NETANYAHU / RIPRENDONO I MAXI PROCESSI PER CORRUZIONE. E NON SOLO

Da qualche mese sono ricominciate le udienze per i processi a carico del premier boia di Tel Aviv, Bibi Netanyahu, avviati nel 2020 e poi subito sospesi per la pandemia e, successivamente, per dar inizio al genocidio dei palestinesi, scientificamente studiato dal governo nazista che sta dando il colpo finale di acceleratore.

All’udienza di un paio di giorni fa, mister Bibi non si è presentato davanti all’Alta Corte, adducendo motivi di salute: è stato colpito da una ’intossicazione alimentare’, causata dall’ingestione ‘cibo avariato’, come fa sapere ‘The Times of Israel’.

Forse un’indigestione provocata dalla carni dei corpi di bimbi palestinesi non ben ripassati in padella? Oppure ‘ossobuchi’ non ben frollati, visto che i corpi di tanti civili sono crivellati di colpi a non finire?

Difficile stabilirlo.

Ma vediamo le ultime, tragiche news da Gaza per poi ricostruire sommariamente la dirty story dei vari processi contro il premier, intoccabile, su quella lurida poltrona, da oltre 15 anni: insediato nel 2009 e ininterrottamente numero uno a parte la parentesi di Ehud Olmert (che per un’accusa minuscola di corruzione, rispetto a queste, si dimise).

Ehud Olmert. Sopra, Netanyahu nel banco degli imputati

Nell’ultimo raid, l’esercito killer di Tel Aviv (IDF) ha ammazzato oltre cento inermi palestinesi, 92 dei quali avevano la colpa di essere in fila per il pane. Tra essi moltissimi bambini.

Lo stesso nazi IDF ha dato via ad una maxi operazione con mezzi terra-aria, per evacuare gli ultimi palestinesi rimasti nella Striscia: siamo arrivati – osservano le truppe SS – a sgomberare l’88 per cento del territorio. Resta poco.

Dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite – che non servono, ormai è certificato, ad un cavolo – pigolano: “Lo scenario a Gaza è devastante”. E poi?

Proprio l’ex premier Olmert lancia accuse gravissime – e arci giustificate – contro il suo predecessore e successore, avvitato alla poltrona, processi permettendo come vedremo. Ecco le sue parole di fuoco: “Rafah è ormai diventata un intero campo di concentramento. Netanyahu deve essere al più presto processato anche per questi giganteschi crimini”. Sia nella ‘sua’ Tel Aviv, che all’Aja.

Aggiunge Olmert: “Tutte le operazioni sono finalizzate a dare ai coloni il nord della Striscia di Gaza”.

E propone, in modo illuminato (ma forse tardivo, visto che il massacro è stato già compiuto): “La Striscia deve essere guidata dall’Autorità Nazionale Palestinese in collaborazione con i paesi arabi moderati, come Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Bahrein”. Più moderati di così…

papa Leone XIV

Alcune ore fa il numero uno dell’ANP, Abu Mazen, si è sentito telefonicamente con Papa Leone, che ha ‘ritualmente’ ri-affermato che la guerra deve finire e non deve essere più sparso sangue innocente (soprattutto, a suo parere, cristiano).

 

L’ANP torna alla ribalta anche sul fronte dei processi a carico del premier boia.

Perché uno dei essi non lo tira in ballo, fino ad ora, giudiziariamente, ma politicamente e moralmente sì, una vera bomba. Riguarda due fidatissimi collaboratori del premier, alla sbarra per aver ricevuto montagne di petrodollari dal Qatar, e averle recapitate – sotto la supervisione di Netanyahu, of course – nelle casse della ‘nemica’ Hamas. Tutto ciò proprio in funzione anti ANP, e per rafforzare Hamas: la quale, quindi, da oltre una dozzina di anni è stata foraggiata a mani basse dai governi Netanyahu. E la ‘certificazione’ arriva addirittura da un documento ufficiale del Likud, il partito del boia, elaborato nel 2019, in cui viene sostenuta la necessità di continuare nel sostegno economico (via Qatar, ma non solo) ad Hamas. Soprattutto per evitare la possibile creazione dei 2 Stati, come sempre invocato da ANP. Capito?   

Per rammentarvi la lurida vicenda, vi riproponiamo il primo pezzo messo in rete dalla Voce dopo l’auto-strage del 7 ottobre. E’ Infatti del 21 ottobre 2013 il nostro reportage “Hamas / Ecco come è cresciuta grazie a Bibi Netanyahu & C

HAMAS / ECCO COME E’ CRESCIUTA GRAZIE A BIBI NETANYAHU & C.

Il premier nazista deve comunque affrontare direttamente altri tre processi per corruzione e maxi tangenti. Si tratta di storie “separate ma per certi versi collegate”, come dettagliano alcuni cronisti locali.

Prima dell’ultima udienza (rinviata a causa dell’indigestione super ministeriale), se ne erano tenute altre due.

Una poche settimane fa, il 29 giugno, stavolta rinviata per motivi diplomatici, e la giustificazione è stata firmata dal grande amico e sodale di tutti i crimini, Donald Trump.

La precedente il 10 dicembre 2024, quando Bibi si esibì in una sceneggiata degna del più sgarrupato teatrino di periferia (caso mai bombardato): “Ho sempre dedicato la mia vita allo Stato – disse gonfiando il petto ed anche lo stomaco e in cambio il sistema mi sta perseguitando, in modo unico, con accuse fantasma. Non soddisfatto, osò aggiungere: “Il sistema sta soffocando la vera voce del popolo”. Ci vuole una bella faccia tosta, o di bronzo; oppure, se preferite, di un criminale che più incallito non si può.

Le sue farneticanti parole erano rivolte, of course, a tutto il suo Popolo Eletto, alla Nazione e ai 3 giudici chiamati a pronunciarsi sui contenziosi per corruzione e frode nei quali è direttamente coinvolto (gli altri, ben più gravi, verranno celebrati a genocidio ormai compiuto: ossia i soldi ad Hamas e, appunto, i crimini di guerra).

I casi, come detto, sono tre. E li sintetizziamo brevemente. Sono rubricati come ‘Caso 1000’, ‘Caso 2000’ e ‘Caso 4000’.

Arnon Milchan

Il ‘Caso 1000’ lo vede in combutta con il produttore di Hollywood (purtroppo, nel suo pedigree anche ‘C’era una volta l’America’) Arnon Milchan e con il miliardario australiano James Packer. 300 mila dollari in cambio di una serie di favori fiscali e pressioni ad hoc sul ministero delle Finanze di Tel Aviv. I fatti risalgono al periodo 2007-2016, certo non un breve lasso di tempo.

Il ‘Caso 2000’ è tutto mediatico-editoriale. Una combine, in sostanza, fra il premier (sic) e l’editore di ‘Yediot Aharonet’, ai danni del quotidiano rivale edito da Sheldon Adelson, per ottenere una propaganda del tutto favorevole dal primo.

Il ‘Caso 4000’, invece, coinvolge i rapporti tra il premier in vena di affari ed un grosso commerciante israeliano, Shaul Ebvitech, e la moglie, Iris. Le vicende sotto i riflettori giudiziari riguardano il periodo 2012-2017. Business miliardari.

Può bastare?


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