Erutta il vulcano e sul ciglio del cratere il Pd è in pericolo, lambito da fiamme ustionanti del fuoco amico-nemico. A risvegliare i dem dal prolungato torpore è l’alacre opera di demolizione delle correnti di minoranza, che la sinistra a suso tempo non avrebbe dovuto inglobare nel partito che prima di diventare Pd si è periodicamente mimetizzato (Margherita, Ulivo, eccetera). A disseminare il futuro dem di mine provvede con sempre maggiore e arrembante intraprendenza il cosiddetto ‘centro’, l’ibrido mescolarsi di anime della politica afflitte da marginalità, escluse a loro dire dai vertici del potere dem.
Soffiano sul fuoco vulcanico i media del centrodestra e uno tra loro in permanenza il Riformista. Il giornale cita l’intervista di Zanda noto tra fondatori del Pd che attacca il Campo Largo: “Elly Schlein e Giuseppe Conte non hanno né la forza politica, né il credito o il carisma per poter aspirare alla leadership del centrosinistra. Bisogna rinforzare e allargare il Pd mentre sembra che Schlein non si occupi molto del partito che sia infastidita dal centro del suo partito. (ecco, svelato l’obiettivo, ovvero ’endorsement per i moderati, ndr). Rispetto (??? ndr) Schlein ma la verità va detta: lei non era iscritta al Pd e per statuto non era candidabile… Vista la genesi della sua segreteria, c’era da aspettarsi una gestione unitaria del partito, non di maggioranza. È questo il freno a mano che non apre il dibattito all’interno del Pd. L’attuale dirigenza del centrosinistra stenta a produrre una figura che buchi lo schermo e incarni un’alternativa credibile al Governo in carica”.Il monito di Zanda: “Il Pd dovrebbe aprirsi, accogliere nuove energie, nuove idee, superare le vecchie liturgie e le divisioni interne che lo attanagliano da anni (insomma spazio ai moderati ndr). Ma la segretaria non se ne occupa. Elly Schlein preferisce occuparsi della tassa sui pedaggi autostradali. Iriformisti provano a riorganizzarsi. Stefano Bonaccini è silente. Peccato, allora si fa sentire, e vedere Pina Picierno. La Vicepresidente del Parlamento Europeo è chiede la rimozione della Schlein. È volata a Roma dove ha incontrato Raffaele Sabbadini, il simpatizzante Pd fischiato al Pride per aver manifestato con una bandiera rainbow con la Stella di Davide (provocazione anti Palestina, ndr). Presenti all’incontro Winkler e la Belgrado, coppia che a loro dire, per difendere la propria storia ebraica sono stati è contestati in un circolo del Pd. La Picierno ha assicurato che le sensibilità del vero Pd sono con loro (sic), non con chi li contesta (indignato per il massacro di civili e bambini di Gaza, ndr).
CHE DIRE, PAROLA PER PAROLA, questi appelli ‘accorati’ a consolidare il peso politico dei moderati nel Pd denunciano la sintonia tra i guastatori esterni e gli obiettivi destabilizzanti di Franceschini, Picierno, Bonaccini, degli esuli del centro moderato della prima repubblica, che Renzi, per ora da ospite accolto-respinto prova a riconnettere.
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[Il ‘box’ nella lingua del giornalismo definisce il riquadrato che affianca articoli di rilievo per non invaderli e sottrarre spazio. Quello che segue è utile per assumere informazioni collaterali, propedeutiche per valutare le probabili conseguenze della guerriglia dichiarata dalle cosiddette minoranze (correnti) al Pd. Prologo della narrazione di quanto avviene al Nazareno è ben rappresentato dalla sistematica picconatura che opera il Riformista, demolitore del Pd diretto da Claudio Velardi, fondatore con Antonio Polito della testata “vipera in seno” della sinistra. Il giornale, inizialmente proprietà del gruppo Angelucci (Forza Italia) potente quanto discusso detentore di un impero della sanità privata, è stato rilevato dall’imprenditore immobiliarista, ed editore Romeo, che per fortuna ha tiratura limitata, (non numero vendite) di 15mila copie. Velardi, teorico e suggeritore del riconoscimento istituzionale del ‘lobismo” prima di diventare denigratore del Pd ha militato nell’organizzazione giovanile e poi nel Pci. Diventa capo staff di D’Alema, sceglie il backstage della politica. Quando interviene un “profondo disincanto verso la politica”, abbandona l’attività di militante e ammaliato dal tycoon Romeo, sovrintende alla guida del Riformista alla demolizione del Pd. Non è il solo ‘transfuga’. Dirigono il Riformista, sballottato Angelucci e Romeo anche Antonio Polito (l’Unità, Repubblica, Corriere della Sera), Paolo Franco (Paese Sera, Rinascita), Sansonetti (l’Unità) Macaluso e Cervetti (Pci) e altri ex comunisti. Anche Renzi (Italia Viva) assume il ruolo di direttore editoriale e c’era da scommetterlo? Tra le firme tra del giornale c‘è Maria Elena Boschi. Niente male la congregazione di soggetti con nomi e carriere giornalistiche di prestigio, che ex di sinistra sono soggiogati dal sodalizio professionale e politico con l’oligarca Angelucci, poi con Romeo. L’imprenditore immobiliarista (editore del Riformista) e l’architetto Ivan Russo, suo collaboratore e dirigente del gruppo, sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 7 anni e 6 mesi e a 4 anni di reclusione. La Procura ha contestato a Romeo 6 ipotesi di corruzione e una di frode nelle forniture, mentre al dirigente d’azienda tre episodi corruttivi. Hanno fatto ricorso i loro legali. Fine del box propedeutico dell’articolo odierno sul Pd nel mirino dei dissidenti].
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