GAETANO MANFREDI / IL REGISTA  DELLO “SCASSO” DI NAPOLI

Inferno Napoli. Lo descriveva, con la sua imperdibile penna, più di vent’anni fa Giorgio Bocca. Oggi quell’inferno è ancora più bollente

Ed è sempre più caos quotidiano, per la regia del primo cittadino Gaetano Manfredi, il super sindaco a livello nazionale, visto che è stato eletto pochi mesi fa alla poltronissima di presidente dell’ANCI.  Chissenefrega se Napoli, nonostante le liturgie, è ridotta ad uno straccio. E lui, ‘O Sindaco, deve vedersela con brutte rogne giudiziarie, che la Voce ha più volte rammentato, nel più totale – e assordante – silenzio mediatico, nazionale e locale.

 

‘O SINDACO TRASVERSALE

Un’immagine delle proteste di stamane a Bagnoli come quella che vediamo in alto con, in primo piano, il sindaco Manfredi

Poche ore fa si è svolta una grande manifestazione popolare per la Liberazione di Bagnoli, alle prese con problemi trentennali di maxi inquinamento ambientale nel dopo Italsider. Niente è stato mai fatto, decine di miliardi di euro buttati al vento per una bonifica taroccata. O meglio, soldi finiti nelle tasche di consulenti, faccendieri e i soliti amici degli amici, mai toccati da alcuna sentenza.

Un anno e mezzo fa le fanfare per l’accordo tra ‘O Sindaco e la premier Giorgia Meloni: 1 miliardo e 200 milioni per ‘ripulire’ (sic) quell’area devastata. Ora punto e a capo, perché tra due anni approda la mitica America’s Cup’, la regata mondiale che bagnerà le acque del golfo, Bagnoli ben compresa.

Ma i cittadini sono incazzati e ore fa hanno pacificamente ‘invaso’ l’area dell’ex Ilva. “Basta con queste operazioni speculative – hanno urlato – basta cemento e affari, vogliamo il nostro mare pubblico che aspettiamo da troppi anni”.

Una bandiera di ‘orgoglio’, quella della super regata, issata e sventolata, d’amore e d’accordo, dalla premier che mezzo mondo ci invidia, la Giorgia nazionale, e ‘O Sindaco. Il quale riesce in un’operazione degna del San Gennaro più in forma: ossia godere di un consenso trasversale, da destra a sinistra passando per il centro. Indossa infatti la maglietta del PD ma è vezzeggiato da Fratelli d’Italia fino ai 5 Stelle. Un plebiscito in vecchio stile bulgaro.

Il contestato “accordo” su Bagnoli tra Manfredi e Giorgia Meloni

E’ stato ministro dell’Istruzione nel governo Conte, e prima ancora Rettore Magnifico per anni alla storica Federico II, quindi al vertici di CRUI, ossia la Conferenza che raggruppa tutti i rettori degli atenei nazionali, una poltrona di grosso prestigio ma, soprattutto, di grosso potere.

E al periodo universitario risalgono le gatte da pelare sotto il profilo giudiziario.

 

 

CONSULENZE D’ORO

Come infatti la Voce ha più volte descritto, al tempo del Rettorato Manfredi ha svolto anche attività privata di consulenza, ben pagato (oltre 700 mila euro), soldi mai dichiarati all’Ateneo, che non ha battuto ciglio. Neanche quando la Corte dei Conti ha condannato ‘O Sindaco a restituire parte del bottino: un terzo, per patteggiare ed evitare un processo pubblico che sarebbe costato molto caro per la credibilità (sic) del primo cittadino. Nelle cui tasche è però rimasta un bella somma, pari a mezzo milione di euro.

Mesi fa, un paio di comuni campani sono finiti nell’occhio del ciclone per piccole beghe locali, ed alle vicende è stato dedicato il giusto rilievo mediatico.

Qui non si parla di Canicattì oppure Pollenatrocchia: ma della terza città d’Italia, Napoli, alle prese con una dirty story da brividi. Da dimissioni subito, e caso mai l’inibizione a coprire cariche pubbliche per un bel po’. Stavolta, invece, niente, il silenzio più tombale.

Ma la story potrebbe tornare a galla tra pochi giorni.

Il TAR, infatti, sta per pronunciarsi in merito ad un ricorso presentato da 3 consiglieri di municipalità partenopei, i quali hanno chiesto al tribunale amministrativo campano che vengano rese note le motivazioni della Corte dei Conti; di conoscere il nome dei committenti delle dorate consulenze, per verificare se vi siano conflitti d’interesse; e anche di sapere come mai la  prestigiosa Federico II ha mostrato un guanto così di velluto nei confronti del suo ex Rettore, fregandosene totalmente di chiedergli conto dell’acrobatico – e illecito – comportamento.

