Quel che accade a Gaza, se l’angolazione di chi la descrive non è di matrice israeliana, dimensiona con realismo la verità su quanto di sbandierata novità s’interseca con il massacro di palestinesi, tragedia non interrotta dalle dieci ore di tregua dichiarate da Israele con l’evidente intento di sottrarsi all’indignazione mondiale per le morti da denutrizione, nuovo esempio di cinica ipocrisia di un Paese per metà dominato dalla destra genocida di Netanyah. Dieci ore di ‘pausa umanitaria’ gestite da Tel Aviv (e non è un totale ‘cessate il fuoco’) sono anche perfida astuzia, tentativo di distrarre il mondo dall’impegno a imporre che lo Stato della Palestina sia universalmente riconosciuto e tutelato come ogni altro popolo della Terra. Inoltre, l’organizzazione per l’ingresso degli aiuti è in alto mare e poi, sarà davvero permesso il via libera ai camion carichi di aiuti? Tutto da vedere. Persistendo il divieto ai giornalisti di operare nella Striscia, consoceremo mai la ricaduta dell’operazione sulla fine dei morti per fame? La tregua è anche una maldestra risposta alle iniziative di Paesi europei per aiuti a Gaza con lanci aerei di generi alimentari, iniziativa che tra l’altro a Gaza criticano definendoli un ‘umiliante’ tentativo di svilire mediaticamente la condanna per la ‘guerra della fame’. In quel che resta della Striscia, nel fazzoletto di 45 chilometri quadrati di terra non ancora depredata da Netanyahu, vivono due milioni di palestinesi: non c’è lo spazio per far atterrare i sacchi senza provocare fare morti, feriti, senza sfondare le tende che ospitano gli sfollati dalle case rase al suolo. E comunque, i sacchi di farina recuperabili sono molto pochi. Molti dubbi anche sul destino dei contenitori alimentari sganciati in mare dagli aerei di Francia, Gran Bretagna, Germania, in balia delle correnti e degli Israeliani che presidiano le coste di Gaza per impedire sbarchi, approdi di navi umanitarie e aiuti dal cielo. Indigna la scia di tragedie che giustificano la sfiducia nel sistema umanitario ostacolato da Israele. Nel tentativo di prendere un pacco di riso si rischia la vita. Tredici morti nel sito Ghf di Netzarim, sette nelle vicinanze del valico di Zikim, uccise decine di palestinesi in coda per ricevere un pezzo di pane. Altro che tregua.
DIPLOMAZIA IN CAMPO
Piero Benassi, già consigliere diplomatico a palazzo Chigi con Giuseppe Conte premier, Pasquale Ferrara, ex direttore generale per gli Affari politici della Farnesina, Rocco Cangelosi, già consigliere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Ferdinando Nelli Feroci, diplomatico di lungo corso ed ex Commissario europeo per l’industria, Pasquale Terracciano, già ambasciatore a Madrid, Londra e Mosca. Figure prestigiose della diplomazia italiana: sono solo 5 dei 40 ex rappresentanti dell’Italia all’estero che contestano la colpevole ritrosia del governo nel riconoscere lo Stato della Palestina. La sollecitazione è rivolta con una lettera, direttamente alla Meloni cinica temporeggiatrice che definisce prematuro, affrettato aderire all’iniziativa di Macron. Scrivono i diplomatici: “Ci sono momenti nella storia in cui non sono più possibili ambiguità né collocazioni intermedie. Da molti mesi non ci sono più giustificazioni possibili o argomentazioni convincenti sulla condotta delle operazioni militari israeliane a Gaza. Gli esecrabili attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 non hanno più alcuna relazione con l’orrore perpetrato nella Striscia da Israele nei confronti della stragrande maggioranza di civili inermi, che non ha nulla a che vedere con il diritto di Israele all’autodifesa. Non è affatto improprio definirlo pulizia etnica e la Corte Internazionale di Giustizia esamina l’esistenza di estremi del genocidio: “Le flagranti violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone, che non risparmiano bambini, donne, anziani, ammalati, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra, la costante inosservanza della legalità internazionale e del diritto umanitario, di cui il governo israeliano dovrà rispondere, minano le fondamenta della comunità internazionale e cancellano conquiste etiche maturate in decenni di consuetudini internazionali. Le inaccettabili restrizioni per l’accesso umanitario a Gaza, la riduzione a livelli minimi inaccettabili, senza reali alternative, delle attività delle organizzazioni internazionali sono responsabili delle nuove vittime innocenti. Si aggiungono alle decine di migliaia già provocate dai massicci e indiscriminati bombardamenti israeliani in tutta la Striscia. Servono gesti politico-diplomatici concreti ed efficaci”. La richiesta al governo è di adottare comportamenti conseguenti: “Sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele; sostenere in sede UE ogni iniziativa che preveda sanzioni individuali nei confronti dei Ministri israeliani come Smotrich e Ben G’vir che incoraggiano e appoggiano il moltiplicarsi degli insediamenti illegali e le violenze dei coloni in Cisgiordania. Unirsi al consenso europeo per la sospensione temporanea dell’Accordo di associazione tra Israele e l’Unione Europea. L’iniziativa da assumere con urgenza, di altissimo significato politico, è l’immediato riconoscimento nazionale dello Stato di Palestina, in vista della Conferenza internazionale sull’attuazione della soluzione due Stati. “Questa decisione confermerebbe che da parte italiana la prospettiva di “due popoli, due Stati” non è solo uno slogan, che si tratta di un percorso negoziale da riprendere immediatamente” Continua a tentennare la Meloni?
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