Parti gemellari

È tempo di semina e se per fare “un albero…ci vuole un fiore”, come ha cantato il colpevolmente dimenticato Sergio Endrigo, per fare un nuovo partito ci vuole un politico, possibilmente carismatico e tanti soldi. la politica è in fase riproduttiva, di fertilità, di gravidanza e nell’immediato, o giù di lì, partorisce. Per fare un nuovo partito ci vuole un leader, meglio se carismatico e tanti soldi. Fiocco azzurro, colore caro all’Italia, sul portone dell’accogliente dimora dei moderati che aggiungono al loro tesoretto  esistente l’inedito “Rete civica solidale”, soggetto esploratore di un progetto antitetico alla sinistra, racchiuso nello slogan “si vince al centro”.

NEANCHE UN GIORNO DIVIDE QUESTA PROVOCAZIONE di nostalgici della prima Repubblica e voilà…” boom”, esplode il missile terra-terra dell’oligarca miliardario che a suon di milioni di dollari ha spianato la strada al più indecoroso presidente degli Stati Uniti. Al primo insorgere dell’ingratitudine trumpiana, l’acrobata Elon Musk, in conflitto di interessi miliardario, è licenziato dal tycoon della Casa Bianca che si libera bruscamente dell’invadente amico Fritz, delle sue ambizioni istituzionali da alter ego del presidente. Uno come Musk poteva mai incassare l’uppercut al mento senza rispondere con un gancio alla mascella? Certamente no. Allora, sorpresa: soggiogato da piacevoli elucubrazioni oniriche sullo sfratto di Trump dalla Casa Bianca, in Musk alla luce del sole, subentra un colpo di scena da Nobel della fantasia (malata). Il boss delle auto  Tesla annuncia la nascita di un neo partito ed è un’evidente cavolata vendicativa. Rivolto ai suoi followers lo ‘schizzato’ nababbo dà il benvenuto al neonato: “Oggi nasce ‘America Party’ per restituirvi la libertà”. E però….Musk non può diventare presidente, può solo puntare al dispetto di sottrarre like all’elettorato infedele a Trump. comprando il no endorsement a suon di milioni. Il perché diventare il successore del tycoon è un miraggio, un’evanescente aspirazione. Il bipolarismo repubblicani-democratici ha solidità granitica, immodificabile e il peggio, per l’uomo più ricco del mondo, è l’ineleggibilità. Musk non è nato negli States, ma in Sudafrica da padre sudafricano e madre canadese. La legge degli Usa, irremovibile, impone il requisito fondamentale per diventare presidente di essere “nato naturalmente” negli Stati Uniti. L’esito dell’uno conto l’altro dei due oligarchi  è affidato al ring dove i due “eravamo due amici al bar” promettono di darsene di santa ragione.

SOLDI DEI POVERI AI MILIARDARI: ecco la ‘la grande bellezza’ dell’America, del “non ti curar di me, ma guarda e passa”, tipico di Trump: un pacchetto di norme trasferisce ai ricchi e ai ricchissimi una parte considerevole delle risorse economiche a favore dei poveri e ancora: tagli di mille miliardi a Medicaid (assicurazione sanitaria gratuita per circa 75 milioni di americani poveri e al loro sostegno alimentare). Trump ritiene di poter plagiare Sorrentino, la sua “grande bellezza” con the Big Beautiful Bill (BBB), ma casca male. È prevedibile la rivolta degli americani  per la scelta impopolare di tasse ridotte per i milionari, forte riduzione ai miliardari e contro la drastica riduzione del welfare, della sanità per i ceti definiti da Trump “inferiori”, in linea con l’ideologia delle destre. Verrebbe quasi voglia di tifare per quel pazzerello di Musk.


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