L’ultimo censimento (aprile 2025) fissa in circa 906.574 i napoletani, ma ‘circa’, perché non include le migliaia di migranti che vivono a Napoli privi dell’attestato di a residenza. Per l’aggiornamento al 9 di luglio, ad oggi, manca il calcolo di nati e defunti dopo il 30 aprile, ma un neo napoletano si aggiunge al totale con certezza: è il mitico calciatore belga Mertens che ha pienamente meritato la cittadinanza napoletana, ma gira voce sulla proposta della Napoli democratica di privare del riconoscimento “per indegnità ‘politica’ il signor Paolo Cappuccio (napoletano come lo presenta il Giornale oppue oriundo) chef tanto bravo da autoproclamarsi ‘Stellato Michelin. Titolare di un ristorante di lusso sbotta così in un post: “Non voglio nel mio locale comunisti, fancazzisti, persone con problematiche di alcool, droghe e orientamento sessuale Mi scuso se non ho citato qualche altra forma di disagiati”. Perfino il Giornale, quotidiano di centrodestra a cui Cappuccio si è dichiarato, riferisce la minaccia con sdegno sottinteso. Già nel 2019 con un annuncio aperto da un “cari camerati”, lo chef finto stellato selezionò due cuochi “che non siano tossici, ubriaconi o ‘gente che gli piace la buccia’, colorita definizione omofoba. Il Giornale, se gli riconosce esperienza e capacità tecniche come cuoco e come formatore (???) ammette che Cappuccio “qualche problemino con la gestione delle risorse umane, ne ha per tutti, dai gay ai comunisti” e ipotizza ironicamente (perché non seriamente? ndr) chef sia vittima di un colpo di sole! Cappuccio non nasconde, anzi va fiero del tatuaggio della svastica sull’avambraccio, contrapposta e la contrappone così: “E quelli che hanno tatuato Che Guevara, la falce e il martello? Il comunismo non ha fatto danni? Ma la storia si conosce? Sono di destra e ne sono orgoglioso”. I camerati sono effettivamente cari a Cappuccio. In una foto del profilo su YouTube, è in grande evidenza il tatuaggio del fascio littorio. La scusa: “La svastica è per la protesta al finto perbenismo dell’estrema sinistra. Ai radical chic di quelli che fingono di empatizzare con i poveri poi vanno in Costa Azzurra con la barca e la macchina blu (macchina blu? ndr) pagata da noi. Sa quanti di sinistra ho visto? Politici famosi che predicavano di aiutare i poveri e poi venivano da me a mangiare aragosta e caviale”. Ecco un po’di qualunquismo non gli manca. Cappuccio si autoproclama “chef stellato”, ma usurpa il prestigioso riconoscimento. A smentirlo con un semplice approfondimento è proprio il Giornale: “Stellato’, lo afferma Michelin, non è lo chef ma il ristorante per cui lavora e la Stella che Cappuccio rivendica per sé è statao riconosciuta nel 2009 al Ristorante Stube Hermitage a Madonna di Campiglio nel 2009 dal quale è andato via. Eppure, ma il logo della guida Michelin appare ancora sul suo sito. Per capire di più: il cuoco in questione ha lavorato anche per il ristorante “La casa degli Spiriti”, ed è risultato 149esimo ai Best Chef Awards del 2017. Dichiarano i gestori: “Ci dissociamo da qualsiasi forma di discriminazione etnica, razziale, politica o sessuale. Il nostro ristorante si fonda, su principi di inclusività, rispetto e accoglienza. Crediamo nella libertà e nella dignità delle persone, senza alcuna distinzione”.
ATTENZIONE, A QUESTO RACCONTO che si è avvalso del reportage pubblicato dal Giornale, manca il riferimento alla considerazione iniziale di questa nota sulla cittadinanza dei partenopei. Lo chef Cappuccio se è cofermato napoletano sarebbe possibile cancellarlo dal registro della cittadinanza aggiornato da Palazzo San Giacomo…