UN NUOVO PACCO DAL GOVERNO

Dopo il “Pacco Piano Mattei”, elaborato a danno del continente africano, accuratamente confezionato dal nuovo MinCulPop della premier. E pensare che tutto il mondo si ostina a non volerci invidiare la Meloni, nemmeno quando supportata dalla sua azione continua di propaganda.

Adesso è il momento di passare a confezionare un nuovo “Pacco” per gli italiani. Pare sia proprio quello del costoso progetto del Ponte sullo Stretto di Messina che il nostro esecutivo vorrebbe rifilare agli Usa inserendolo in quel famoso cinque per cento di spese militari, gabella accettata da tutti i sudditi della NATO, alleanza composta ormai da nazioni genuflesse davanti ai diktat USA.

Il doppiogiochismo firmato Giorgia, che cinguetta con il capo della Casa Bianca (come prima faceva con il reprobo Elon Musk … finché è stato in auge) e pensa ancora di fare da “ponte” tra la sgarrupata Europa e i sempre più imperialisti Stati Uniti, viene ora pienamente allo scoperto grazie ad un reportage di un autorevole sito (“Politico” edizione EU) che svela e mette a nudo trame segrete e trasmette da casa nostra, ma che è costantemente  ignorato dai media nazionali che nascondono ai cittadini i veri umori americani, parlando invece solo delle acrobazie politiche del nostro sempre più ridicolo esecutivo.

La Meloni, con il fido Salvini sempre pronto a fare da scudiero soprattutto quando si parla di Trump e degli USA, trattano ora un’ultima geniale trovata sul famoso Ponte, pare stiano tentando di farlo passare per infrastruttura strategica militare, funzionale all’efficienza del riarmo. Lo scopo è, evidentemente, quello di farne rientrare i costi (che ammontano al momento ad oltre 13 miliardi e mezzo) nel complessivo 5% da destinare alle spese militari, come da solenne impegno del nostro governo in sede NATO.

Il governo Meloni vuole fortemente portare avanti il suo faraonico progetto di attraversamento dello Stretto di Messina, costruendo quello che sarebbe il ponte sospeso più lungo del mondo, quasi 3 chilometri e mezzo. Un progetto che è stato il sogno dei Romani, del dittatore Benito Mussolini e dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”. Così ha dichiarato, senza realizzare il portato ridicolo dell’affermazione, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a cui ha immediatamente fatto eco il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Entrambi enfatizzando la folle idea che il Ponte potrà avere un enorme valore strategico per la Alleanza Atlantica, perché si proietta ben oltre il suo ruolo puramente economico. Potrebbe, secondo loro, diventare un valore aggiunto in caso di conflitto, questa valutazione è sottolineata anche in un rapporto governativo dello scorso aprile. Geniale. Se solo pensiamo che l’attuale contributo di Roma alle spese della NATO per la difesa militare è la più bassa tra i paesi europei coinvolti, fermandosi ad un risibile 1,49 per cento del PIL. Mancherebbe ancora oltre un insostenibile 3% per poter rispondere al vigoroso diktat trumpiano. E allora perché non inserire i costi del Ponte nelle spese militari? Si rivelerebbe un’idea estremamente utile che consentirebbe ai fautori del ponte sullo stretto di Messina finanziamenti più facilmente reperibili, considerando anche gli insormontabili ostacoli sinora incontrati. I lavori per la costruzione del Ponte si sono scontrati con magri bilanci e insostenibilità dei costi, oltre che con le non trascurabili difficolta operative in zona sismica e con la prospettiva di sfollare la parte di popolazione che vive in quei luoghi. E allora ecco la geniale soluzione uscita dal cilindro del creativo trio Meloni-Salvini-Tajani. Potrebbe rivelarsi risolutiva.

Salvini, alla domanda di un giornalista sul Ponte, dopo il vertice Nato alla Aja di fine giugno ha affermato, di fronte ad alcuni sconcertati collaboratori della Casa Bianca che hanno sorriso all’idea “… non è certo finita qui, vedrete!” e il ministro Tajani, diventato anch’egli fervente sostenitore del Ponte, ha rincarato a sua volta “… faremo capire agli italiani che la sicurezza è un concetto ben più ampio dei soli carri armati. Per raggiungere questo obiettivo ci concentreremo sulle infrastrutture che abbiano anche usi civili, come il ponte sullo Stretto di Messina, che rientra ampiamente nel concetto di difesa, dato che la Sicilia è una piattaforma della Nato”. Elementare, Watson. E chissenefrega se gran parte di quei soldi rischiano seriamente di andare direttamente nelle casse della super organizzata malavita, ‘ndrangheta e mafia in pole position, o se si tratta di una infrastruttura devastante sotto il profilo ambientale. Del tutto insicura. E i cui costi lieviteranno certamente senza fine, come è sempre successo. Si pensi a quanto è già successo con i lavori per l’Alta Velocità. Mai finiti. È stato un pozzo arcimiliardario senza fine che ha portato benefici sinora solo a politici, faccendieri e mafiosi.

Dulcis in fundo, come segnale alquanto infausto, il ministro Tajani ha proposto di intitolare il Ponte all’ex premier Silvio Berlusconi, quale riconoscimento per l’impegno profuso su questo visionario progetto. E l’Italia si ripropone così leader di “trovate” per aggirare leggi, ostacoli tecnici e divieti di norme dello Stato.

Ma restano, irrisolte, alcune residuali problematiche:

  1. si mette a rischio l’incolumità dei cittadini e la loro sicurezza,
  2. si spreca il loro danaro senza sostanzialmente risolvere alcun problema reale,
  3. si rinvia una vera soluzione agli annosi problemi di circolazione di uomini e merci dalla Sicilia (e dall’intero mezzogiorno) verso i grandi mercati continentali,
  4. si crea una ulteriore occasione di infiltrazione della malavita organizzata negli appalti pubblici.

 


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento