Le riserve di uranio arricchito iraniano sono rimaste praticamente intatte, neanche scalfite, dopo gli attacchi dei super missili lanciati da Donald Trump contro i siti nucleari di Teheran.
La clamorosa notizia arriva da due fonti diverse di alto livello rimaste, evidentemente, anonime. Una americana e l’altra israeliana. Il contenuto, praticamente, coincide: nonostante tutte le fanfare, i lanci a stelle e strisce non hanno fatto nemmeno il solletico all’uranio iraniano, producendo soltanto morti tra la popolazione civile. Oltre che criminali e assassini, i vertici Usa si sono dimostrati quindi anche totalmente incapaci sotto il profilo militare.
Qual è la chiave del mistero di Pulcinella? Aver, appunto, per settimane e settimane minacciato Teheran, i cui non poi tanto fessi ayatollah hanno pensato bene di trasferire, con tutta calma, i quantitativi strategici di uranio arricchito in altri siti. Elementare, Watson.
Ma vediamo chi ha realizzato lo scoop.
Ancora una volta, il primo sul traguardo della notizia-bomba è il Pulitzer americano Seymour Hersh, premio vinto più di mezzo secolo fa per lo storico reportage sulla strage di My Lai, in Vietnam.
Due anni e mezzo fa, poi, un’altra inchiesta che ha fatto il giro del mondo, sul sabotaggio ai gasdotti North Stream, subito attribuiti alla Russia ed invece – come dimostrò documenti e interviste alla mano Hersh – riconducibili alla regia della CIA, con la connivenza delle autorità polacche.
Stavolta il super reporter a stelle e strisce riesce a far parlare una ‘gola profonda’ del Pentagono, anonima of course, la quale smonta totalmente le versioni ufficiali fornite sia da Trump che dal capo della CIA, John Ratcliffe.
Quest’ultimo, ad esempio, aveva affermato che “diversi siti sono stati completamente distrutti e ci vorranno anni per ricostruirli”.
Ancor più netto il Tycoon: “abbiamo del tutto annientato le capacità nucleari iraniane”, affermando poi, in modo molto umanitario e caritatevole, di essere disposto a finanziare (pare addirittura con una trentina di miliardi di dollari) un nuovo programma iraniano per il nucleare ad usi civili. Ma quanto è buono lei, signor padrone…
Ecco cosa rivela, in sostanza, la ‘fonte’ Usa.
“Le centrifughe dei reattori nucleari erano situate a grande profondità. Possono essere sopravvissute agli impatti”.
Ma, in particolare, “l’assenza di radioattività nei siti presi di mira, soprattutto quelli di Fordow e Isfaham (il terzo è Natanz, ndr) suggerisce evidentemente un fatto: quelle scorte di uranio arricchito sono state spostate in anticipo”.
Dopo qualche giorno, vale a dire poche ore fa, un’altra conferma da non poco. Arriva dal ‘New York Times’, che a sua volta ‘sente’ una fonte del Mossad la quale conferma, pari pari, la versione raccolta da Hersh. “L’uranio arricchito dell’Iran è sfuggito agli attacchi dei missili americani”.
Quale pezza a colori troveranno adesso gli sputtanati, ma sempre criminali, vertici Usa?
Che versione imbastiranno e quale pezza a colori isseranno al posto della ormai sdrucita bandiera a stelle e strisce, così come appare nella mitica scena finale del film ‘La Valle di Elah’?
Tanto per rinfrescare la memoria sull’epica Operazione ‘Midnight Hammer’ (‘Martello di Mezzanotte’), gli ultrasofisticati attacchi Usa sono stati sferrati da 7 bombardieri B-2 Spirit dotati di missili bunker-buster da 30.000 libbre, i quali hanno sganciato almeno 14 super bombe GBU-57 A/B.
Intanto, a Roma va in onda la sceneggiata pro Zelensky, con i big (o, se preferite, PIG) ricevuti in pompa magna dalla sempre più farsesca Giorgia Meloni. Ma molto pericolosa: perché ‘Garbatellate’ a parte che fanno solo sbellicare dalle risate, sta riducendo in macerie quel che resta dell’Italia, massacrando il po’ di welfare rimasto e dedicando tutte le risorse per rifornire, sempre più, Kiev di armi. Seguendo, scodinzolante, i diktat della Casa Bianca e del capo NATO Mark Rutte, ormai sul piede di guerra per la terza guerra mondiale.
Nella gigantesca fiera delle giravolte, lady Giorgia riesce a ‘tradire’ anche la fiducia della presidente Kapò della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che se l’è cavata per un pelo di fronte alla mozione di sfiducia davanti al Parlamento di Strasburgo per il ‘PZIFERGATE’.
Un potere costruito scientificamente su crimini & corruzioni che, finalmente, si sta man mano sgretolando.
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