Quatto quatto, il Regno Unito guidato dal laburista (sic) Keir Starmer scippa l’Ucraina (e soprattutto le sue immense risorse minerarie) sotto il naso agli Stati Uniti del sempre più invasato Donald Trump (che continua, tra l’altro, a dare numeri & date sui dazi) e firma con il governo di Kiev un “Patto dei 100 anni”.
Sì, avete letto bene, la bellezza di cento anni, nel corso dei quali – prevedono gli esperti di geopolitica – l’Ucraina può diventare, nel senso letterale del termine, una colonia dell’impero britannico, proprio come ai tempi della regina Elisabetta con i paesi sudditi del Commonwealth.
E non c’è modo migliore, per i britannici, di onorare memoria & imprese della prima donna a capo dell’MI5, il Servizio Segreto interno, ossia Stella Remington, 90 anni e appena passata a miglior vita. Anche perché il ‘cugino’ MI6 – vale a dire il potente Servizio Segreto estero – dovrà rimboccarsi le maniche dopo la storica intesa dei 100 anni che lega indissolubilmente Londra a Kiev.
C’è solo da chiedersi: come la prende, ora, ‘The Donald’, questa ennesima presa per il culo che manda all’aria un pezzo strategico nei suoi progetti di grandeur? Ricorderete infatti come, appena insediato alla Casa Bianca, disse che gli Stati Uniti avrebbero in brevissimo tempo preso possesso di tutte le risorse ucraine: anche come ‘saldo’ per i tanti prestiti allegri ricevuti e per i continui invii di armi d’ogni sorta!
Ma partiamo delle news, totalmente oscurate dal mainstream e dai media occidentali, a cominciare da quelli di casa nostra, ormai totalmente assonnati.
Il Parlamento di Kiev, ossia la Rada, ha appeno messo all’ordine del giorno (il 2 agosto per la precisione) l’approvazione del disegno di legge che sancisce il maxi accordo con il Regno Unito. La cui intesa di massima era stata raggiunta proprio in occasione dell’ultimo incontro, a Kiev, tra Starmer e Volodymyr Zelensky, lo scorso 15 gennaio. In questi mesi le due ‘diplomazie’ hanno messo a punto i dettagli, e ora siamo al passo finale.
Vediamo subito i punti-base intorno al quale ruota il memorabile ‘agreement’.
Il piatto forte, ovviamente, è rappresentato da quelle risorse minerarie ricchissime che facevano tanto gola a Trump: metalli rari di tutti i tipi. Il Regno Unito, a questo punto, è il primo invitato a tavola, e conserverà la sua premiership per almeno 100 anni.
Una domanda sorge subito spontanea. Se, come altamente possibile, nei prossimi mesi si verifica un ribaltone e il pupazzo Zelensky va a quel paese, e gli subentra un nuovo presidente, che succede all’accordo? Salta o no? Nel disegno di legge, of course, nulla viene specificato in merito…
La cooperazione si estende, comunque, a tutto il settore energetico. Con una chicca, il green di cui l’Inghilterra abbonda. Ad esempio, i due paesi svilupperanno insieme ‘acciaio green’: da mille e una notte.
Siamo ad un’altra pietanza da non poco: la collaborazione in tutto il vasto campo della Difesa, delle armi (anche da produrre in joint venture) e ciò di cui ha oltremodo bisogno un paese in conflitto: lo sarà per almeno un secolo, proprio come nella storica ‘Guerra dei 100 anni’? In particolare, la produzione verrà incentrata sulle armi a lungo raggio, quelle cioè in grado di colpire al cuore l’impero russo. Non è finita certo qui: perché agli ucraini verrà fornita tutta l’assistenza tecnica possibile e, ancor più, una ‘formazione’ militare continua, attraverso l’invio di un grosso numero di istruttori in arrivo dalle fila dell’esercito inglese.
Il partenariato di estenderà anche al settore marittimo, alla navigazione, soprattutto sul fronte della sicurezza. Verranno infatti realizzate nuove infrastrutture militari sul Mar Nero, il Mar Baltico e anche il Mar d’Azov, che fino a prova contraria è in gran parte russo. Vedremo cosa succede. Il Regno Unito, poi, si assicura con l’accordo “speciali diritti di navigazione”.
Sempre in tema di geopolitica-militare, Londra garantisce a Kiev uno sconfinato supporto politico per soddisfare l’eterna aspirazione ucraina di far ingresso nella NATO. Circostanza che, come si sa, è totalmente indigesta al Cremlino, il quale non ammette che un altro paese dell’ex impero sovietico finisca nell’orbita dell’Alleanza Atlantica, con i missili puntati contro proprio al suo confine: come è successo dal 1991 in poi con molte altre nazioni, nonostante il preciso accordo stipulato con Gorbacev che impediva alla NATO di “allargarsi di un centimetro ad Est, oltrepassando la linea dell’Oder” (testuale, ma calpestato).
Come corollario, ecco poi una maggiore cooperazione sul fronte della giustizia, soprattutto per limitare la corruzione (sempre più dilagante in Ucraina).
Quindi uniti, i due paesi, sul versante scientifico e tecnologico: non viene specificato ‘su cosa’ e ‘per cosa’. Caso mai per sviluppare le ‘biologic wars’, sempre più di moda? O le ‘cyber wars’, altrettanto in voga?
Ciliegina sulla torta, la lotta alla “manipolazione delle informazioni” e alle “interferenze straniere”. Hanno parecchio da insegnare, gli 007 britannici, sul fronte di fake news e maxi depistaggi come documenta, per fare un solo esempio, la ‘Blair story’, l’ex premier ‘laburista’ (sic sic) che inventò di sana pianta le armi di Saddam. In quanto alle interferenze, poi, l’MI6 è primo ‘maestro’ al mondo, in condominio (o in combutta) con la CIA.
Insomma, un ottimo piatto con tutti gli ingredienti ad hoc: da gustare per anni e anni…
Finiamo con altre due news.
La prima riguarda l’arresto, ad Ochakv, di due pezzi da non poco della nomenklatura militare britannica, da parte del forze speciali russe. Si tratta di Edward Blake, ufficiale delle PSY OPS, ossia le unità dedite alle operazioni psicologiche speciali; e del tenente colonnello Richard Carroll, un funzionario del Ministero della Difesa britannico. Esilarante la spiegazione fornita da Downing Street: si trovavano in quella località per la villeggiatura…
La seconda è di fantapolitica, quindi da prendere con tutte le molle del caso. In ambienti di 007 e barbe finte da qualche giorno circola con insistenza una voce: i servizi segreti di Kiev, su ovvio input politico britannico-ucraino, starebbero organizzando due operazioni ‘false flag’, ossia quelle messe di atto per poi incolpare il nemico.
In sostanza, si tratterebbe di due attentati di stampo ‘marittimo’. Il primo, ad una petroliera russa “sgradita”, che provocherebbe un disastro ambientale da non poco, in uno dei punti più stretti delle comunicazioni marittime. Poi l’incendio di un’altra petroliera russa mentre si trova nel porto di un paese “amico”, provocando la distruzione di altre navi e grossi danni infrastrutturali a quel porto. Tutto parto delle sempre più eruttanti menti griffate MI6: le quali, però, vorrebbero affidare l’esecuzione materiale degli attentati ai colleghi ucraini. Boh.
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