LIBERA SATIRA

La satira è un’arte antica ma sempre verde, è la voce libera che la seriosità di chi contesta il potere non ha facoltà di mettere in campo, pena querele, ritorsioni, salassi finanziari. Per esemplificare il postulato non serve intrufolarsi negli archivi della memoria. È fresco il racconto della reazione da paura di Trump alle rivelazioni dal prestigioso quotidiano Wall Street news di Murdoc che lo indica come autore di un’imbarazzante lettera di auguri al pedopornografo Epstein, colpevole in carcere con l’accusa di i aver organizzato un giro di prostitute minorenni offerte a Vip d’ogni tipo. La firma disegnata del biglietto imita i peli di un pube femminile. Il tycoon smentisce, ma trema per gli sviluppi del caso che potrebbe dimostrare il suo coinvolgimento faccende scandalose e adotta la strategia dell’attacco a chi l‘attacca. Pretende da Murdoc un risarcimento di 10 miliardi di dollari. Nessuna rivendicazione invece per i vignettisti che hanno pubblicato il biglietto incriminato nel loro contesto satirico. Vignettisti: quando era politicamente in sé, prima di rifugiarsi nella destra, ha giganteggiato Forattini. Lo hanno disarcionato firme geniali e nel nostro tempo di bavagli all’informazione ne sonno esenti, tra gli altri Altan, il raffinato Mauro Biani (sua la vignetta di apertura), Massimo Bucchi, il napoletano Riccardo Marassi e la mitica Laura Pellegrini (Elle Kappa), talentuosa autrice di satira politica e di costume che con la sua pungente ironia si inserisce in una tradizione di satira sociale e politica (A. Pazienza, Vincino)

 

MACRON APRE IL FRONTE della condanna di Israele, risponde alla minaccia di Netanyahu di eliminare dalla Terra il popolo superstite di Gaza con l’annuncio del riconoscimento dello Stato di Palestina. La Gran Bretagna potrebbe accodarsi presto e indurre l’Occidente intero a condividerla. Oggi, Elle Kappa affida il commento al massacro disumano di palestinesi ai suoi personaggi parlanti. Il primo: “È presto per un cessate il fuoco nella striscia di Gaza”. E l’altro: “Ci sono due milioni di palestinesi ancora vivi”. A integrare l’amarezza di questa tragica lettura del genocidio la replica della notizia del premio conferito a Salvini “miglior amico”,  da Israele e l’ignobile commento del leghista: “Israele è un presidio di legalità”.

 


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