J’accuse

Andrebbe ribattezzato il quotidiano che si definisce arbitrariamente Il Riformista, nel senso di operare a sostegno di chi vuole riformare. Lo suggeriamo al direttore Velardi, che ha anche il demerito di averlo fondato per volontà dell’immobiliarista Romeo (alle prese con la scure della magistratura). Nuova testata? Sì, “Il Selfie Riformista”, per rispondere all’urgenza di riformarsi, di abbandonare la vocazione a competere con la più faziosa stampa di destra nello sputare veleno contro la sinistra e i suoi valori democratici. Ultimo ‘caso’, che suggerisce alla redazione del giornale in questione di mutare pelle è il rabbioso attacco alla giurista e docente Francesca Albanese, relatrice delle Nazioni Unite per il territorio  di Gaza e il rispetto dei diritti umani, che ha rotto il raggelante silenzio sulle macerie di Gaza,  su case, ospedali, scuole  rasi  al suolo, con coraggiosa, veemente voce  tra le più critiche contro il massacro di oltre cinquantamila innocenti uccisi da raid aerei e missili israeliani (molte migliaia di bambini massacrati  per liberarsi anche in futuro di nuove generazioni di palestinesi). È di Francesca Albanese, nel suo ruolo istituzionale, la denuncia della tragedia di Gaza, l’iniziativa che i Paesi democratici non osano fare per sudditanza al potente duopolio Usa-Netanyahu. La giurista nel mirino Trump e di Israele è accusata di antisemitismo, eppure denunciò con fermezza, appena avvenuta, l’azione terroristica del 7 ottobre con la pubblicazione di “Je accuse”.

Francesca Albanese è presa di mira da ambienti politicamente vicini a Israele, ma ha ricevuto approvazione da organizzazioni internazionali e associazioni che operano per i diritti umani. Ha dichiarato: “Palestinesi e israeliani meritano di vivere in pace, uguaglianza di diritti, dignità e libertà!  Israele a guida Netanyahu “compie una pulizia etnica di massa nei confronti dei palestinesi”. La denuncia di genocidio, cioè della distruzione totale e permanente del popolo Palestinese, le costa dure sanzioni annunciate da Trump: il divieto d’ingresso negli Stati Uniti, il sequestro di (eventuali) suoi beni che si trovassero in America. Nessuna sorpresa se il governo italiano tace anche su questo. Nel 2023 il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi (ex ambasciatore italiano in Israele e negli Usa) chiese al ministro Tajani di promuovere la nomina di un nuovo relatore per sostituire Francesca l’Albanese. Il governo israeliano, oltre a posizioni  contro l’Onu e il lavoro della giurista, ha cercato di screditarla con una pagina di un sito governativo e il titolo “Revisione complessiva della cattiva condotta da relatrice speciale dell’Onu, Albanese, fondamentalmente incompatibile con le responsabilità e gli standard etici del suo incarico che ha ripetutamente violato le norme di imparzialità, universalità e integrità professionale, ha distorto l’olocausto, negato il diritto di Israele a esistere” (falso, è Israele a  perseguire l’obiettivo di negare l’esistenza della Palestina). Il ‘caso’ Albanese è stato oggetto di attenzione e  di critica di Fanpage per le minacce di Trump alla giurista e il Riformista, lo attacca, molto probabilmente inviperito per la scottante inchiesta sul neofascismo pubblicata dal quotidiano diretto da Francesco Cancellato, spiato da Paragon (per conto di chi sarebbe facile da appurare basta chiederlo a Paragon che si è detto disponibile a rivelarlo), ma il governo si guarda bene dal chiederlo!

[Allegato all’articolo Francesca Albanese]

L’annuncio delle sanzioni americane contro Francesca Albanese, giurista e relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha scosso molti osservatori internazionali ma non le istituzioni italiane. Il Quirinale, solitamente pronto a intervenire su episodi di ben minore rilevanza, questa volta tace. Albanese è stata colpita da una misura senza precedenti: inserita in una lista di sanzioni dall’amministrazione Trump, le sono vietati l’ingresso negli Stati Uniti e l’attività accademica, la collaborazione con molte università e aziende statunitensi. L’offensiva è stata annunciata, con toni minacciosi dal segretario di Stato Marco Rubio, subito dopo la visita a Washington del premier israeliano. È la conferma dell’alleanza di Trump con i settori più radicali della diaspora ebraica statunitense, pronta a colpire chiunque contesti la politica di Israele. Francesca Albanese in Italia è stata lasciata sola, a difendere il lavoro invece condiviso da Onu, Unhcr, Amnesty International, Human Rights Watch, economisti e attivisti ebrei progressisti. Per mesi, solo la sinistra radicale italiana si è schierata pubblicamente con lei. Colpisce e sorprende l’inerzia del presidente Mattarella. Ragione di Stato, allineamento con Washington e Tel Aviv? O il ‘quieto vivere’ con il governo Meloni conta più del diritto e della dignità di chi subisce soprusi? Il Quirinale non trova parole per commentare le sanzioni degli Stati Uniti contro la giurista italiana e sembra preferire il posizionamento geopolitico. È anche un segnale di  classi dirigenti occidentali sempre più intolleranti verso il dissenso. Come ha ricordato l’European Center for Constitutional Rights denuncia che “per la prima volta uno Stato impone misure punitive a un titolare di mandato delle Nazioni Unite”.


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento