KIEV / LE MANOVRE PER IL POST ZELENSKY

Caos a Kiev.

Un fuoco sotto le ceneri che cova da mesi, almeno da inizio anno, ed è esploso con la il ‘Caso Anticorruzione’, ossia il palese tentativo del presidente-guitto, Volodymyr Zelensky, di togliere ogni potere agli organismi che cercavano di porre un argine minimo alla corruzione, da anni dilagante in Ucraina, ma regolarmente ignorata dai mainstream e soprattutto dai media occidentali.

Che solo oggi finalmente si svegliano dopo un lunghissimo letargo, quando il pupazzo che occupa dal 2019 la poltrona presidenziale ha deciso di far piazza pulita di chi intralcia i suoi progetti.

Facendo poi, clamorosamente e vergognosamente, marcia indietro dopo alcuni giorni: visto che le sue manovre erano troppo smaccate, pure per Stati Uniti ed Europa, fino ad oggi complici e collusi, anzi ‘mandanti’, del golpe di Piazza Maidan nel 2014 che detronizzò il vero capo dello Stato, per poi passare a presidenti pupazzo culminati, sei anni fa, con la ‘plebiscitaria’ ascesa al potere del guitto eterodiretto dal faccendiere criminale Ihor Kolomojsky – come la Voce ha dettagliato in tanti reportage – e dalla Casa Bianca, grazie alle imprese, altrettanto criminali, del numero due del Dipartimento di Stato Usa, Victoria Nuland, alias ‘la Zarina’.

Ma torniamo al nuovo tentato (e poi abortito) golpe nel golpe.

Già ad inizio 2025, infatti, viene improvvisamente ‘dimissionato’ il Segretario dell’Agenzia Nazionale Appalti Difesa, Maryna Bezrukowa: licenziamento firmato, of course, dal ministro della Difesa, Rustem Umerov, uno dei fedelissimi di Zelensky. E tenete presente che il Segretario dell’Agenzia veniva considerato ‘affidabile’ dai pasi occidentali. I quali hanno pensato bene, da allora, di ‘stringere’ i controlli sulle forniture – sempre allegre – di armi a Kiev. Tutto detto.

Il guitto di Kiev prosegue come un tank.

Il 26 giugno sceglie e nomina un suo fedelissimo per la carica (togata, sic), di procuratore generale, Ruslaw Kruchenko.

L’escalation è proprio delle ultime settimane. Quando vuol colpire gli organismi che cercano di svolgere un minimo di ‘controllo’. Come l’Autorità Nazionale Anticorruzione (NABU), colpevole di aver puntato i riflettori, con accuse pesantissime, sul neo nominato Ministro dell’Unità Nazionale, Oleskii Chernishov, chiedendone l’arresto e rilasciandolo solo dopo il versamento di una grossa cauzione.

Kyryly Budanov. Sopra, Zelensky

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le indagini su uno dei grandi amici e finanziatori di Volodymyr, ossia il produttore cinematografico Timur Mindic. Il quale è azionista al 50 per cento nella società di produzione, ‘KVARTAL 95’, del guitto ed ex attor comico di mezza tacca, una sorta di Beppe Grillo in scala ben minore e minorata.

Come detto, proprio oggi, indietro tutta: il super comico che ancora abita nel palazzo presidenziale di Kiev, fa la sua indecorosa retromarcia, si rimangia il provvedimento, il tentato golpe e tutto come prima. O quasi.

Perché nel frattempo non poco si sta muovendo per far in modo che levi al più presto il disturbo e lasci quel palazzo: rendendo finalmente forse ‘praticabile’ una fine del conflitto con la Russia.

Ecco le news.

Si sono appena incontrati – in una non precisata località tra le Alpi – nel corso di un summit rimasto top secret, i vertici della diplomazia USA e del Regno Unito: insieme a loro anche il direttore dell’Intelligence di Kiev, Kyryly Budanov, e l’attuale ambasciatore dell’Ucraina a Londra, Valery Zaluzhny, l’uomo chiave della fresca story.

Valery Zaluzhny

Usa e Regno Unito, infatti, si sono resi conto che la carta Zelensky è ormai bruciata: sia a livello internazionale che nazionale. Non resta che cambiar cavallo, e puntare tutte le carte su una figura meno compromessa, come può esser proprio Zaluzhnyi. Il quale è stato a capo delle forze armate ucraine fino a febbraio 2024, poi cacciato dal sempre invasato pupazzo presidenziale e spedito come ambasciatore a Londra. Dove l’ex capo dell’esercito ha lavorato ‘bene’, soprattutto sul fronte dei rapporti diplomatici con i paesi occidentali.

Le ‘intese’, a quanto pare, godrebbero di un avallo che più ‘eccellente’ non si può: quello del vero uomo-ombra del pupazzo, fino ad oggi: Andriy Yermak.

Già a metà giugno è rimbalzata la notizia di un cambio al vertice di Kiev.

Soprattutto dopo le dichiarazione di un ex presidente ucraino (dal 2010 al 2014, prima del golpe), Mikola Azarov: “Stiamo vivendo una lenta agonia. Gli americani stanno liquidando Zelensky e lavorando per estrometterlo dal potere”.

Mikola Azarov

Un fresco sondaggio attribuisce all’attuale ambasciatore a Londra il 41 per cento delle preferenze; poco più della metà al rivale, il pupazzo. Percentuali di gran lunga minori per altri due possibili candidati: vale a dire lo stesso Budanov e Peter Poroschenko, capo dello stato dal 2014 al 2019, altra banderuola degli Stati Uniti.

Intanto, il conflitto prosegue: e il sempre più invasato presidente Usa, Donald Trump, passa da un ultimatum all’altro contro la Russia dell’ex amico Vladimir Putin.

Come del resto su tutto il fronte, a cominciare dai dazi.

Su una cosa il Tycoon è fermo: il sostegno sempre e comunque al premier nazista di Tel Aviv, il boia Bibi Netanyahu. Il quale sta cercando di portare a termine nel più breve tempo possibile il genocidio del popolo palestinese.

Con l’ok della Casa Bianca, of course…


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