A rischio naufragio il Pd s’accorge di aver lasciato la bussola al Nazareno e naviga senza strumenti di orientamento. Con il piglio di avvoltoi a digiuno per fallita caccia a prede commestibili, volteggiano nel cielo della sinistra superstite, oberata di continui errori ed omissioni. L’attacco alla preda procede in formazione offensiva ibrida, di famiglie piumate con diverso Dna ‘politico’, ma si compatta, spinto appunto dalla fame (di potere). Il reparto guastatori, impegnato a perfezionare l’opera dei picconatori, precede il genio assalitori che avanza compatto con alla testa gli avamposti con lo slogan bellico “si vince al centro” sulle bandiere al vento. Le truppe dei difensori non sono ancora allo sbando, ma rischiano di soccombere, intimorite, mal dirette da generali “tentenna”, divisi tra l’uso del “pugno di ferro” e la pratica di pacate strategie della conciliazione.
IN UNA FRASE ESPLICATIVA: all’arrembaggio del mix di centristi il baluardo progressista non risponde con analoga efficacia. Si distanzia da questo gap ‘energetico’ il tentativo di collegare l’imminente ingresso di Landini nell’età classica del pensionamento alla conseguente disponibilità a tradurre in politica la grinta anti meloniana, l’evidentissima connessione con il passato remoto del Pci, il feeling di lungo termine con il mondo del lavoro, l’opinione diffusa tra i dem di sinistra e da molto tempo sussurrata per prudenza, di Landini leader dei democratici, magari in tandem con Elly Schlein, il recupero alla politica attiva di Vendola, Bersani, Bertinotti, …Si schernisce il segretario della Cgil (“ho già dato”) e si intuisce che il suo glissare è rispetto per la Schlein, chiamata a fronteggiare la pressione della coalizione estemporanea impegnata nella scalata alla gestione, alla guida del centrosinistra (Franceschini, Picierno, Gentiloni Prodi, scontenti ex Dc). Il gran rifiuto: inderogabile o temporaneo? Mentre Landini risponde con un “no” al diffuso invito di guidare il Pd, perché no, il tandem sinergico con la Schlein, tra i dem si fa strada la suggestione di una sua discesa in campo e si moltiplicano i “casi” di sue significative presenze a manifestazioni di piazza, al fianco di esponenti politici, di giudizi tranchant sul governo del nulla. Il profilo pubblico di Landini è sempre più di un leader politico. Ha guidato campagne referendarie, promosso manifestazioni pacifiste, criticato frontalmente la CISL accusandola di “collaborazionismo” con l’esecutivo, non ha mai nascosto stima e affinità con l’area Schlein. Grava sulla scelta ideologica di Landini segretario del Pd la critica di leader non in grado di coagulare campo largo e ala radicale dei democratici, grazie al prestigio di sindacalista, catalizzatore del malcontento sociale. Si oppone all’ipotesi, ritenuta divisiva, l’agguerrita compagine dei moderati e l’ostracismo coincide esattamente con l’obiettivo a cui guarda la sinistra per liberarsi della palla al piede dei centristi.
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