E vuoi vedere che la motivazione arriva calda calda sotto ferragosto, tutti saranno sotto l’ombrellone e anche stavolta chi s’è visto s’è visto?

Per rinfrescarvi la memoria, ecco l’ultimo pezzo messo in rete dalla Voce sulla story. E’ infatti del 20 maggio 2025

GAETANO MANFREDI / IL SINDACO DI NAPOLI, DALLE STELLE ALLE STALLE

 

 

L’INFERNO QUOTIDIANO

Non è certo finita qui. Perché una delle più significative bandiere del totale sfascio partenopeo, sempre opera del Sindaco che più Magnifico non si può, non è la solita monnezza che fin dai tempo dell’Inferno di Bocca infesta e continua a infestare come la peste; e neppure la solita malavita organizzata che ormai ‘fisiologicamente’ occupa intere fette di territorio e interi pezzi di economia e, soprattutto, del commercio.

Traffico impazzito per i lavori alla Riviera di Chiaia

Prendiamo il caos trasporti, un Inferno che colpisce tutti i giorni tutti i napoletani, senza scampo, come una inevitabile mannaia. Tutti i poveri-cristi costretti ad andare al lavoro, alla ‘fatica’ utilizzando i ‘mezzi pubblici’.

Abbiamo ricevuto, nei giorni scorsi, le mail di alcuni lettori, i quali in modo molto concreto, denunciano la via crucis che si vedono obbligati ad affrontare ogni giorno.

Ecco i passaggi salienti da un paio di racconti ‘infernali’.

Devo andare ogni giorno per il mio lavoro dalla zona di Mergellina a quella del porto. Non è moltissimo, qualche chilometro, ma adesso a farlo col bus è diventato impossibile, era molto più facile anni fa. Da due mesi stanno scassando tutta la parte dove passavano i mezzi perché stanno facendo, dicono, il tram veloce. Una roba da pazzi, perchè la cosa è vecchia di quasi mezzo secolo e poi adesso c’è la metropolitana, che pure fa schifo ma ci sta. Un doppione fatto coi soldi pubblici e che finisce per scassare tutto, non bastavano quelli per la metro che ha fottuto una mare di soldi e ancora non è finita. Ma perché cavolo mai fanno robe del genere che sprecano soldi e ci rendono la vita impossibile?”.

L’altro giorno ho passato una mattinata da incubo, sembrava di stare dentro un film dell’orrore che alla fine manca il fiato. Ho preso alla Riviera di Chiaia il bus per andare alla Marina. La 151 che porta fino alla ferrovia era zeppa di gente, faceva un caldo terribile, si andava a passo d’uomo. Ma la cosa incredibile è successa quando siamo arrivati a piazza della Vittoria. Non ci si capiva niente, macchine che arrivano da un parte e dall’altra, un groviglio da uscire pazzi, e noi dentro, sudati, a vedere quelle auto impazzite. Il peggio è dopo. Quando abbiamo preso il tunnel. Ci siamo stati sotto per mezzora, non si camminava, un metro alla volta, un caldo da soffocare, il buio. A un certo punto pure l’aria condizionata si è fermata, due persone si sono sentite male, sembrava che il tratto non finisse più”.

Scene non solo e non tanto da Inferno dantesco. Piuttosto, paiono saltate fuori dai pennelli di Bosch o Bruegel (il cui mitico ‘I ciechi’, guarda caso, si trova al Museo napoletano di San Martino), con folle di disperati a caccia di una meta, un qualcosa…

Ma cosa è successo negli ultimi giorni, tanto per tornare coi piedi per terra, e soprattutto sull’asfalto rovente di questi giorni?

Sono cominciati dei demenziali lavori per asfaltare tutta le superficie stradale antistante l’enorme area portuale, che parte proprio dall’uscita del tunnel della Vittoria e arriva a piazza Municipio.

Ai confini della realtà.

Vi proponiamo la rilettura di un altro istruttivo pezzo messo in rete dalla Voce, il 24 aprile 2025,

GAETANO MANFREDI / COME ‘O INGEGNERE SFASCIA NAPOLI IN MODO SCIENTIFICO

Vogliamo rammentarvi che nel mitico Inferno’ di Bocca dedicato al disastrato Sud, un paragrafo della parte sulla Campania era così titolato: “Una Voce nel deserto”, con riferimento alle contro-inchieste scritte e pubblicate dalla Voce.

E che al successivo ‘Napoli Siamo Noi’ sempre firmato da Bocca, nel 2005, hanno collaborato Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, all’epoca direttore e condirettore della Voce.


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