Se un papà coglie in flagranza di impertinenza il figlio imberbe con le dita nella marmellata e il pargolo mente, nega il ‘misfatto’, la punizione è “tre giorni senza smartphone e paghetta settimanale dimezzata”. Se a un presidente americano si allunga il naso perché bugiardo, può costargli l’impeachment, la destituzione, ma non succede a Trump. Non basta un rapido scorrere le numerose pagine pubblicate da Internet per aver contezza della mole di bugie impunite che il tycoon ha sparacchiato in corso del mandato presidenziale. Ma richiederebbe pazienza ampi spazi e tempi lunghi. E comunque, bugie impunite, perché? Risponde la consapevolezza che l’inquilino ‘abusivo’ della Casa Bianca ha spazzato via dal cerchio protettivo personale chi lo farebbe condannare in assoluto e in particolare perché bugiardo, cioè in status incompatibile con il ruolo di presidente degli Stati Uniti, argomento evidentemente insufficiente per liberarsene.
IL GOVERNO DEL BEL PAESE, dei ‘fratelli e sorelle d’Italia’ è sulla scia del Donald tirannocrate, scarpettiano e pericoloso immobiliarista. I beneficiati con ministeri, sottosegretari e amici di merenda e da ultimo il guardasigilli Nordio, mentono sapendo di mentire, consapevoli che nulla accadrà per complicità dei giudici amici (ora anche il neo Consiglio Superiore della Magistratura pende a destra), per disaffezione degli italiani alla partecipazione politica, di elettori protagonisti attivi del loro futuro e non meno per deficit energetico delle opposizioni, alle prese con ‘l’unione disunita’ del campo largo. Il Nordio pensiero sul Caso Almasri è un concentrato di bugie e lo è il suo labile alibi sulla poco dignitosa contraddizione in tema di separazione delle carriere. Nel ’94 firmò l’appello contro la riforma Berlusconi che le proponeva, oggi la sostiene tenacemente. “Ho cambiato idea per il suicidio morte di un suo indagato”. Balle e balle gli strilli della Meloni sui centri di detenzione albanesi: “Funzioneranno…funzioneranno”. Fino ad oggi il centro di Gjader, prigione in trasferta, ha sottratto all’urgenza italiana di carenze sociali 750 milioni di euro per la detenzione in trasferta di 20. Sì, di solo venti profughi. Calcolo semplice: ogni posto dei lager albanesi è costato 153 mila euro, contro i ventimila di Porto Empedocle e di 528mila euro è stato l’onere per ospitare forze di polizia, personale di supporto.
FABRIZIO CORESI, ACTION AID: “Il più caro, disumano, fallimento delle politiche migratorie italiane”.
DIRE BUGIE sembrerebbe addirittura premiare chi le dice. Come nel caso della “borgatara della Garbatella”, glorificata con foto in copertina colosso mediatico dell’americano Time.
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