MILANO / ALLORA LA VERGOGNOSA SCENEGGIATA DI “MANI PULITE”. E ORA ?

Milano ieri oggi e domani.

La Milano del mitico Lucio Dalla; ‘poi Milan e Benfica, Milano che fatica…”.

La Milano da bere anni ’80, con i craxiani al potere e il cognato di re Bettino, Gianni Pillitteri, sulla poltrona di primo cittadino.

Oggi la Milano di Beppe Sala, il bonaccione con la maglietta PD che ha esordito con l’EXPO, cavalcato negli anni e ora pare arrivato all’ultima stazione, scaricato da tutti o quasi. La Milano degli intoccabili, a quanto pare, palazzinari e archistar al seguito.

Ma qual è mai la vera sostanza della nuova Mani pulite in salsa meneghina? Staremo a vedere.

MILANO DA BERE E CONNECTION VESUVIANE

Intanto – anche per districarci meglio – torniamo a quell’incipit, il primo vagito di Tangentopoli.

17 febbraio 1992. Al ‘Pio Albergo Trivulzio’, casa milanese per anziani, viene beccato con le mani nel sacco (o meglio, nel cesso) il primo attore che entra sul palcoscenico di ‘Mani Pulite’, al secolo Mario Chiesa, che cercava di far sparire nei gorghi del gabinetto i 7 milioni di vecchie lire della ormai storica mazzetta.

Lo stesso giorno, all’Università Bocconi di Milano si presentano due libri: uno made in Milano e uno made in Napoli, ma entrambi sul Sistema delle Tangenti fino ad allora praticamente un tabù. Un territorio totalmente sconosciuto.

Il libro di Elio Veltri e Gianni Barbacetto. Sopra, Beppe Sala

Il primo volume è “La Milano degli scandali”, firmato da Gianni Barbacetto ed Elio Veltri, che puntava proprio  i riflettori su quel sistema di potere super ramificato a Milano e non solo, protagonista assoluto Craxi e la sua corte dei miracoli popolata da mille nani e ballerine. Freschissimo di stampa, a puntino, per ‘celebrare’ il botto di Mani Pulite.

Il secondo libro è “‘O Ministro, pubblicato dalla ‘Voce’, scritto da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, dedicato all’allora acrobatico titolare del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, e alla sua corte di amici, faccendieri, clienti, sottobosco politico, palazzinari di grido e anche uomini di rispetto: per fare un solo esempio (citato appena qualche giorno fa) i fratelli Sorrentino da Torre del Greco. Che ‘O Ministro conosceva molto bene,  come abbiamo dettagliato attraverso documenti catastali e giudiziari, ‘simboleggiati’ nell’Appartamento della celebre via Petrarca a Napoli, passato dall’assicuratore della camorra, Ninì Grappone, al ministro delle Poste Antonio Gava, poi alla ‘Sorrentino Costruzioni Generali’ quindi a Pomicino.

Capito la ‘quadri-angolazione’ passata inosservata sotto gli occhi della sonnolenta magistratura?


A
lcune toghe, però, non erano al Servizio dei Poteri. Come è successo nel caso, che abbiamo raccontato giorni fa, della maxi inchiesta sul maxi business di Monteruscello, per la regia del ministro della Protezione Civile Enzo Scotti. Tre coraggiosi pm, infatti, alzarono il coperchio sulla vera Tangentopoli, spuntata a Napoli, per la precisione nella stupenda area puteolana: un mix davvero  esplosivo, eruttivo (l’aggettivo in questi giorni è più che mai azzeccato), perché nel maxi business da decine e decine di miliardi di vecchie lire (una sorta di post sisma ’80) erano implicati molti pezzi grossi della politica locale (Pomicino e Scotti in pole position), la crema dei mattonari non solo locali ma anche nazionali (un solo nome, quello della fiorentina ‘Pontello Costruzioni’ dei patron della squadra gigliata dell’epoca); e la camorra, via Sorrentino ma certo non solo.

Quei pm erano Luigi Gay, Paolo Mancuso e Franco Roberti. I quali scoprirono, ricostruirono e dettagliarono tutte le connection tra politica, imprese e camorra: il massimo allora, visto che non era ancora arrivata la stagione dei pentiti di camorra.  Quindi tutto lavoro di incroci societari, visure camerali, ricerche catastali e via inquisendo.

