Razzismo, omofobia, xenofobia e neofascismo sono tutt’uno. Il giornalismo indipendente dalla melonite racconta il loro incredibile paradosso. Assolve efferati crimini dei ‘bianchi, capelli biondi e preferibilmente occhi azzurri”, vive di slogan, tipo “prima gli italiani”, plaude all’omicidio di un migrante africano ucciso da un’impenditrice italianissima che è passata più volte sul suo corpo con l’auto dopo aver recuperato la borsetta scippata dal migrante, ignora le violenze di branco subite da migranti neri. A chi capitasse di leggere o ascoltare in tv prese di distanza dai responsabili di quanto citato, di episodi recentissimi riferiti qui di seguito, lo segnali a chi scrive. Denuncia Nahum, esponente della comunità ebraica milanese questo ignobile post di haters, destinatari gli ebrei: “Almeno ad Auschwitzland avevate dove lavorare, mangiare e dormire. Quello che state facendo in Palestina non si avvicina anni luce alla vostra farsa (sic) dell’olocausto…”
Di queste bestialità rivolte agli israeliani anche ai democratici che condannano i crimini di Netanyahu sono responsabili figuri di razza bianca. La loro ‘firma’: “Siam quelli là, siamo quelli che hanno preso Anne Frank”. Caso numero due, raduno precampionato del Napoli a Dimaro, in Trentino. Il giornalista napoletano Marcello Framondi, direttore di Napoli ZON, insultato e aggredito fisicamente in Val di Sole per aver dimenticato di pagare un caffè mentre era impegnato per un collegamento in diretta con il suo giornale, nonostante abbia ovviamente pagato il caffè consumato e si sia scusato con il cameriere, che lo ha insultato con l’approvazione del proprietario del bar: “Scimmia napoletana”. Il giornalista: “Possibile non capire che per 2 euro non avrei di certo perso la faccia, e che vengo da Napoli, la patria del caffè sospeso?
Eduardo De Filippo:“Il razzismo anti-Napoletano non è cosa ‘e niente”, tratto da un’amara poesia citata da Gennaro De Crescenzo, professore, scrittore e saggista napoletano: “Se un Napoletano ruba o è volgare… e media, opinionisti o commentatori social generalizzino. Siamo tutti ladri o volgari. Normale se un padano definisce i napoletani “terrone di merda, scimmia napoletana?”.
Manca a queste sofferte considerazioni la condanna per i proprietari di abitazioni del nord in locazione che espongono il cartello “Non si fitta a meridionali”.
De Crescenzo: “Si continua a minimizzare, a negare un problema nato oltre 160 anni fa con l’unificazione italiana e mai risolto: esiste un razzismo anti-napoletano sempre più plateale e diffuso. Migliaia di commenti nauseanti e sempre più carichi di odio (di recente anche “napoletani artificiali”) ed è quello che accade sugli stadi contro il Napoli, specialmente se come in questi anni è vincente. Colpevoli impuniti tifosi razzisti che urlano il loro odio e insulti come ‘Vesuvio erutta, pensaci tu’”.
E che dire dei “Buuu” dei “Torna in Africa” “Sporco nero” subiti dai calciatori di colore che militano in squadre italiane, della Lega, del razzismo violento dei neofascisti?
[Post scriptum. Chiede Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano: “Vi ricordate cosa dissero di noi al tempo del Covid? Di non aspettarsi che l’eccellenza delle cure arrivasse da Napoli, insulto dell’ignoranza, di chi non conosce il valore della comunità scientifica napoletana all’avanguardia da secoli”. L’implicito rimprovero antirazzista è sostanziato dalla sensazionale notizia della vista recuperata da chi l’aveva persa per responsabilità di una rara malattia ereditaria della retina associata a sordità e cecità progressiva. Il ‘miracolato è il trentottenne Antonio, primo paziente al mondo trattato con una terapia genica ideata dall’istituto Telethon Tigem e operato dalla clinica oculistica dell’università “Vanvitelli” della Campania. In terapia ci sono altri sette pazienti. Dopo un anno dall’intervento Antonio rivede forme e colori. Con la vista ha riconquistato l’autonomia e racchiude in una frase l’accaduto: “Non è solo vedere, è iniziare a vivere”. Forgione conclude il suo commento così, parafrasando un vecchio detto: “Napoli fa venì ‘a vista ai cecati”].
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