LA VITA AFFIDATA AL MARE

In risposta alla catastrofica carestia nella Striscia di Gaza, un gruppo di cittadini egiziani ha dato vita a un’iniziativa senza precedenti: lanciare bottiglie piene di cibo nel Mar Mediterraneo nella speranza che raggiungano le coste palestinesi. Il gesto, battezzato “Da mare a mare, una bottiglia di speranza per Gaza”, è nato come atto simbolico ma guadagna rapidamente attenzione internazionale. Uuomini, donne e giovani egiziani riempiono bottiglie e taniche di plastica, da uno a 25 litri, con riso, lenticchie, cereali e altri alimenti secchi. Poi, le sigillano con cura e le affidano alle onde del Mediterraneo, nella speranza che la corrente le trasporti verso la costa assediata di Gaza. L’idea delle “bottiglie di speranza” è di un accademico e ingegnere egiziano. Ha spiegato che una tanica da 25 litri può contenere fino a otto chilogrammi di cibo, lasciando abbastanza aria da garantirne la galleggiabilità. Per massimizzare le probabilità che le bottiglie raggiungano Gaza, consiglia di lanciarle in mare ad almeno quattro chilometri dalla costa, con un’inclinazione di 60 gradi verso nord-est, sfruttando le correnti superficiali che nel Mediterraneo orientale scorrono da ovest a est. Un contenitore lanciato da località come Damietta o Port Said potrebbe impiegare tra le 72 e le 96 ore per arrivare alle spiagge di Gaza. L’iniziativa ha subito trovato eco nei Paesi vicini: si moltiplicano gli appelli per replicare il gesto da altre coste mediterranee. I promotori sperano che il simbolismo si trasformi in una vera e propria forma di pressione popolare, di umanità autentica in tempi di disumanità politica.

Secondo l’ONU, oltre mille palestinesi sarebbero stati uccisi da forze israeliane mentre cercavano cibo. Le principali ONG umanitarie, come Save the Children, Oxfam e Medici Senza Frontiere, parlano apertamente di colleghi “allo stremo” e di intere famiglie ridotte alla fame. Dal 7 ottobre 2023, il bilancio delle vittime palestinesi ha superato i 59mila morti, numero che gli esperti giudicano sottostimato. L’iniziativa degli aiuti via mare nasce come risposta estrema all’assedio imposto da Israele, che ha bloccato i valichi terrestri e impedito l’ingresso di aiuti umanitari. Oltre 100 organizzazioni denunciano una crisi di “carestia di massa” nella Striscia. Più di 950 camion carichi di aiuti risultano fermi al confine con l’Egitto, mentre centinaia di migliaia di palestinesi lottano quotidianamente contro la fame. Molti di loro, purtroppo, muoiono. Per Francia, Gran Bretagna e Spagna (assente l’Italia meloniana) è in corso un’operazione umanitaria con il lancio in mare da aerei di aiuti alimentari.  E arriva la contromossa di Tel Aviv, che per sottrarsi all’accusa di affamare i palestinesi, dei morti per fame, fanno sapere di aver ‘concesso’ una tregua per fornire a Gaza cibo e acqua.  E il nostro governo di disumani? “Compatto nel no al riconoscimento della Palestina Stato” E la Meloni, con spietato cinismo: “È troppo presto”.


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento