Questa news di prima mattina è quasi da choc campanilistico per chi crede nella massima concentrazione di napoletani che vivono la città da Posillipo a Scampia: si deve all’intuizione, alla curiosità professionale dell’Istituto americano di ricerca Demographic la sorprendente scoperta che è la comunità più numerosa nel mondo quella che vive all’ombra del Vesuvio ma la quinta. Sfuma il mito ddi Napoli culla della napoletanità, figlia unica della sirena Partenope. Intanto perché i suoi novecentomila residenti censiti di recente comprendono migranti, cittadini di altre città italiane e stranieri, ma soprattutto perché in altri luoghi della Terra risiedono milioni di nati nel golfo più bello del mondo. Stupisce la classifica della ricerca Demographic: il dato sulla presenza di napoletani oltre oceano relega Napoli solo al quinto posto, preceduta dal San Paolo, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Sydney. Dopo Napoli chiudono la classifica New York City, Londra, Toronto, Berlino e Monaco di Baviera. A New York City per festeggiare San Gennaro, Little Italy è in festa per undici giorni con la celebrazione della cultura italiana. L’influenza della comunità partenopea nel mondo: la forte presenza di napoletani in queste città ha avuto un impatto significativo sulla loro identità demografia e culturale. A San Paolo e Buenos Aires, la cucina napoletana, la sua musica, il dialetto, hanno un ruolo di primissimo piano. Sorpresi? Certo, ma le cose stanno proprio così. Napoli, iconica terra di ricca cultura e tradizioni secolari, con la meritata etichetta di ‘Grande Bellezza’, nel tempo ha trasferito questa straordinaria identità ben oltre i suoi confini. Musica, dialetto (pardon, lingua ricchissima) storia, cultura sono patrimonio di lontane metropoli ricettive.
MA TRUMP NON ERA ‘AMICO’ DELLA MELONI? Non aveva definito “Yo soy Giorgia” l’alleata perfetta? Ma sì e la conferma è arrivata. Follia dello smargiasso tycoon: l’Italia appena dopo la Germania è il secondo Paese dell’Europa più penalizzato dai dazi imposti dagli Stati Uniti e si legittima la domanda sulle condizioni di salute dell’inquilino della Casa Bianca, il sospetto che i suoi permanenti cambi di umore, l’alternare da squinternatoi mentale di “dazi sì, dazi no” siano un segnale di Alzhaimer al primo stadio. Se l’Unione Europea e l’Italia digerivano a stento gabelle del 10% sulle importazioni dagli States, spaventa il rischio di un salto al 50 %, minacciato da Trump. Si stima che il dazio del 10 % riduce il Pil europeo dello 0,1 %, ma se salisse al 50 % il danno raggiungerebbe lo 0,7 %. Sarebbe ancora possibile per Giorgia, la ‘pontiera’ Usa-Europa-Italia posare per un nuovo selfie con la testa bionda poggiata sulla spalla del tycoon, un dolce sorriso sulle labbra e occhi sognanti?
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

