Lo stesso lavoro che, in parallelo, stava svolgendo la Voce. La quale, proprio a partire dai suoi primi numeri dalla ‘rinascita’, nel 1984, cominciò a pubblicare grosse contro-inchieste non solo sul maxi business della ricostruzione post terremoto ’80,  ma anche sul giallo-Monteruscello.

La vera Tangentopoli locale ma anche nazionale, come detto: però stoppata, ‘schiattata’, come si suol dire a Napoli: dopo alcuni mesi, infatti, venne avocata dal solerte procuratore capo di Napoli, il super scottiano Alfredo Sant’Elia. E fu insabbiamento totale. Una colossale vergogna.

I DEPISTAGGI DI DON TONINO

Tutto grasso che colava (alloora) per la procura di Milano. Che dopo alcuni anni, appunto nel 1992, grazie a Chiesa, riesce a far saltare il coperchio. Fasullo.

Una super inchiesta, quella griffata MANI PULITE, subito osannata dai media e dagli allora opinion maker: la rivoluzione politica, morale e civile attesa messianicamente da anni e anni e che inebria tutta l’Italia!

Peccato si sia solo trattato di una farsa. O, se preferite, di un mega tric trac, costato caro e amaro per molti, finiti nel tritatutto giudiziario meneghino: ma solo fumo negli occhi dei cittadini che ‘ci credevano’ . 

Di una maxi bufala.

Di una sceneggiata.

Che ha fatto implodere un sistema marcio da anni: con sistemi americani, via CIA, che aveva deciso di scaricare il cavallo Andreotti e di puntare sul meno impresentabile Cossiga!

Presto detto, come la Voce ha più e più volte denunciato.

Antonio Di Pietro

Da circa un anno l’ex poliziotto e poi magistrato al pool di Milano, Antonio Di Pietro (guarda caso, grande ‘amico’ di Cossiga) era solito far visite periodiche (almeno una volta al mese) al console generale Usa a Milano, Peter Semler. Forse non per una aperitivo: ma per aggiornarlo sugli sviluppi delle indagini e, evidentemente, per ricevere utili input provenienti dagli Usa.

Lo stesso Di Pietro era in ottimi rapporti di ‘lavoro’ con alcuni agenti della CIA che caso mai si trovavano di passaggio a Milano. Come documenta un celebre foto:  immortala don Tonino, pochi giorni prima del Natale ’91, nel corso di una cena che lo vede a tavola non solo con un agente CIA ma anche con l’ex capo della Mobile di Palermo e vertice dei Servizi, Bruno Contrada. Il quale, appena pochi giorni dopo, viene arrestato per la nota spy story dalla quale, dopo anni e anni, è uscito immacolato come un giglio.

La Voce, a fine anni ’90, ha documentato il clamoroso depistaggio per le maxi inchieste sull’Alta Velocità: il piatto forte, la vera inchiesta, sulla quale stavano puntando i riflettori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prima d’essere ammazzati. Il famoso – e sempre da tutti sottaciuto e insabbiato – dossier del ROS su ‘Mafia e Appalti’, per mesi e mesi in cima alla montagna di fascicoli sulla scrivania dei due magistrati-eroi; che di tutta evidenza ‘Dovevano Morire’, perché stavano arrivando troppo in alto. Ossia ai rapporti organici tra POLITICA-MAFIA-IMPRESE.

E sapete di ha prima avocato e poi totalmente insabbiato quella maxi inchiesta TAV! L’eroe senza macchia e senza paura,: don TONINO DI PIETRO.

Per rendersene conto, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page: quindi digitare ANTONIO DI PIETRO, oppure MAFIA E APPALTI o anche FALCONE o BORSELLINO.

Capito come ha funzionato e funziona l’Italia?

Il Belpaese delle Stragi di Stato che restano un eterno mistero.

Degli Omicidi di Stato ancora avvolti nelle nebbie.

Degli insabbiamenti quotidiani: di casi eccellenti e meno eccellenti.

Di Depistaggi di Stato. Che stanno decretando ormai la fine del nostro…  Stato, un tempo almeno formalmente ‘democratico’

Adesso di nuovo Milano.

Pensaci tu, Madunina!


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