SIRIA / L’MI6 INGLESE DIRIGE IL “BURATTINO” AL JOLANI

La Siria, oggi, è eterodiretta da Londra.

Il governo salito al potere alcuni mesi fa detronizzando Bashar al-Assad, guidato dall’ex terrorista di ISIS e AL-QAEDA, Ahmad al-Sharaa, alias Abu Mohammed Al-Jolani, è telecomandato dal potentissimo MI6, lo storico Servizio Segreto di sua maestà britannica.

Jonathan Powell. In apertura, Al Jolani

Il ‘puparo’ ha un nome ben preciso: si tratta di Jonathan Powell, Consigliere per la Sicurezza nell’esecutivo guidato dal laburista (sic) Keir Starmer, suo braccio destro (anche sinistro) e già  eminenza grigia nel famigerato governo Blair che portò alla devastazione dell’Iraq.

La misteriosa sigla che tiene le fila di tutta la lurida connection si chiama INTER-MEDIATE, fondata dall’onnipresente Powell e che ha stabilito i suoi freschi uffici – guarda caso – proprio all’interno del Palazzo presidenziale di Damasco. Senza alcun pudore e senza un briciolo di vergogna: non troppo british, per la verità…

Le novità, non poco esplosive, arrivano da una fonte che più attendibile non si può: Kit Klarenberg, il reporter investigativo britannico super esperto di MI6, che lo tiene ben d’occhio. Tanto che, due anni fa, lo fermò e interrogò per 6 ore all’aeroporto londinese di Luthon. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra del nostro sito, digitare KIT KLARENBERG per ritrovare non solo quella dirty story, ma tante altre da lui dettagliate, soprattutto attraverso l’ottimo sito di contro-informazione ‘The GreyZone’, e riprese dalla Voce.

Vediamo allora, in rapida carrellata, alcuni passaggi salienti della sua inchiesta.

La società INTER-MEDIATE, fondata appunto da Powell in perfetta sinergia con l’MI6, ha “mediato” mesi fa per il ristabilimento  delle relazioni diplomatiche tra Londra e Damasco, celebrato anche in via ufficiale attraverso l’incontro tra il ministro degli Esteri britannico, David Lanny, e il nuovo presidente siriano, l’autoproclamato  Al Jolani.

I conservatori inglesi giorni fa sono partiti all’attacco, denunciando la connection, puntando l’indice su un gigantesco conflitto di interessi (a proposito di Inter-Mediate) e una lunga sfilza di zone d’ombra, tutte da chiarire. E hanno bollato la sigla come covo di “spie e agenti sotto copertura esternalizzati che portano avanti discussioni segrete con leader politici e gruppi armati per raggiungere accordi negoziali”.

Il primo a puntare i riflettori sulla vicenda degna dei migliori film alla James Bond, è stato un paio di mesi Robert Ford, ex ambasciatore di Washington a Londra dal 2011 al 2014. Il suo j’accuse è stato poi ripreso dal quotidiano ‘Independent Arabia’ e ora non pochi media britannici (e non solo) cominciano a parlare della connection tra Londra e l’amministrazione siriana , composta da “estremisti senza scrupoli legati all’ISIS e ad Al-Qaeda”.

Robert Ford

La ‘Grey Zone’ – è il caso di dire – fino ad oggi non sufficientemente illuminata riguarda proprio il ruolo strategico svolto dall’MI6 nella gestione del burattino Al-Jolani e dei suoi scagnozzi”, come in modo colorito li definisce Klarenberg.

Può quindi essere molto utile leggere integralmente il reportage, tradotto e messo in rete dall’ottimo sito di contro-informazione nostrano ‘comedonchisciotte” e titolato  L’MI6 è integrato nel governo siriano di Al-Qaeda

QUI potete trovare il link che vi farà leggere la versione in lingua originale firmata da Klarenberg.

La piovra MI6, comunque, da molti anni estende i suo tentacoli in non pochi paesi mediorientali, e certo non a fini umanitari.

Un esempio lampante è quello del Libano, che ricalca un po’ lo stesso copione. In un precedente reportage, lo stesso super esperto dei Servizi britannici, ha documentato come l’intero apparato di Sicurezza e di Intelligence di Beirut sia pesantemente infiltrato dagli 007 londinesi. Al punto che una società altrettanto misteriosa – e inglese, of course – ossia ‘TORCHLIGHT’ – ha pensato bene di stabilire il suo quartier generale proprio all’interno della Direzione dell’Intelligence militare libanese.

Ai confini della realtà!

Ma torniamo al vero James Bond di tutta la dirty story di spie & spioni, mister Powell. Il gran regista del depistaggio iracheno e, quindi, il vero responsabile morale (non da solo, of course) dell’invasione e del massacro di quel popolo nel 2001.

Se ricordate Stati Uniti e Gran Bretagna all’epoca erano a caccia della ‘pistola fumante’, la prova del 9 circa le armi di distruzioni di massa in possesso di Saddam Hussein. Non riuscendole a trovarle, se le inventarono di sana pianta. E quale mente vulcanica partorì l’ideona che ha causato quel genocidio?

Mister Powell, naturalmente: lo sussurrò all’orecchio del suo premier, Tony Blair. Che, a sua volta, convinse George W. Bush e il suo Braccio destro, il Segretario di Stato, Colin Powell. I quali (Blair e Powell) solo dopo molti anni confessarono – come viole mammole – che era tutta una bufala, una colossale montatura!

Commenta Klarenberg: “Powell riteneva che Saddam Hussein dovesse essere eliminato. Si trattava, secondo Blair, di ‘interventismo liberale’ che invitava l’Occidente a farsi coinvolgere nei conflitti altrui’”.

Colin Powell

Della ‘Cricca’ fa parte a pieno titolo l’attuale ambasciatore di Londra a Washington, Peter Mandelson.

Secondo il ‘Mail on Sunday’, sono proprio loro, ossia Powell e Mandelson “le vere forze della diplomazia britannica”, mentre il ministro Lanny svolge un ruolo semplicemente “decorativo”.

Ecco il commento finale del reporter inglese: “Powell, oggi, ha gli stessi istinti, come braccio destro di Starmer (e in qualche modo primo ministro ombra, ndr). Dopo l’Iran e l’Afghanistan, vuole ancora salvare il modo”.

E chi ci salverà da lui e dai criminali della sua razza e del suo spessore?

P.S. Volevamo segnalarvi un altro pezzo messo in rete, sui fatti siriani, da ‘Renovatio 21’, intitolato  Purghe jihadiste camuffate da ‘incendi’ sotto il governo siriano


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