YOSSI COHEN / L’EX CAPO MOSSAD IN PISTA PER IL DOPO NETANYAHU

Grandi manovre, in Israele, per il dopo Bibi Netanyahu, il killer internazionale che ormai tutto il mondo conosce, destinato in tempi brevi a lasciare la sua insanguinata poltrona per accomodarsi su quella di super imputato (anche per 3 casi di maxi corruzione) davanti all’Alta Corte di Tel Aviv, nonché alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per i crimini contro l’umanità.

Due, per ora, i candidati che stanno scaldando i motori per presentarsi al prossimo voto politico.

Naftali Bennet. Sopra, Yossi Cohen

L’ex premier Naftali Bennet e l’ex capo del MOSSAD, il potentissimo servizio segreto, Yossi Cohen.

Bennet ha ricoperto la carica di premier per appena un anno, dall’estate 2021 a quella 2022. Il secondo intermezzo (c’è stato anche l’altrettanto breve esecutivo guidato da Ethan Olmert) nel corso del lunghissimo REGNO targato Netanyahu, cominciato oltre 15 anni fa, addirittura nel 2009.

Imprenditore, negli ultimi anni Bennet ha lavorato ‘nell’ombra’, soprattutto sotto il profilo diplomatico: come è successo, per fare un solo esempio, con il conflitto in Ucraina, dove ha cercato, con pochi risultati, di svolgere un ruolo di mediazione nella fase iniziale.

E mesi fa ha già registrato una sua lista, ovviamente di destra, ma più moderata rispetto al Likud eternamente griffato Netanyahu.

Alla cui leadership ha aspirato Cohen, senza riuscirsi. Ed è proprio in procinto di registrare la sua lista per il voto, l’ex capo del Mossad, una ‘creatura’ di Bibi, senza alcuna ombra di dubbio.

Infatti, la candidatura di Cohen viene vista, negli ambienti politici di Tel Aviv, come una sorta di ‘traghettamento’ dello stesso Likud in acque meno burrascose, in sostanziale (ma certo non dichiarata) continuità con la linea Netanyahu.

Ma vediamo alcuni dettagli in più sulla figura del candidato premier.

Maratoneta per passione, definito ‘il Modello’ per l’ostentata eleganza, Cohen venne nominato una dozzina d’anni fa Consigliere per la Sicurezza nazionale dal premier, Bibi of course; il quale poi, nel 2016, lo catapultò al vertice del Mossad, che ha diretto per 5 anni, fino al 2021.

Dopo di allora, è stato responsabile israeliano all’interno di SOFT-BANK e, come il suo ‘rivale’ Bennet, non ha certo mancato di continuare a coltivare le sue relazioni diplomatiche, soprattutto con le cancellerie occidentali, naturalmente. E cercando di aumentare i suoi consensi presso l’elettorato di destra, preponderante in Israele.

Appena un paio di mesi fa, a giugno, sono rimbalzate con sempre maggior frequenza, a Tel Aviv, le voci sulla sua candidatura. Come del resto conferma un articolo pubblicato da ‘The Times of Israele’, intitolato  Ex Mossad Chief Yossi Cohen said considering forming new party before next election

Bibi Netanyahu

Dopo il 7 ottobre, ha cercato di svolgere una sorta di ruolo di mediazione tra l’esecutivo dell’amico Bibi e le famiglie degli ostaggi, proprio per tenere meglio il piede in due staffe, accreditarsi davanti all’opinione pubblica moderata israeliana, con ogni probabilità  ‘annusando’ una possibile discesa politica in campo in tempi medio-brevi.

Più di un anno fa, primavera 2024, un brutto incidente di percorso, che però ha avuto il pregio di svelare il suo vero ‘spessore’.

E’ infatti venuta alla luce, soprattutto grazie ai reportage di ‘The Guardian’, una story che più sporca, ‘dirty’, non si può. Vale a dire una lunga operazione, studiata da lui personalmente, per screditare e delegittimare la procuratrice della Corte Penale Internazionale Fatou Bensouda, ai vertici CPI dal 2012 al 2021.

Ecco i fatti, davvero vergognosi, che risalgono ai primi anni nei quali ricopriva la carica di numero uno del Mossad.

La Corte dell’Aja, infatti, fin dal 2018 aveva deciso di puntare i riflettori sui giganteschi crimini commessi dal governo di Tel Aviv e dal suo esercito criminale, IDF, contro la popolazione palestinese.

In sostanza, Cohen ha cercato di predisporre una ‘trappola’ ai danni di Bensouda, organizzando un paio di incontri ‘top secret’. Le ha comunicato: “Dovresti farci lavorare affinchè noi possiamo prenderci cura di te. E’ meglio che tu non sia immischiata in cose che possono danneggiare te e la tua famiglia”. Un avvertimento in stile prettamente mafioso.

Fatou Bensouda

Non è finita qui. Perché il solerte Cohen ha fatto poi trapelare la notizia che il procuratore CPI era “cosa loro”, vale a dire facilmente manovrabile dal Mossad: proprio per delegittimarla e creale anche ovvi problemi di sicurezza.

La procuratrice è stata inflessibile e rigorosa. Non è caduta nella trappola e, anzi, ha denunciato la sporca manovra architettata da Cohen ad alcuni vertici CPI. Dal canto suo, ‘The Guardian’ ha interpellato ben 4 sue fonti che hanno confermato la storia delle luride manovre griffate Mossad: e ha fatto di più, il quotidiano londinese, mettendo nero su bianco di “tattiche spregevoli” usate dal Servizio segreto di Tel Aviv.

E per fortuna la maxi inchiesta CPI, pur tra mille ostacoli, è andata avanti, raccogliendo prove, & documenti bollenti sui crimini organizzati dalla BIBI BAND dal 2021 al 2024. Tanto che, nella primavera 2024, il presidente della Corte dell’Aja, Karim Kahn, ha spiccato il mandato di cattura internazionale, per crimini di guerra, nei confronti del boia Netanyahu.

Una Corte Penale vista da sempre come fumo negli occhi da parte di Cohen, che la riteneva una minaccia continua e sempre incombente per Israele: e quindi da combattere con ogni mezzo, lecito e, soprattutto illecito, illegale, e anche criminale: seguendo in modo scientifico il copione disegnato dal Killer Maximo, Netanyahu.

Per finire, un’altra chicca nel pedigree del possibile successore di Bibi.

Ai suoi gloriosi anni passati al vertice del più potente e sporco (pari alla CIA) servizio segreto di tutto il pianeta, Cohen ha condotto una complessa operazione per rubare l’archivio nucleare segreto di Teheran: non a fini ‘umanitari’ o di pace, ma per ‘venderlo’: con ogni probabilità ad altri paesi (solitamente definiti ‘canaglia’ dal tanto democratico Occidente) a caccia di ordigni nucleari.

Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di un Paese, Israele, che fin dalla sua nascita, nel 1947 per la scellerata volontà delle neonate Nazioni Unite, ha fatto dell’arroganza, della prepotenza, dell’invasione, dell’occupazione, dello sterminio e del genocidio le sue regole esistenziali.

Una vergogna senza fine.

E chi rimane a non accorgersene?

Ormai la sola Italia sgovernata dallo sgoverno sfascista di Giorgia Meloni & gang al seguito: per i quali “non è ancora maturo il momenti di riconoscere lo Stato della Palestina”.

Lo faranno, nelle loro teste bacate, solo quando non ci sarà più un palestinese sulla faccia della Terra.

Fessi & criminali.


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