soli “terroristi”. Parliamo invece di un popolo povero e composto prevalentemente da contadini, di un popolo che è quotidianamente derubato dai coloni ebrei delle case, della terra, degli animali che alleva.
Mai un popolo era stato prima affamato e poi sterminato, mai tanti bambini erano stati massacrati da un esercito armato fino ai denti. Armato, tra l’altro, proprio dall’occidente, americani ed europei in prima fila, impegnati da decenni a fornire tonnellate munizioni e di armi sofisticate, tutte regolarmente “scaricate” su quella striscia di terra, unico lembo di territorio rimasto per ospitare un popolo che nessuno vuole più aiutare. Un popolo maledetto, vittima della più grave delle ingiustizie. Israele, che gode dell’appoggio incondizionato del gigante americano che la difende e l’appoggia contro ogni evidenza. È fin troppo facile fare i gradassi contro bambini e donne, prima affamati e poi, quando giungono allo stremo, massacrarli barbaramente. Molte testimonianza riferiscono le sconcertanti aggressioni, nei confronti di civili inermi, con esecuzioni agite sparando alla testa uomini feriti, bambini e persino donne quando tentano di difendere i loro bambini.
E così che un paese fondato su un orribile genocidio subito si è trasformato in un paese rifondato su un altro genocidio, stavolta perpetrato contro un altro popolo ancor più inerme. È vero in Palestina un tempo aveva attecchito un’organizzazione terroristica, Hamas, finanziata dagli stessi servizi segreti israeliani in funzione anti-autorità palestinese. È vero anche che quella organizzazione è stata responsabile di sanguinosi attentati, in Israele e nel mondo, contro cittadini ebrei a loro volta inermi. Ricordiamo i tanti attentati a Gerusalemme e a Tel Aviv, ricordiamo anche i missili lanciati su Israele. Ma di fronte a questi orrori gli israeliani decidono scientemente di decuplicare l’orrore e, cosa peggiore, di aggredire un popolo intero e consentire lo scippo della terra, delle risorse e della dignità. Replicando esattamente ciò che Israele ha subito nei secoli, e che gli ha consentito di ricevere solidarietà e ammirazione dal resto del mondo.
Sembra quasi che questo popolo sia caduto in una perfida trappola, forse perché guidato dalla rabbia cieca di un leader violento. Sembra che il tutto sia stato orchestrato al solo scopo di isolarli.
È recente una polemica scatenata da “Il Fatto Quotidiano”, quando dopo aver pubblicata la foto di un bambino scheletrico di Gaza, l’ha commentata con una scritta che recitava “se questo è un bambino”, un titolo provocatorio, evocativo di un bellissimo scritto di primo Levi, quando ha denunciato gli orrori nei campi di concentramento nazisti. E poco importa se quel bambino non è stato poi gasato, come accadeva nei campi di concentramento nazisti, e neppure che oggi quel bimbo sta meglio, ospitato in Italia e curato per una fibrosi cistica aggravata dalla malnutrizione. La verità è che quel bambino indifeso è stato affamato volontariamente e torturato psicologicamente. Non c’è giustificazione che tenga. Lo ha ricordato anche Leone XIV e lo ricordano, ora, perfino i leaders dei principali paesi civili, che chiedono un’immediata fine di questa strage e il ripristino della ragione perseguendo politiche di pace. Il cinismo di questa era di bullismo trumpiano deve finire per sempre. Lo ha detto anche il nostro Presidente della Repubblica, in evidente contrasto con l’assordante silenzio del governo, che ha deciso di continuare a fare affari e fornire armi ad Israele … perché, dice, non è ancora il momento della pace. Mentre sul New York Times, persino un famoso studioso israeliano, Omer Bartov, ha riconosciuto che si è trattato di un genocidio.
È incredibile quanto tutto ciò che era stato previsto possa essere veramente successo. Era stato detto, dopo il 7 ottobre, che il sangue dei morti palestinesi non sarebbe ricaduto sulla coscienza di Hamas ma su quella della stessa Israele.
Ma gli israeliani, accecati dalla rabbia e guidati da un governo che aveva già deciso di sterminare i palestinesi, ci sono cascati in pieno. Quel popolo è ora schiacciato da una parte dal cinismo di Hamas e dei suoi guerriglieri nascosti sottoterra, e dall’altra dalla cieca violenza del suo esercito, spinto da un premier che ritiene di salvare Israele rispondendo colpo su colpo, e che la pace sia solo una chimera da traditori.
Israele si è così apparecchiato un suicidio perfetto. Ma un giorno capirà di essere caduto in una trappola infernale, e non dovrà fare i conti solo con la carneficina fatta, non degna della sua storia democratica, ma anche con l’odio che avrà generato in intere generazioni di palestinesi e in tutto il mondo contro il suo stesso popolo.
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